Idee
L’adolescenza con tutte le sue turbolenze oggi è spesso portatrice di un fenomeno molto diffuso che inizia a quest’età e si protrae per molti anche nell’età adulta. È il fenomeno delle dipendenze che riguarda il fumo, le droghe e l’alcol, ma riguarda anche altri ambiti come il gioco d’azzardo, l’uso dello smartphone o della playstation. Ovviamente con conseguenze e dinamiche differenti da caso a caso – e sarebbe ingenuo considerarle come una patologia unica – ma tutte contraddistinte dal medesimo impulso psicofisico a superare una soglia, ad abusare di qualcosa fino a danneggiarsi anche molto pesantemente. Non è raro che diverse famiglie scoprano con sorpresa che i figli abbiano iniziato a fumare, o a bere, o ad assumere sostanze stupefacenti negli anni delle prime libertà, delle sere fuori, delle feste senza un orario di ritorno. Nella compagnia di amici è fortissima la spinta all’imitazione e questa è più forte, molto spesso, di regole imposte a tavolino che non reggono alla prova dei fatti. Contemporaneamente, anche stando a casa, chiusi nelle loro stanze, i ragazzi possono fare indigestione di giochi elettronici o di uso dei social network con il proprio telefonino. Ore e ore passate in Rete a danno di una sana distribuzione del tempo fra studio e svago, magari attraverso uno sport o all’aria aperta. Come possono incidere i genitori nelle abitudini dei figli quando essi sembrano del tutto immersi in questi incubatori di dipendenze? La prima grande prova a cui i padri e le madri sono chiamati è quella dell’ascolto vigile e della presa di coscienza non scandalizzata. È sempre una conquista fondamentale e preliminare a qualunque insegnamento, quella di non perdere il contatto reale con il ragazzo/a e soprattutto non smarrire la sua fiducia. Atteggiamenti di cieco rigore molto spesso si dimostrano fallimentari, quasi che il figlio voglia sfidare l’aprioristico divieto che gli viene imposto. In famiglia è il primo e più importante luogo in cui ricevere il maggior numero di indicazioni possibili per riconoscere il rischio di dipendenza da qualunque agente esterno. Spesso si cade nell’abuso per colmare un vuoto affettivo o comunicativo e per fronteggiare questo rischio bisogna che i genitori assumano in pieno la loro responsabilità e la delicatezza del loro ruolo. Non ci si può permettere di voler fare gli amici dei figli, non si è mai alla pari, ma chiamati ad indicare rischi, derive, pericoli, riuscendo ad evidenziarli con un’autorevolezza che viene dal proprio stesso comportamento. Mai come in questo ambito i nostri ragazzi e giovani hanno bisogno prima ancora che di maestri, di esempi positivi, di modelli di comportamento. Non di rado avviene che gli adulti lottino con la stessa tendenza all’abuso che sono chiamati a stigmatizzare nei figli. È allora il caso di giocare a carte scoperte e ingaggiare insieme delle battaglie anti-dipendenza. Mamma e papà dovrebbero prima di tutto dimostrare di saper dialogare fra loro e di giungere a delle decisioni condivise, senza trovarsi spiazzati e divisi di fronte al comportamento deviante del figlio. Il dover dare il buon esempio dovrebbe spronare a vincere le proprie debolezze. Ecco allora una gestione oculata del vino e dei superalcolici quando si è a tavola, un controllo del numero di sigarette perché resti limitato, a maggior ragione con l’uso di sostanze stupefacenti, di cui non si dirà mai abbastanza la pericolosità. Anche l’uso del telefono può essere calmierato in base alle reali necessità di lavoro e comunicazione, senza scadere nel giocattolo che riempie le ore svuotandole di significato. E quando i danni sono già avvenuti e sembrano irreversibili? Non bisogna gettare la spugna e saper chiedere aiuto. In quest’ottica sono da tenere in considerazione i Consultori Famigliari che hanno al loro interno esperti competenti con cui stipulare preziose alleanze educative. Come ogni generazione anche la nostra è chiamata a fare la sua parte per preservare la bellezza dell’umanità e difenderla dai virus contemporanei più o meno insidiosi.