Fatti
È tempo che l’Italia raggiunga l’obiettivo dello 0,7% del Reddito nazionale lordo da destinare all’Aiuto pubblico allo sviluppo. E che lo faccia definendo un percorso chiaro. Non è l’ennesimo appello della società civile organizzata. Stavolta a dare indicazioni al governo italiano è un’istituzione internazionale del peso dell’Ocse, l’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico che dal 1961 promuove la crescita economica e le politiche pubbliche tra i 38 paesi aderenti. Le indicazioni fornite all’Italia dall’Ocse attraverso il Dac – che ne è il Comitato per l’aiuto allo sviluppo – vengono presentate oggi a Coopera 2026, la III Conferenza nazionale della cooperazione allo sviluppo. Il corposo studio Ocse-Dac è una verifica sugli ultimi cinque anni di cooperazione, una “Revisione delle politiche e dei programmi di Cooperazione allo sviluppo dell’Italia”. E si conclude con una “Raccomandazione all’Italia” in dieci, dettagliati punti. Perché l’”obiettivo 070”, sottoscritto anche dall’Italia il 24 ottobre del 1970 con la firma alla risoluzione Ecosoc dell’Assemblea dell’Onu, è lungi dall’essere raggiunto. Non siamo nemmeno a metà percorso, fermi al 19° posto, dopo Irlanda, Nuova Zelanda e Canada.
Tempi lunghissimi per lo 0,7. Rapidissimi invece quelli per aumentare la percentuale del Pil da destinare alle spese militari, che nel 2025 ha già superato il 2%, con un balzo dello 0,5% tra 2024 e 2025. L’aumento è dovuto in parte – va detto – a riclassificazioni contabili di voci di spesa della Difesa. Ma è comunque un salto che la dice lunga sulla considerazione ben diversa che il Governo italiano sta dando alle recenti richieste della Nato – il presidente degli Stati Uniti vorrebbe il 5% – rispetto a quelle concordate in sede Onu sulla cooperazione. E, 56 anni dopo, ancora sostanzialmente disattese dall’Italia e da buona parte dei Paesi sviluppati. Con l’eccezione dei paesi scandinavi che lo 0,7 l’hanno da tempo superato
Ocse-Dac chiede dunque che “in linea con gli impegni internazionali riaffermati nella legge 125/2014, l’Italia dovrebbe definire un percorso chiaro per raggiungere l’obiettivo dello 0,7 di Aps/Rnl (Aiuto pubblico allo sviluppo/Reddito nazionale lordo) bilanciando un sostegno continuativo ai paesi meno sviluppati”. Segue un decalogo dettagliato degli aspetti della cooperazione italiana bisognosi di un’attenta revisione. Come il rafforzamento del Fondo italiano per il clima. I finanziamenti prevedibili e pluriennali alle organizzazioni multilaterali. Il nesso tra migrazioni e sviluppo, con schemi di mobilità legale e protezione dei rifugiati. E molto altro.
Ivana Borsotto è portavoce della “Campagna 070 (oltre che presidente della Focsiv): “Accogliamo con favore queste raccomandazioni di Ocse-Dac. Sono indicazioni che rappresentano un fondamentale riferimento per Aoi, Cini, Link 2007 e Focsiv, che negli scorsi anni, col patrocinio di ASviS, Forum Terzo Settore, Missio e Caritas, hanno promosso la “Campagna 070”. Da tempo chiediamo alle istituzioni italiane – commenta – di rispettare la parola data nel 1970”. Oggi, spiega, l’Italia destina circa 7 miliardi all’Aps, pari allo 0,30% del Reddito nazionale lordo: “Per arrivare allo 0,7 – sottolinea Borsotto – mancano circa 6 miliardi. Sappiamo perfettamente che si tratta di cifre impegnative, che anche l’Italia come molti paesi non vive un momento facile. Per questo chiediamo un percorso graduale, ma vincolante, per arrivare nel 2030 al traguardo su cui ci siamo impegnati 56 anni fa”.
La portavoce della “Campagna 070” ci tiene a ribadire che “questa è una campagna per l’aiuto pubblico allo sviluppo, cosa ben più ampia dei fondi per le ong che fanno cooperazione. L’Aps – spiega Borsotto – comprende tutte le risorse utilizzate dalla politica estera italiana: dai fondi per l’aiuto multilaterale delle agenzie Onu, a quelli per l’aiuto bilaterale, fino alla cancellazione del debito estero e altri ancora. Non è una campagna a vantaggio delle ong, ma di tutto il sistema”.
A complicare tutto c’è la corsa sfrenata al riarmo – con la spesa militare mondiale nel 2025 a 2.887 miliardi di dollari (Sipri) – che riduce le risorse per gli aiuti. “Sono tagli a livello globale del 23% – dice la portavoce – e noi che facciamo cooperazione ne vediamo gli effetti sulla carne viva delle persone. La riduzione degli aiuti per la lotta alla malaria, ad esempio, ha già causato 700 mila vittime. La rivista Lancet prevede che il taglio all’Aps globale potrebbe provocare 9 milioni di morti entro 2030. In poche settimane abbiamo visto chiudere ospedali, mense comunitarie, scuole. Tutti percorsi di accesso ai diritti fondamentali”. Oggi più che mai lo 070 non può aspettare