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Novità per la tradizionale rievocazione del Transito di sant’Antonio, che da oltre sessant’anni ogni 12 giugno, vigilia della solennità del Santo, ne ricorda la morte all’Arcella. Per la prima volta il corteo non si concluderà dentro il santuario, ma sul sagrato della chiesa, così che tutti possano partecipare al momento finale. «Questa era la grande fatica che si provava da molti anni: c’era solo un pubblico selezionato che poteva entrare in santuario per la conclusione – spiega fra Andrea Vaona, viceparroco del santuario di sant’Antonio all’Arcella – Abbiamo pensato che è meglio fare tutto in piazza, e poi chi lo desidera entra in chiesa per la preghiera, in un clima più raccolto».
Venerdì 12 giugno, alle 20.15, ci si ritrova per la partenza dalla chiesa di San Carlo Borromeo. C’è però un equivoco da chiarire. «Noi celebriamo il Transito il 12 giugno, ma in realtà il fatto avvenne il 13. Questa data ora è “occupata” dalla solennità di sant’Antonio in basilica, e allora celebriamo il giorno prima». Quel 13 giugno del 1231, «Antonio si sente male, all’ora di pranzo, e capisce che è arrivata la sua ora». Era a Camposampiero, ospite del conte Tiso. «Chiede ai confratelli la carità di poterlo accompagnare a Padova, nel luogo di Santa Maria, dove aveva vissuto gli ultimi mesi della sua vita».
I frati lo caricano su un carro trainato da un bue e si avviano mestamente verso la città. Ma a tre miglia dalle mura, sul far della sera, si fermano nel borgo dell’Arcella, dove sorgevano un convento di frati minori e un monastero di clarisse. È lì che Antonio muore. «I frati notano che non è angosciato dalla morte e gli chiedono se voglia i conforti della fede. Lui risponde: “Vedo il mio Signore”. Consegna l’anima a Dio e muore».
Sul luogo in cui sorgeva il piccolo convento, oggi scomparso, nascerà secoli dopo il santuario dell’Arcella. E qui fra Vaona segnala uno scarto che il Transito porta con sé: il fedele passa dal luogo in cui Antonio è morto – l’Arcella – al luogo in cui è sepolto e venerato, la basilica del Santo, dove i padovani vollero costruire in pochi anni la chiesa «per il loro fratello maggiore».
La rievocazione raccoglie un’ampia parte della città: lo stendardo antoniano, i tamburi, i figuranti del Palio Arcella, gli Alpini, l’Avis, la Croce Verde e la Croce Rossa, gli ordini cavallereschi, l’Arciconfraternita di sant’Antonio, l’Ordine francescano secolare, frati, sacerdoti e religiose, le autorità cittadine, fino al carro con la statua del Santo e i buoi, attorniato dai figuranti di Camposampiero con le fiaccole.
Quest’anno la memoria si intreccia con gli ottocento anni della morte di san Francesco. E da storico fra Andrea Vaona aggiunge: «Non è un caso che Antonio chieda di morire in un luogo dedicato a Maria. Francesco, cinque anni prima, muore a Santa Maria degli Angeli».
Resta la sfida, sullo sfondo della rievocazione storica, di un quartiere oggi multietnico, dove la fede non è più condivisa da tutti. «Con il parroco, padre Simone Tenuti, abbiamo riflettuto su come fare in modo che questo evento non sia confessionale, ma un momento di celebrazione per tutta la cittadinanza, anche non credente». Perché, conclude, «Antonio oggi è un fratello maggiore, riconosciuto non come taumaturgo, ma come un frate francescano che ha amato i poveri di questa città e si è battuto per i loro diritti».

Sabato 13 giugno, Padova vive la solennità di sant’Antonio. La basilica del Santo resta aperta dalle 5.30 alle 22.30, con undici celebrazioni eucaristiche. Alle 10, la messa degli associati al Messaggero di sant’Antonio è presieduta dal delegato pontificio mons. Diego Giovanni Ravelli; alle 11.30, la messa pontificale dal vescovo di Padova mons. Claudio Cipolla; alle 17, la celebrazione solenne dal ministro provinciale dei frati minori conventuali, padre Roberto Brandinelli, seguita dalla processione per le vie della città con la statua e le reliquie e dai successivi saluti del ministro provinciale e del sindaco di Padova; alle 21 si tiene la messa dei giovani, animata dal Centro francescano giovani. Dall’alba, sul sagrato, è visibile l’infiorata realizzata dai maestri di Fucecchio.
La giornata si inserisce in un Giugno Antoniano particolarmente ricco. La Tredicina di sant’Antonio, con i pellegrinaggi delle Diocesi venete, ha accompagnato i fedeli fino al 12 giugno, mentre nella sala San Bonaventura è stata allestita la mostra di presepi “Franciscus, dall’origine ai nostri giorni”, dedicata agli ottocento anni dalla morte di san Francesco.
Ma il cartellone guarda anche oltre il 13 giugno. Domenica 14, il sagrato del Santo ospita lo spettacolo di danza “Danza per il Creato”; il 18, un convegno ricorda padre Giovanni Luisetto a 25 anni dalla morte; il 19 è prevista una giornata di studi dedicata al condottiero Gattamelata. Il 22, viene presentato il “gemello digitale” del reliquiario del dito del Santo e raccontato il nuovo sistema antincendio delle cupole medievali; il 24, torna il canto gregoriano della Schola Psallite sapienter; il 20 viene celebrata la messa di sant’Antonio “casamenteiro”, per chi cerca un senso alla vita o l’anima gemella.
Sabato 27 giugno il sagrato della basilica di Sant’Antonio accoglie il monologo di Giovanni Scifoni su san Francesco, mentre il 30 si terrà il tradizionale concerto dei Solisti Veneti, diretti da Giuliano Carella. Numerose, infine, le visite guidate alla basilica padovana e ai suoi tesori, tra arte, storia, musica e devozione antoniana, molte delle quali gratuite. Informazioni: santantonio.org

Culmine della solennità del 13 giugno è la processione del pomeriggio. Alle 17, in basilica del Santo, il ministro provinciale dei Frati minori conventuali, padre Roberto Brandinelli, presiede la messa solenne. A seguire, la statua e le sacre reliquie di sant’Antonio attraversano le vie della città seguite dai gonfaloni di associazioni, confraternite e realtà del territorio.