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Cinquant’anni di parole, disegni, racconti ed emozioni, ma soprattutto di ascolto rivolto ai giovani, con i loro sogni e le loro inquietudini. Il Concorso nazionale della Bontà di Sant’Antonio di Padova, promosso dall’Arciconfraternita di Sant’Antonio, taglia quest’anno il traguardo del mezzo secolo confermandosi una delle esperienze educative più longeve e significative del panorama italiano. Un concorso rivolto agli studenti di ogni ordine e grado, in Italia e nel mondo, nato per intuizione dell’allora priore dell’Arciconfraternita padre Venanzio Paternoster, con l’obiettivo di cogliere aspirazioni e pensieri delle nuove generazioni.
Accanto alla sezione concorsuale dedicata alle scuole, il Premio della Bontà continua anche a riconoscere figure che nel sociale si sono distinte per gesti straordinari di altruismo e umanità. E quest’anno il riconoscimento assume un valore particolarmente intenso e simbolico: sarà infatti assegnato a Marisa Barchi e Antonio Gobbato, genitori della piccola Francesca, morta a soli otto anni nel gennaio del 1986 per una devastante emorragia cerebrale. In quelle ore drammatiche, mentre i medici comunicavano l’impossibilità di salvarla, decisero insieme di autorizzare la donazione degli organi della loro bambina. Il cuore di Francesca venne trasportato nella capitale con un volo dell’Aeronautica Militare e trapiantato alla piccola Moira Caradonna, nel primo trapianto cardiaco pediatrico da bambino a bambino realizzato in Italia. Anche i reni furono donati, salvando altre vite. Moira visse per oltre ventidue anni grazie a quel dono.
«Quarant’anni fa – osserva Leonardo Di Ascenzo, coordinatore generale del Concorso e Premio della Bontà – quel sì straordinario ha aperto in Italia una nuova stagione della medicina e della solidarietà. È una storia che ancora oggi ci interroga profondamente sul significato della donazione e dell’aiuto agli altri». Colpisce, racconta Di Ascenzo, che è anche medico, una frase pronunciata negli anni dalla madre di Francesca: «Sarebbe stato difficile dire no». «Una prospettiva sorprendente – sottolinea – che racconta un retroterra umano e culturale fondato sull’attenzione agli altri».
Alla cerimonia (il 6 giugno) sarà presente anche il professor Gino Gerosa, già direttore della Cardiochirurgia di Padova e oggi assessore regionale alla Sanità, insieme al direttore del Centro nazionale trapianti Giuseppe Feltrin.
Al centro del concorso rimangono anche i ragazzi; il tema dell’edizione 2026, ispirato alle prime parole di Papa Leone XIV, era: “Il male non prevarrà! Costruire ponti comunicando: quando le parole diventano strumenti di pace e fratellanza”. Un argomento che ha raccolto una partecipazione straordinaria: 607 elaborati provenienti da 29 province e 10 regioni italiane, con 269 opere narrative, 313 disegni e 25 lavori multimediali. Notevole la partecipazione dal Sud Italia, in particolare da Puglia e Sicilia, oltre che dal Veneto: «È andata molto bene – racconta Rosa Milone Cassin, priora dell’Arciconfraternita di Sant’Antonio, prima donna a ricoprire questo ruolo in quasi sette secoli di storia – Ci ha colpito soprattutto la qualità dei temi e il grande numero di ragazzi che hanno partecipato singolarmente, non solo attraverso la scuola». Dagli elaborati emerge con forza il desiderio di pace. «Molti ragazzi – spiega – hanno parlato della guerra, dell’ansia e della sofferenza che percepiscono nel mondo; emerge però soprattutto una grande fiducia nel dialogo e nel valore delle parole, come strumenti per costruire relazioni e fraternità».
Tra i vincitori residenti nel padovano figurano Alice Pilli dell’istituto comprensivo Donatello di Padova, prima classificata nella sezione narrativa per le scuole primarie, Allegra Trevisan del Collegio Dimesse, seconda classificata per le secondarie di primo grado, e Niccolò Iodi del liceo classico Marchesi, primo classificato per le superiori. Nella sezione disegno è stata premiata Francesca Verde, sempre del liceo Marchesi, mentre nella categoria multimediale sono stati premiati Francesco Abbondanza, Patrice Fodop, Giorgia Pizzocaro e Ruggero Fecchio della scuola media Cellini di Padova.
Guardando al futuro, l’Arciconfraternita pensa già ai prossimi cinquant’anni. «Oggi i ragazzi si esprimono sempre più anche attraverso il linguaggio grafico e multimediale – osserva Di Ascenzo – Dovremo continuare a innovare, mantenendo però intatto il cuore del premio: aiutare le nuove generazioni a riflettere sui grandi temi del nostro tempo». E tra questi, forse, potrebbe presto entrare anche l’intelligenza artificiale, alla luce dell’ultima enciclica di Papa Leone XIV sull’uso umano e responsabile delle nuove tecnologie.
Lo scorso anno il Premio della Bontà è stato assegnato a Maria Parolin conosciuta come suor Miriam, fondatrice di Casa Priscilla, realtà associativa patavina pluridecennale che offre supporto a minori, mamme, donne maltrattate e nuclei familiari in difficoltà.
La premiazione sia del Premio che del concorso si svolge sabato 6 giugno alle 20.45 sul sagrato della basilica di Sant’Antonio, nel contesto del Giugno Antoniano, accompagnata dalla Cappella musicale della Pontificia Basilica diretta dal maestro Valerio Casarin. Il Messaggero dei ragazzi pubblicherà i migliori elaborati e i disegni premiati. L’ingresso alla serata è libero sino ad esaurimento posti disponibili.