Sei sfide da vincere, sintetizzate già nel 2007 da mons. Giovanni Nervo
Il numero dei volontari si riduce e l'età media si alza, mentre il ricambio generazionale fatica. Già nel 2007 il fondatore della Fondazione Zancan elencava i nodi da affrontare: identità, autonomia dal potere, apertura ai giovani e agli immigrati, competenze. Una riflessione che, a quasi vent'anni di distanza, conserva intatta la sua urgenza.
Nel nostro Paese è fortemente e motivatamente evidenziata la preoccupante situazione che sta vivendo il volontariato, per le soggettive difficoltà di ricambio generazionale. Il numero dei volontari (oggi la stragrande maggioranza sono anziani dai 65 ai 75 anni di età) si sta inesorabilmente riducendo. In molte realtà associative del volontariato e del Terzo settore, pochissimi sono i giovani che bussano alle porte per sperimentare la sussidiarietà costituzionale in prestazioni volontarie di solidarietà. Attenzione, questa criticità sociale sulla attuale difficile situazione organizzativa del volontariato, assolutamente non oscura la straordinaria, spontanea e preziosa disponibilità di migliaia di giovani nello svolgere impegnativi servizi di volontariato, soprattutto nelle situazioni emergenziali. Le attuali soggettive e oggettive difficoltà del volontariato, per chi (come il sottoscritto) ha contatti con la Fondazione Emanuela Zancan ed ha conosciuto il compianto mons. Giovanni Nervo, erano e sono preoccupazioni da tempo evidenziate (soprattutto) alle pubbliche istituzioni. Per “rinfrescare” un po’ la memoria, ricordo che già nel lontano 2007, mons. Giovanni Nervo, al capitolo trentatreesimo del volumetto Ha un futuro il volontariato? (casa editrice Edb) nel sottolineare «antiche e nuove sfide per il volontariato», elencava le seguenti sei sfide (da superare) che attendevano (attendono) il volontariato in Italia.
Il volontariato deve mantenere la propria identità. Chiamare volontariato tutto il terzo settore, che ha al suo interno varie componenti diverse fra loro, deforma l’identità del volontariato.
Per l’identità del volontariato un secondo pericolo può provenire da un’interpretazione estensiva delle funzioni dei Csv. Quando i contributi sono consistenti e destinati alla gestione dei servizi strutturali e permanenti, il passaggio dal volontariato all’impresa sociale è inevitabile.
Affinché il volontariato possa esercitare liberamente il suo ruolo di sussidiarietà costituzionale, deve mantenersi libero di fronte sia al potere politico che a quello economico, che poi sono strettamente connessi.
Come vincere l’invecchiamento del volontariato? Non è una piccola sfida. È una questione di motivazioni, di proposte coraggiose che i giovani possono comprendere e cogliere con entusiasmo; forse è anche questione di lasciare spazio ai giovani nei posti di responsabilità del volontariato.
Riuscire ad aggregare, alla pari, nelle associazioni di volontariato giovani immigrati. Ci piaccia o no, il nostro futuro è di una società multiculturale, multietnica e multireligiosa.
Maggior coinvolgimento nel volontariato di persone di alto livello di cultura e di competenza.
Nel ricordare che mons. Giovanni Nervo (come don Lorenzo Milani) nelle sue riflessioni, nelle sue proposte e nelle sue azioni, intrecciava strettamente, da Uomo di chiesa, il Vangelo e la Costituzione, le sue sei sfide del 2007, essendo straordinariamente attuali, dovrebbero (devono) essere valorizzate ed utilizzate, da uno specifico tavolo di concertazione, per un positivo stimolo finalizzato a concretizzare positivamente, il presente ed il futuro del volontariato.