Mosaico
Alzare gli occhi al cielo può aiutare a comprendere meglio anche ciò che accade sulla Terra. È questo il messaggio che arriva dal Planetario di Padova, dove il racconto di stelle, pianeti e galassie diventa anche un’occasione per riflettere sul rapporto tra uomo e natura. Tra i temi affrontati rientra quello dell’inquinamento luminoso, fenomeno sempre più diffuso che riduce la visibilità del cielo notturno e modifica il nostro rapporto con l’ambiente.
Una questione che può sembrare distante dalla vita quotidiana, ma che coinvolge ogni aspetto della vita. «Dai centri abitati oggi vediamo pochissime stelle, quando in condizioni naturali dovremmo riuscire a scorgerne almeno tremila a occhio nudo» spiega Luca Nobili, astronomo planetarista del Planetario di Padova. Le insegne, i lampioni e le vetrine accese rischiarano in modo continuo la volta celeste e rendono sempre più difficile osservare il cielo notturno. Non si tratta solo di una perdita visiva: cambia anche il nostro rapporto con ciò che ci circonda.
Le luci artificiali alterano l’equilibrio di molte specie animali. Gli uccelli migratori possono perdere l’orientamento durante i loro spostamenti notturni, mentre numerosi insetti vengono attratti dalle fonti luminose e muoiono attorno ai lampioni. Questo fenomeno incide anche sull’impollinazione e, quindi, sugli ecosistemi. «Può sembrare un dettaglio – osserva Nobili – ma in natura ogni elemento è collegato agli altri e uno squilibrio si riflette su tutto il sistema».
Anche le piante risentono della luce continua. Ricevendo illuminazione durante la notte, proseguono alcune attività biologiche che normalmente rallenterebbero con il buio, e così i loro cicli naturali vengono progressivamente alterati.
Le conseguenze si estendono anche alla salute delle persone. La luce che filtra nelle abitazioni durante la notte può disturbare il sonno, aumentare i livelli di stress e influire sul benessere generale. Alcuni studi associano l’esposizione prolungata alla luce artificiale notturna a possibili effetti sul sistema cardiovascolare e immunitario. Anche l’uso continuo degli schermi al buio contribuisce a questo squilibrio. «L’occhio umano si adatta naturalmente all’oscurità, quindi accendere e spegnere di continuo il telefono crea uno stress costante» osserva l’astronomo.
Un altro aspetto riguarda l’energia. «Quando osserviamo una città molto illuminata, stiamo vedendo il risultato finale di una lunga catena produttiva» spiega Nobili.
Per generare elettricità si ricorre ancora in larga parte a combustibili fossili, con conseguenti emissioni di anidride carbonica. Ridurre gli sprechi luminosi significa quindi diminuire anche l’impatto ambientale complessivo. Molte sorgenti luminose, inoltre, disperdono luce verso l’alto invece di concentrarla dove serve, contribuendo alla perdita della visibilità del cielo.
Dallo spazio, il fenomeno appare ancora più evidente. Le immagini satellitari mostrano un’Europa attraversata da una rete luminosa intensa e un’Italia quasi completamente accesa. «Se quella luce è visibile dallo spazio, significa che una parte viene dispersa inutilmente verso il cielo» sottolinea Nobili.
Eppure proprio lo sguardo verso l’alto può cambiare prospettiva. «Quando osserviamo la Via Lattea ci rendiamo conto che viviamo su un piccolo pianeta immerso in un universo immenso. Questo dovrebbe renderci più umili e più attenti a non inquinare» conclude l’astronomo.
È necessario riscoprire il cielo com’era visibile fino a pochi decenni fa e capire cosa abbiamo progressivamente perso senza accorgercene. Forse, allora, il primo passo per proteggere la Terra è semplice: tornare ad alzare gli occhi al cielo.
Ridurre gli sprechi quotidiani significa anche diminuire il consumo di energia e, di conseguenza,
l’uso di combustibili fossili. Spegnere le luci non necessarie e adottare abitudini più sostenibili contribuisce a ridurre l’impatto ambientale. Anche scelte semplici, ripetute ogni giorno, possono aiutare a preservare gli ecosistemi, le risorse e la qualità della vita.
Rimuovere dall’ambiente migliaia di mozziconi di sigaretta, sensibilizzare cittadini e fumatori sui danni provocati dalla dispersione nell’ecosistema e accendere i riflettori su uno dei rifiuti più presenti e sottovalutati nelle città, sulle spiagge e nei corsi d’acqua italiani. È questo l’obiettivo della mobilitazione nazionale in programma il 6 e 7 giugno in tutta Italia, in occasione della Giornata mondiale dell’ambiente del 5 giugno e della Giornata mondiale degli oceani dell’8 giugno. L’iniziativa – promossa da Plastic Free onlus – ha scelto come slogan per il 2026 “Il pianeta non è un portacenere”.
I mozziconi rappresentano una delle principali fonti di microplastiche disperse nell’ambiente. Molti cittadini ignorano che i filtri delle sigarette non siano fatti di cotone, ma di acetato di cellulosa, una plastica sintetica che può impiegare oltre dieci anni per degradarsi, frammentandosi progressivamente in micro e nanoplastiche invisibili. Secondo le stime internazionali, ogni anno nel mondo vengono dispersi circa 4,5 trilioni di mozziconi. Per informazioni sulle iniziative del 6 e 7 giugno si può visitare il sito plasticfreeonlus.it
Il Planetario di Padova, che ha sede in via Alvise Cornaro 1, propone esperienze di avvicinamento all’astronomia per piccoli e grandi. Perché guardando il cielo – e dal cielo – si può imparare a prendersi cura del Pianeta Terra. Per informazioni sulle attività: planetariopadova.com