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A fine maggio, come da tradizione, le Collaboratrici apostoliche diocesane di Padova hanno rinnovato insieme le promesse pronunciate da ciascuna nel momento della dedizione. Quest’anno, quattro di loro – Carmen D’Elia, Virginia Kaladich, Luciana Pierobon e Bianca Maria Pittan – hanno ricordato, alla presenza del vescovo Claudio e dell’assistente don Stefano Margola, il loro «sì» detto 25 anni fa. «È sempre un bel momento – racconta Silvia De Franceschi, attuale responsabile delle Collaboratrici apostoliche diocesane – e quest’anno ancora di più, perché abbiamo fatto memoria degli inizi».
Sono state Bianca e Luciana ad aprire la “strada”, iniziata anche grazie a un’intuizione di mons. Luigi Rossi, arciprete di Cittadella dal 1986 al 1995; quando la proposta è stata allargata, da parte del vescovo Antonio Mattiazzo, hanno risposto Carmen e Virginia.
Le Collaboratrici apostoliche diocesane «hanno fatto la scelta di seguire radicalmente Gesù – si legge nel loro statuto – adottando una forma di vita modellata sul Vangelo al fine di contribuire, con la testimonianza di vita e la collaborazione apostolica, al progetto di salvezza che Dio Padre sta realizzando tramite la sua Chiesa per l’intera umanità. Gli elementi costitutivi e caratteristici di questa forma di vita sono: la diocesanità, espressa nella dedizione alla chiesa particolare di Padova e alla sua missione, che si realizza nella pastoralità, intesa come partecipazione con il vescovo all’edificazione della chiesa locale, in collaborazione e in comunione con il presbiterio diocesano e in sintonia con tutto il popolo cristiano; la sequela radicale di Cristo, vissuta nella ricchezza della femminilità di ognuna, che si esprime nella pratica dei consigli evangelici, emessi nella forma della promessa; la vita fraterna come espressione della relazione di ciascuna con Gesù, testimoniata nella carità e nell’aiuto reciproco».
Le Cad – come vengono affettuosamente chiamate – al momento sono nove: oltre alle quattro già citate e alla responsabile, ci sono Marzia Filipetto, Manuela Riondato, Luisa Ruzza e Simonetta Giraldini. Tutte hanno un lavoro, o sono in pensione, e si occupano di un servizio nella Chiesa di Padova: in parrocchia (consiglio pastorale, catechesi, liturgia…), a livello diocesano (pastorale della scuola, delle vocazioni, cura del periodico Dall’alba al tramonto), in ambiti specifici (scuola, spiritualità: Virgina Kaladich è presidente nazionale Fidae, mentre Marzia Filipetto si prende cura della casa La Madonnina di Fiesso d’Artico; Silvia De Franceschi, invece, è presidente degli Amici di Villa Immacolata). Alcune di loro vivono insieme: Carmen e Virginia (a San Carlo), Manuela e Silvia (a Sant’Alberto Magno).
Nell’appuntamento di fine maggio, il vescovo Claudio, durante l’omelia, «ha sottolineato come guardare ai 25 anni di cammino sia un’occasione per ringraziare della fedeltà al mandato ricevuto e per riconoscere il valore di quanto vissuto – evidenzia De Franceschi – Ci ha consegnato, poi, alcune “parole chiave” della nostra esperienza, ma che guardano al futuro: la perseveranza, cioè la capacità di restare fedeli nel tempo, anche nelle difficoltà, mantenendo saldo il cuore nella scelta compiuta; la generosità nel servizio alla Chiesa particolare, secondo i propri doni e le proprie possibilità, senza confronti o giudizi reciproci; la creatività nell’annuncio del Vangelo; la prossimità alle persone, nello stile del farsi compagni di strada. Ha evidenziato, poi, come sia importante vivere nella Chiesa con uno stile di pace, accettando la fatica delle relazioni, e cercando continuamente la riconciliazione».