“Mamma, papà, esco con un ragazzo/a”. Quando un figlio confida ai genitori di avere una relazione sentimentale, è un momento molto particolare nella vita della famiglia. Uno spartiacque che separa un prima da un tempo nuovo, un tempo in cui l’adolescenza porta a maturazione un frutto tipico della sua complessa stagione. Che siano fragili infatuazioni, simpatie particolari o primi amori si tratta di sentimenti ancora acerbi che hanno bisogno di essere accompagnati con particolare sensibilità e delicatezza. È necessario avere rispetto per queste esperienze dei figli, prima di tutto assicurando loro la nostra più assoluta riservatezza. Quando la notizia arriva ai genitori, magari i fratelli e le sorelle ne sono già a conoscenza, il fatto di averlo rivelato agli adulti è un segno di fiducia e in qualche modo di richiesta di attenzione. Da questo momento si è autorizzati a invitare il ragazzo a parlare della storia che sta vivendo, a sentirsi libero di condividere e fare domande. La dimensione dell’ascolto è certamente centrale. Il giovane innamorato ha tutto un mondo interiore da rivelare. Un mondo fatto di emozioni forti, assolutizzanti, dove la razionalità lascia il posto alla passione. In questo contesto, oltre che confidarsi con gli amici coetanei, aprirsi con un genitore può essere una grande opportunità per valutare il proprio vissuto con lo sguardo esterno di una persona che può mettere in campo la saggezza della sua età. Si tratta di un momento esaltante per la persona coinvolta che sperimenta per la prima volta un affetto diverso e fuori dalla cerchia famigliare. È qualcosa che ha il profumo dell’amore gratuito, svincolato dai legami di sangue. Può essere che l’innamorato, data la notizia, rimanga sulle sue aspettando qualche domanda mirata; oppure, al contrario, che come un fiume in piena, racconti ogni palpito del suo sentimento.
I genitori sono chiamati ad un profondo discernimento su quale aiuto e accompagnamento offrire. Non possono tirarsi indietro o subire una sorta di pudore che frena all’origine la comunicazione, dall’altra parte non è loro chiesto un discorso normativo fatto di regole e divieti. La modalità educativa più proficua e rispettosa è sempre quella di proporre dei modelli. Consapevoli dei cambiamenti generazionali, papà e mamma possono raccontare le esperienze delle loro storie d’amore se ve ne sono state di precedenti a quelle che li ha portati al matrimonio. Possono essere racconti diversi che si integrano, oppure lo stesso portato avanti a due voci. Si può anche immaginare di conoscersi come famiglie e attuare una sorta di alleanza educativa che mandi ai ragazzi “innamorati” dei messaggi che non si contraddicono, ma anzi si rafforzano a vicenda. E bisogna essere pronti a che tutto finisca più o meno bruscamente. Dobbiamo essere consapevoli che adolescenza e giovinezza prima di un legame stabile e maturo sono un periodo che si è molto allungato negli ultimi decenni e quindi le esperienze possono essere più numerose che un tempo.
Da parte della famiglia nel suo complesso, fratelli e sorelle compresi, si chiede anche la pazienza di accettare che l’innamorato di turno abbia sbalzi d’umore o atteggiamenti contradditori e, purché non manchi di rispetto a nessuno, si possono tollerare alcune sue intemperanze.
Nel frattempo, però, è compito sempre dei genitori vigilare perché il figlio o la figlia che ha avviato una relazione non perda di vista i suoi oneri in ambito scolastico e nell’economia dei compiti in famiglia.
Insieme a questa custodia del piano di realtà nella vita dei loro figli, i genitori faranno bene ad essere i primi a pregare per loro perché camminino sulle strade dell’amore cercando sempre ispirazione dall’amore di Dio.