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Si aggiunge un tassello importante al progetto Teatrocarcere Due Palazzi attivo dal 2005 con la direzione artistica di Maria Cinzia Zanellato e sostenuto dall’Associazione universale Sant’Antonio. Lunedì 8 giugno infatti, alle 20.45 presso il collegio universitario Gregorianum (via Proust 10 a Padova) viene presentato in anteprima il docufilm Babele. Sentiero di speranza, di Sara Vannicola e Agostino Nalon, girato durante la residenza della compagnia Due Palazzi e collegio Gregorianum nel monastero di Cellole a San Gimignano nell’aprile 2025. «Il docufilm – spiega Maria Cinzia Zanellato – racconta in modo attento e approfondito il percorso del progetto Teatrocarcere insieme al collegio universitario e lo fa attraverso le testimonianze degli studenti e delle persone detenute che sono interpreti dello spettacolo teatrale Babele. Il percorso all’interno del collegio è nato a seguito della morte di Giulia Cecchettin: i ragazzi del Gregorianum erano amici di Giulia e Filippo Turetta, frequentavano le stesse facoltà ed erano rimasti particolarmente traumatizzati dall’evento. Don Giulio Osto, al tempo assistente spirituale al Gregorianum, ha avuto un’intuizione, di non lasciare cioè i ragazzi da soli, ma di fare un percorso sulla giustizia riparativa con anche un’entrata in carcere».
Nasce così “Settanta volte sette? Pena, giustizia, perdono”, un cammino pensato per offrire ai giovani strumenti di conoscenza e occasioni di riflessione su un tema difficile, ma decisivo per la convivenza civile. Articolato in più incontri, il filo conduttore era l’ascolto di testimoni diretti del mondo della giustizia e del carcere. Ogni appuntamento ha rappresentato un momento di incontro reale, in cui le storie personali hanno saputo aprire spazi di dialogo e di confronto. Il passo successivo è stato naturale: dall’ascolto delle testimonianze all’impegno concreto. «Un gruppetto di ragazzi infatti – continua la Zanellato – ha scelto di mettersi in gioco in prima persona, accogliendo l’invito a collaborare come volontari con il progetto Teatrocarcere Due Palazzi. I giovani si sono così recati settimanalmente in carcere per lavorare, insieme alle persone detenute, alla preparazione dello spettacolo Dalla Babele alla Città Celeste. Prima di affrontare il palco vero e proprio, mettendo in scena lo spettacolo a settembre 2025 a Torreglia dando così alla comunità un aiuto per ricostituirsi e ritrovarsi, abbiamo pensato di trascorrere alcuni giorni in un monastero. Lì abbiamo lavorato su due piani: quello di stabilire delle relazioni di amicizia, di fiducia e quello di approfondire il tema della giustizia, del concetto di misericordia proprio. Lo spettacolo diventava così testimonianza di un percorso di incontro fra il mondo chiuso del carcere e il mondo aperto, vitale, giovane del collegio».
Il docufilm racconta proprio questo: c’è la testimonianza dei detenuti che dimostrano che investendo su un carcere civile, un carcere che è luogo rieducativo, poi i frutti germogliano. Ma ci sono anche le profonde testimonianze degli studenti che mettono in evidenza il senso di accoglienza, di apertura, di speranza che questa esperienza ha lasciato dentro ciascuno di loro. Il confronto fra questi due mondi è stato preziosissimo. «Ci sono delle riflessioni molto belle sul rapporto tra luce e buio – afferma Zanellato – Trapela un senso di accoglienza della diversità, un atteggiamento di speranza e di tensione verso in futuro diverso. Quello che ho sentito negli studenti è proprio un voler comprendere, non fermarsi al pregiudizio, mettersi in gioco e capire meglio una realtà così complessa, contraddittoria come può essere il carcere, comprendere e dare una risposta che non sia rispondere al male con il male, dando alle persone detenute un’opportunità, non stigmatizzandole, ma vivendole al di là del reato, come persone che stanno cambiando».
Dopo la visione del docufilm è previsto un dibattito a cura di fratel Emiliano Biadene, priore della comunità monastica di Cellole.
Il percorso intrapreso dal Collegio Gregorianum dimostra come vivere l’università possa essere molto più che studio e ricerca: può diventare palestra di vita, luogo in cui i giovani si confrontano con le sfide del presente e imparano a guardare al futuro con uno sguardo più umano e più giusto. Lo spettacolo Dalla Babele alla Città Celeste contiene anche alcuni testi autobiografici scritti dagli stessi detenuti-attori.