Idee
Le scuole venete chiedono una presenza dello psicologo scolastico più stabile e strutturata: non soltanto interventi legati all’emergenza, ma un lavoro costante di prevenzione e supporto dentro la vita quotidiana degli istituti. È quanto emerge dal questionario promosso dal Gruppo di lavoro di psicologia scolastica dell’Ordine delle psicologhe e degli psicologi del Veneto e diffuso, tramite l’Ufficio scolastico regionale, a tutti i 560 istituti scolastici della Regione. A rispondere sono stati 187 dirigenti.
Tra i dati più significativi quello relativo alle ore dedicate alla psicologia scolastica: a fronte di una media di 108 ore annue effettivamente svolte, le scuole ritengono ne servirebbero 266, oltre il doppio. Tradotto nella quotidianità degli istituti, significherebbe passare da circa una mattina a due o più mattine alla settimana, rendendo possibile una presenza costante di psicologi e psicologhe.
L’indagine è stata presentata venerdì 8 maggio all’istituto tecnico commerciale statale Einaudi-Gramsci di Padova durante il convegno “Benessere a scuola: la psicologia oltre l’emergenza”. L’obiettivo, spiegano i promotori, è superare l’idea dello psicologo chiamato in causa solo quando il disagio è già esploso. «Riteniamo essenziale promuovere una psicologia scolastica capace di sostenere studenti, famiglie, docenti e dirigenti in modo competente e continuativo – ha evidenziato Federica Sandi, vicepresidente dell’Ordine – Anche il confronto con gli studenti ci conferma il bisogno di professionisti formati per la scuola e di modalità di accesso al supporto più riservate e non stigmatizzanti».
Il Gruppo di lavoro concentra la propria attività su tre direttrici: inclusione, prevenzione e costruzione di reti tra scuola, servizi e istituzioni. «Il punto – ha spiegato Micaela Galiano, referente del Gruppo di lavoro di psicologia scolastica dell’Ordine veneto – è fare del gruppo non solo uno spazio di riflessione, ma un luogo operativo, capace di rafforzare il ruolo della psicologia nella scuola e superare una logica emergenziale».
Tra le richieste emerse dagli istituti c’è soprattutto quella di rafforzare il lavoro preventivo, non soltanto con gli studenti ma anche con gli insegnanti. «La psicologia scolastica può incidere davvero quando lavora sulle relazioni e sulle risorse dell’intera comunità educativa – ha sottolineato Angelica Moè, docente dell’Università di Padova e componente del Gruppo di lavoro – La prospettiva è quella di una psicologia scolastica sempre più “ecologica”: non più solo lo psicologo che riceve individualmente lo studente, ma una figura che lavora dentro un sistema». Secondo Moè, investire sul benessere dei docenti può avere effetti importanti su intere generazioni di studenti e sul clima scolastico nel suo complesso.
Alla luce di questo, il Gruppo di lavoro ha elaborato una “Carta d’identità dello psicologo scolastico”, pensata per chiarire funzioni e possibili ambiti di intervento di questa figura professionale. «Non è semplicemente la figura dello sportello d’ascolto – ha spiegato Eleonora Soffiato, psicologa e psicoterapeuta del Gruppo di lavoro – È un professionista che lavora con tutto il sistema scuola: studenti, famiglie, docenti, dirigenza e personale scolastico». La Carta specifica inoltre che lo psicologo scolastico non svolge diagnosi o psicoterapia all’interno della scuola, ma può cogliere precocemente i segnali di disagio e orientare verso i servizi territoriali.
Al centro del confronto anche la gestione dei comportamenti problematici in classe. «La prima reazione è chiedersi come fermarli – ha osservato Cristina Menazza, psicologa e psicoterapeuta di Polo Blu – ma la domanda più utile è: qual è la sua funzione?». Dietro certe manifestazioni, ha spiegato Menazza, possono esserci difficoltà di regolazione emotiva, neurodivergenze o fragilità relazionali. Il lavoro dello psicologo, in questo senso, passa anche dall’alleanza con gli insegnanti e dalla costruzione di strategie condivise.
Accanto ai comportamenti più evidenti esistono però forme di disagio più silenziose. «L’inibizione non può essere liquidata come svogliatezza o mancanza di motivazione – ha sottolineato Katia Provantini, psicologa e psicoterapeuta dell’istituto Minotauro – È un blocco profondo che può riguardare ragazzi e ragazze che fino a poco prima apparivano sereni e inseriti». Un disagio che può tradursi anche nel ritiro scolastico, spesso legato alla paura del giudizio, del futuro e della crescita. «Andare a scuola – ha concluso – significa confrontarsi con i pari, con il mondo adulto e con la necessità di diventare grandi».
Nel Veneto sta calando la dispersione scolastica e migliorano gli esiti finali nelle scuole superiori, secondo il Rapporto 2024-2025 dell’Ufficio scolastico regionale diffuso a inizio 2026. Gli studenti che hanno interrotto il percorso sono 2.755 (1,36 per cento), in diminuzione rispetto agli anni precedenti, così come i non scrutinati (1,51 per cento). Restano però criticità nei primi anni delle superiori e negli istituti professionali, dove si concentra il maggior rischio di abbandono. In calo anche gli esiti negativi complessivi (6,47 per cento), segnale positivo che conferma l’efficacia delle azioni di prevenzione e la necessità di rafforzare il contrasto alla dispersione.