Fatti
«Persona», «fragilità», «lavoro», «comunità», «cooperazione» e «sfide». Sono state queste le parole più utilizzate nella giornata di giovedì 7 maggio, in occasione dell’assemblea regionale di Confcooperative Federsolidarietà svoltasi a Padova, all’hotel Crowne Plaza, dal titolo “L’impresa di essere umani-Il valore della cooperazione sociale”. Una partecipazione ampia e qualificata ha segnato un appuntamento chiave per la cooperazione sociale veneta: oltre 450 delegati delle cooperative sociali associate, insieme a esponenti delle istituzioni e del welfare, hanno animato il confronto sulle prospettive future dei servizi sociali, socio-sanitari ed educativi del territorio. «Il tema scelto per l’assemblea di quest’anno non è solo un’intestazione, ma una presa di posizione politica e culturale – ha dichiarato il presidente uscente di Confcooperative Federsolidarietà Veneto, Roberto Baldo – Essere impresa per noi significa assumersi un rischio per generare valore sociale e lavoro buono. Ma oggi significa anche difendere la qualità dei servizi, investire nelle persone, costruire inclusione attraverso il lavoro e continuare a dare risposte concrete ai nuovi bisogni delle comunità. In un tempo di conflitti e disuguaglianze, “restare umani” richiede intenzionalità: non basta erogare servizi, occorre creare legami e praticare la giustizia».
Baldo ha evidenziato come lo stato di salute di Federsolidarietà «sia molto buono, con una rete e un’infrastruttura sociale oggi impossibile da sostituire», esprimendo altresì rammarico là dove «la cooperazione sociale non riceve socialmente quel riconoscimento che gli andrebbe attribuito per quello che fa e per la qualità del suo operato».
Per orientarsi è necessario ricordare che i servizi sociali territoriali in Italia, e in particolare in Veneto, sono garantiti in larga parte dalla cooperazione sociale, che fa riferimento soprattutto a Confcooperative. Al suo interno operano federazioni come Federsolidarietà, che rappresenta le cooperative sociali e le imprese sociali aderenti. I numeri inerenti alla nostra Regione ne dicono la rilevanza: Federsolidarietà aggrega 408 cooperative sociali (pari a circa il 60 per cento di quelle iscritte all’Albo regionale), dando lavoro a oltre 26 mila persone e servendo quotidianamente più di 250 mila famiglie. Con un fatturato complessivo che supera il miliardo di euro l’anno, la Federazione si conferma un pilastro dell’economia civile e del welfare territoriale. Il sistema è composto da un’articolata rete di organizzazioni: 214 cooperative di “tipo A” (dove vengono erogati servizi socio-sanitari ed educativi), 105 di “tipo B” (legate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate), 79 sono quelle plurime cioè che svolgono entrambe le attività e dieci sono i consorzi di cooperative. «Quotidianamente incontriamo storie di fragilità e facciamo nostra la sfida dell’inclusione. Dagli asili nido all’assistenza domiciliare per anziani, dal supporto alla salute mentale all’inclusione lavorativa nelle carceri, la cooperazione sociale presidia ogni ambito della fragilità umana» dicono da Federsolidarietà.
Durante l’assemblea ha preso la parola Paola Roma, assessore regionale ai servizi sociali: «La nostra Regione ha scelto con determinazione di mettere il sociale al centro delle proprie politiche, con l’obiettivo di fornire risposte concrete a bisogni reali, che si fanno ogni giorno più complessi e pressanti. In questo percorso, il ruolo del mondo cooperativo è imprescindibile: una realtà capace di intercettare le fragilità, promuovere inclusione e costruire solidarietà nei territori. Siamo convinti che la risposta ai bisogni delle comunità possa nascere solo attraverso una forte alleanza tra pubblico, cooperazione e Terzo settore. Fare rete non è più un’opzione, ma una necessità: solo facendo squadra sarà possibile garantire interventi più efficaci, tempestivi e vicini alle persone».
L’assessore ha fatto riferimento anche agli Ambiti territoriali sociali (Ats, introdotti con la legge regionale numero 9 del 2024), reti di Comuni che collaborano per rendere il welfare più efficace e omogeneo. Ha sottolineato che «la Regione ha attivato un tavolo regionale e tavoli provinciali che coinvolgono i rappresentanti degli enti più significativi del Terzo settore, con l’obiettivo di approfondire i temi della co-programmazione e della coprogettazione, nonché di rafforzare il ruolo del Terzo settore all’interno delle reti territoriali».
Nella giornata del 7 maggio è stato nominato il nuovo presidente di Confcooperative Federsolidarietà Veneto, Marco Tirabosco: «Sono numerose le prossime sfide in capo alla cooperazione sociale nella nostra Regione, in questa stagione così complessa che stiamo vivendo – ha puntualizzato il neoeletto che ricopre la carica di amministratore delegato del Consorzio di cooperative sociali Veneto Insieme – Tra queste ne individuo tre: la prima è legata alla transizione demografica con una società sempre più longeva e dove nascono meno figli. Nei prossimi 15-20 anni avremo una pressione sui servizi destinati alle persone della terza età, per l’invecchiamento attivo e per la non autosufficienza, che necessariamente richiederà un cambio di paradigma anche nelle risposte da dare». Un secondo aspetto strettamente legato al primo, che la cooperazione sociale in Veneto dovrà affrontare, riguarda la carenza di personale con «la necessità di attrarre nuove professionalità e mantenere quelle che abbiamo. Il rischio già alle porte, è di trovarci senza lavoratori, con l’incapacità di rispondere alle grandi necessità che ci saranno».
Per far fronte alle due sfide precedenti il neopresidente ne individua una terza, quella delle risorse: «È necessario fare delle scelte politiche orientate all’investimento pubblico sui servizi alla persona, al welfare quale asset strategico per lo sviluppo e la coesione sociale. Ci attende una stagione di grande fermento che richiede flessibilità e la necessità di una programmazione con l’ente pubblico, in primis la Regione del Veneto».
«La politica dovrà scegliere se la fiscalità va riversata a supporto di un’infrastruttura così essenziale, che il servizio pubblico non riesce a garantire, o se deve riversarla verso altri orientamenti – ha aggiunto Marco Tirabosco – Ricordo i due principi essenziali dell’articolo 45 della Costituzione: la governance democratica che le cooperative sociali applicano e l’emancipazione del lavoro».