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Salute, risorse? Così non va. I servizi sono a rischio
Disabilità e salute mentale, servizi a rischio. Dopo mesi di tavoli con la Regione, le principali realtà sono ancora preoccupate: mancano sia i soldi e che le prospettive
FattiDisabilità e salute mentale, servizi a rischio. Dopo mesi di tavoli con la Regione, le principali realtà sono ancora preoccupate: mancano sia i soldi e che le prospettive
Due mesi fa, la difficile situazione che i servizi in Veneto, rivolti alle persone con disabilità e problematiche di salute mentale stavano affrontando a causa degli incrementi legati ai rinnovi dei contratti collettivi nazionali e alle spese derivati dall’inflazione, aveva portato Confcooperative Federsolidarietà, Uneba e Anffas a indire una conferenza stampa, dopo un confronto con la Regione Veneto non andato a buon esito. Una stima, per garantire un livello adeguato di tenuta del sistema per i servizi legati a disabilità, salute mentale, dipendenze e infanzia, che nel triennio è di 85 milioni di euro, mentre la Regione ne avrebbe garantiti solo 55. Dopo un lungo confronto, la Regione ha provveduto all’aggiornamento della parte sanitaria delle rette dei servizi istituzionalmente accreditati, incrementi tuttavia insufficienti, stando alle organizzazioni, per coprire gli aumenti di costo legati ai rinnovi, siglati o in arrivo, dei contratti collettivi di categoria e alle altre spese derivanti dall’inflazione degli ultimi anni. Per questo, le realtà rappresentative del Terzo settore, martedì 17 dicembre hanno proposto una nuova conferenza stampa per evidenziare la criticità del momento, alla vigilia di un Natale fatto di tanta preoccupazione. Sì perché gli incrementi proposti dalla Regione per i servizi per la disabilità e la salute mentale, è tra il 5 e il 10 per cento in tre anni, solo un terzo degli aumenti dei costi. I restanti due terzi sarebbero, allo stato attuale, a carico degli enti, un peso insostenibile. Ancor più delicata la situazione per i centri diurni per la salute mentale, i servizi comunali all’infanzia e altri casi: la Regione non prevede nessun aumento delle risorse. «Abbiamo chiesto di poter riaprire il tavolo – evidenzia Francesco Facci, presidente Uneba Veneto – Le risorse destinate sono insufficienti. Dobbiamo tenere conto che è un problema di sistema, se non c’è cura non c’è lavoro né attività produttiva: le famiglie devono sostenere i loro cari, ma devono poter essere assistiti per continuare la loro vita lavorativa. A questo si aggiunge il problema delle risorse umane che non si trovano tra i veneti, vanno reperiti all’estero, con aumento dei costi, con gli alloggi che mancano. Insomma un sistema che va messo in piedi, a oggi non sostenibile». Solo negli ambiti della disabilità e della salute mentale, i servizi coinvolgono circa 14.200 persone prese in cura da 16 mila lavoratrici e lavoratori, attraverso servizi accreditati dalle Ulss e finanziati dalla Regione e dai Comuni. «L’assessore Manuela Lanzarin ha preso l’impegno di rivederci nei primi giorni del 2025 – anticipa Roberto Baldo, presidente di Confcooperative Federsolidarietà Veneto – Se non vedremo ristorati i costi, cominceremo a riconsegnare le chiave: questo è quello che ci si prospetta a medio lungo periodo».