Al cinema teatro Aurora di Campodarsego torna la rassegna “Film e fede”: tre venerdì tra cinema, teatro e dialogo per riscoprire la spiritualità come spazio di riflessione, emozione e incontro nelle comunità.
Torna al cinema teatro Aurora di Campodarsego la rassegna “Film e fede”. «Tre venerdì alle 20.30, per tornare a popolare le nostre comunità – spiegano i volontari dell’équipe cinema – La rassegna vuole mostrare come il cinema, il teatro e l’arte possano diventare finestre sulla fede, non per dare risposte facili, ma per stimolare riflessione, emozione e dialogo. Ogni storia invita a guardare oltre l’ordinario e a scoprire la spiritualità che attraversa le vite dei personaggi e anche le nostre». Si parte il 30 gennaio con Amerikatsi, regia di Michael A. Goorjian, conduce don Leopoldo Voltan. Il film racconta la storia di un giovane americano di origine armena che torna nel suo paese d’origine e finisce in una prigione sovietica. Dalla finestra della cella osserva la vita e la cultura armena, scoprendo affetti, bellezza e umanità. Attraverso il suo sguardo, la cultura diventa ponte verso identità e memoria mostrando che, anche nei luoghi più oscuri, cinema e affetti possono salvarci dall’indifferenza e dal dolore. Il 6 febbraio spettacolo teatrale Resta un po’ con me, di e con Francesco Casella. Il monologo parte dalla domanda: «Perché…?». Il protagonista, cacciato di casa dopo vent’anni di matrimonio, urla a Dio il suo sgomento: «Gesù è morto 2000 anni fa, e io oggi perché sarei salvo?». Inizia così un percorso dentro e fuori di sé, vissuto insieme agli spettatori, dove si mescolano dubbi e rabbia. Fino allo strappo finale: «E adesso? Posso davvero tornare a vivere come prima, fingendo di non aver visto nulla?». Il 13 febbraio la rassegna ospita Marco Guzzi, poeta e filosofo, fondatore dei gruppi “Darsi pace”, sul tema “Rigenerati. L’annuncio di Cristo nel 21° secolo”. «Oggi come non mai – anticipa Marco Guzzi – la fede cristiana sta vivendo una fase di crisi rigenerativa così profonda, tanto che la Chiesa, almeno da 50 anni, parla della necessità di una nuova evangelizzazione. Noi cristiani siamo chiamati a sperimentare i misteri della nostra fede in modo molto più personale, direi mistico, altrimenti anche i sacramenti rischiano di diventare una sorta di teatro insignificante. Questo è il tempo giusto e propizio per avviare una straordinaria stagione di sperimentazione spirituale, e di rinascita».