Idee
Adoro Gigi Meneghello, scrittore, autore de I Piccoli Maestri e di Libera nos a Malo, ma prima ancora lo adoro perché era uno studentello fascista divenuto partigiano a suon di libri grazie a un povero professore antifascista, morto in Appennino durante la Resistenza: Toni Giuriolo.
Entrambi vicentini, li invidio molto a Matteo con cui ho studiato giurisprudenza in via Verdi a Trento. Ricordo il primo compleanno festeggiato insieme al Pedavena, litigando su cosa fosse meglio tra Padova e Vicenza. Abbiamo molto annoiato i nostri commensali, ma noi eravamo infervorati e non vi chiederò da che parte stare: a me pare evidente e la risposta non è “Trento”.

Io comunque volevo parlarvi di una cosa che ci ha unito, a me e a Matteo, ben oltre i nostri campanilismi stupidi e divertenti da veneti provinciali. Abbiamo studiato diritto, poi lui è finito in una prestigiosa law firm tra Milano e Londra e io ho preferito fare altro… Sto di nuovo divagando: voglio parlarvi di diritto. Ormai sono pochi a ricordarlo (e questo ci distanzia molto da quei fatti), ma è lapalissiano che come garante di diritto abbiamo avuto un re che ne ha combinate varie. Mandando il ministro Sonnino in missione segreta a Londra, ha poi dichiarato guerra senza passare per il Parlamento nel 1915; nel 1922 ha ceduto alle borie di un romagnolo scaltro e violento consegnando il Paese alle sua squadracce per i successivi vent’anni e per un comodo quieto vivere; nel 1940 questo tale di Forlì ci ha trascinato in una guerra folle di fianco ai peggiori della Terra e Vittorio ancora dietro; nel ‘43 sempre re e famiglia sono fuggiti abbandonando al suo destino la nazione; infine nel 1946 sempre questo monarca, all’ultimo e per salvare il regno sottoposto al giudizio di un referendum, ha abdicato a favore del figlio Umberto facendo conto sulla memoria e breve termine di cui godiamo noi italiani. Eccolo il diritto, il diritto di contare di fronte all’inettitudine di uno e alla violenza truce di chi finì a Dongo.
Alcide De Gasperi disse in quel 1946 qualcosa da ricordare – qualcosa che ci riguarda sin troppo, oggi – proprio a noi nipoti e bisnipoti di quei votanti del 2 giugno. Alcide ci parlò di diritto rivolgendosi ai nostri vecchi: «Repubblica o Monarchia? Secondo me la domanda è posta male e in forma troppo semplicistica. La vera domanda è questa: volete voi instaurare una Repubblica, cioè, che vi sentite capaci di assumere su voi, popolo italiano, tutta la responsabilità, tutto il maggior sacrificio, tutta la maggior partecipazione? Esigete da voi un regime il quale ha da dipendere in tutto, anche il capo dello Stato, dalla vostra personale decisione, espressa con la scheda elettorale? Questa è la domanda. Se rispondete sì, vuol dire che dovete avere coscienza di potere, con la vostra opera, difendere nella vita pubblica la libertà, che è il bene supremo. La Repubblica libera e popolare non nasce da uno statuto. Nasce e matura dalle coscienza di ciascuno».
In punta di diritto dunque, ciascuno è sovrano da quel 2 giugno 1946. Poi c’è chi è di Vicenza e chi di Padova e chi di Trento, c’è chi disegna e chi no, ma il punto è che siamo tutte e tutti garanti gli uni per gli altri di quell’impegno a rimuovere vicendevolmente gli ostacoli per una vita piena e partecipata a questa Repubblica.
Nel suo libro sul dopoguerra, Bau-sète, Meneghello è chiaro: possiamo lamentarci quanto vogliamo di come vanno le cose in questa povera e fragile democrazia, ma possiamo anche sentire ciò che si muoveva in quei giorni così lontani. Meneghello parla di «un sistema di significati, che si sforzano di emergere». Possiamo notare che loro ci hanno magari creduto troppo, alcuni dei nostri vecchi ci hanno vivacchiato dentro, altri se lo sono preso a cuore con tutto loro stessi, magari sbagliando, ma anche a noi va la possibilità di dare un piccolo breve contributo a questa qualcosa, votata dalla bisnonna 80 anni fa. Sta anche a noi domandarsi verso dove si sta andando e quale sia il nostro “sistema di significati”. Perché magari a un certo punto si faccia come Gigi e come Alcide, che sono andati diritti al punto e hanno detto: «No, il re ancora – anche no».