Idee | Pensiero Libero
Leggere le pagine di Magnifica Humanitas, come pure le le linee guida della Cei in materia di investimenti etici e sostenibili, presentate martedì scorso alla Borsa di Milano, per poi riprendere alcune delle parole che Leone XIV ha pronunciato in Spagna durante il suo viaggio apostolico, dà la netta impressione che Robert Prevost abbia distillato per la Chiesa universale un primo grande campo di impegno e attenzione: la centralità dell’essere umano.
Se partiamo dall’attesa enciclica, da molti messa in parallelo alla Rerum Novarum di 135 anni fa, non possiamo non notare come la preoccupazione maggiore per il successore di Pietro sia proprio preservare la dignità dell’uomo e della donna di fronte al grande bivio che la tecnocrazia ha creato in questi ultimi anni: abbandonarci alla tentazione di costruire una nuova “torre di Babele” algoritmica – caratterizzata da un potere onnisciente che rischia di omologare le esistenze nel nome dell’efficacia – oppure ribellarci nel nome dell’unicità della persona con il suo portato creativo e relazionale. Al numero 132, parlando di verità e democrazia, Leone XIV scrive: «Strumenti che potrebbero favorire il confronto e la partecipazione vengono spesso impiegati per costruire narrazioni distorte e confondere i confini tra vero e falso, mescolando dati e opinioni. La disinformazione non nasce con l’IA, ma trova oggi in essa un moltiplicatore potente. La possibilità di manipolare contenuti, immagini e filmati espone i cittadini a prospettive parziali o fuorvianti. Il problema riguarda la dimensione culturale e morale, poiché la qualità della comunicazione pubblica dipende direttamente dalla fiducia sociale e incide su di essa». È proprio sulla base di queste narrazioni fuorvianti – o false tout court – diffuse e replicate miliardi di volte grazie alle numerose piattaforme social che tutti frequentiamo, che il rischio omologazione e manipolazione aumenta esponenzialmente.
Una lettura che fa il paio con quella del sociologo Mauro Magatti: da tempo il rischio latente del “capitalismo tecno-nichilista”, un modello sistemico in cui i circuiti chiusi di produzione e consumo tendono a fagocitare lo spazio della soggettività, rischiano di trasformare la persona in vuoto consumatore. Ma la cosa potrebbe essere replicata anche con il binomio persona-elettore, con un rischio enorme per la democrazia.
Basti pensare al caso di Tim Payne, misconosciuto terzino della nazionale neozelandese che si appresta ad affrontare il Mondiale. È bastata l’idea (ben progettata) del content creator argentino Valen Scarsini perché i suoi social schizzassero da 5mila a 5 milioni di follower, regalandogli una visibilità e una potenziale influenza che potrebbero renderlo un uomo mercato (le società calcistiche non disdegnano affatto le potenzialità del marketing per ragioni finanziarie) a dispetto delle sue scarse qualità sul campo.
Presentando le linee guida Cei in materia di finanza, il card. Matteo Zuppi ha detto: «Se la finanza è solo per la finanza e perde di vista quello che deve avere al centro, ovvero la persona, tutto ciò è pericoloso anche per la finanza stessa. Quando la finanza diventa un assoluto e perde di vista l’obiettivo che orienta le scelte allora diventa pericolosa per la finanza stessa», confermando così che la centralità della persona umana è un obiettivo sempre da centrare, mai raggiunto una volta per tutte.
Eppure trasformare l’era tecnologica in un’epoca di vero progresso, evitando che la “magnifica umanità” venga declassata a semplice ingranaggio di una macchina globale e impersonale, è possibile. È necessario riscoprire l’imprevedibilità dell’essere umano nella sua capacità creativa, in termini riproduttivi (i figli sconvolgono la vita dei genitori e non si ha idea di come saranno), ma anche professionali, politici, comunitari. E poi la dimensione relazionale, il bisogno di essere insieme per essere fino in fondo se stessi. «Siamo forti perché uniti», ha detto Leone martedì scorso nella cattedrale di Barcellona.