Chiesa
Sono state le campane dell’abbazia di Praglia ad accogliere i due gruppi di “costruttori di pace” partiti dalle chiese di Feriole e di Bresseo per la fiaccolata proposta dalle Acli di Padova – il 24 febbraio – insieme alle parrocchie di Bresseo, Villa di Teolo, Praglia e Feriole, nel quarto anniversario dell’invasione russa dell’Ucraina. «Siamo qui per dire no a tutte le guerre e sì al cessate il fuoco in tutte le zone di conflitto – ha detto Maurizio Marini delle Acli che ha aperto la fiaccolata a Feriole, insieme ai rappresentanti dei Comuni di Selvazzano e Teolo – Ispirati dall’esempio di san Francesco, rinnovati nell’impegno per una “pace disarmata e disarmante” come ha invocato papa Leone XIV, ci riuniamo convinti della necessità del coraggio della pace, che spetta anche a noi».
A ispirare le tappe del cammino dei due gruppi che sono poi confluiti all’abbazia di Praglia, pensieri e riflessioni preparate da padre Dario Dozio, della Sma-Società missioni africane che proprio a Feriole ha sede. «Questa iniziativa in un momento difficile, duro per le popolazioni che subiscono le tante guerre, ci ricorda che la pace dipende sì dai “potenti”, ma anche da noi che siamo responsabili, per quel metro quadro che ci compete, nel creare relazioni pacifiche, a disarmare le parole».
Nel momento conclusivo della fiaccolata è intervenuto il direttore de La Difesa del popolo, Luca Bortoli: «Potremo fermarci a considerare i numeri, spaventosi, che fanno dell’invasione in Ucraina la guerra più lunga combattuta dalla Russia dalla Seconda guerra mondiale; i milioni di uomini morti, feriti o imprigionati, o ancora i 55 mila civili deceduti secondo stime delle Nazioni Unite. Ma per capire meglio questa guerra a noi conviene rimanere rasoterra, incontrare uomini e donne viso a viso, occhi negli occhi. Donne come Maria, uomini come Ivan e tanti altri che le nostre comunità hanno accolto e aiutato in questi anni. E che ci hanno ricordato che la pace è anche artigianale, che i grandi drammi di questo inizio millennio ci chiedono di costruire il bene che possiamo costruire nel nostro piccolo». Un richiamo alla speranza è stato lanciato da don Leopoldo Voltan, amministratore parrocchiale di Praglia: «Pur consapevoli delle atrocità della guerra lette sui giornali e viste in televisione, dobbiamo essere certi che a fronte dell’enorme quantità di male che sembra irreversibile, deve esistere una quantità di bene, di bontà, di misericordia, di perdono infinitamente più grande per permettere al mondo di restare in piedi».