Fatti
Acqua. Risorse, imparare a gestirle
Il Nord Italia è alimentato per oltre il 90 per cento da acque sotterranee: per valorizzarle è necessario imparare a immagazzinarle, ammodernando le reti e migliorandone la qualità
FattiIl Nord Italia è alimentato per oltre il 90 per cento da acque sotterranee: per valorizzarle è necessario imparare a immagazzinarle, ammodernando le reti e migliorandone la qualità
Diciamo acqua dolce e il pensiero corre a fiumi, laghi, torrenti e ghiacciai, quando invece il maggior volume d’acqua esistente si trova sottoterra. «In Veneto abbiamo grandi quantità di risorse idriche e, per molto tempo, c’è stata scarsa attenzione che è poi aumentata per l’aspetto della qualità delle acque di falde e sorgenti potabili – spiega Pietro Zangheri, geologo e docente dell’Università di Padova – L’acqua è un bene finito che ha un suo bilancio e anche per quella sotterranea dobbiamo conoscere quanta ce n’è in modo da mantenere un equilibrio. Negli ultimi decenni non è diminuita la quantità totale, ma è cambiato il dato di come è distribuita nel tempo, perché gli eventi piovosi sono differenti, più concentrati. Così, se abbiamo la stessa quantità di acqua distribuita diversamente nel tempo, dobbiamo imparare a gestirla in modo diverso. Con le acque sotterranee possiamo intervenire, perché esistono sistemi che ci consentono di aumentare le nostre riserve». Il Nord Italia è alimentato per oltre il 90 per cento da acque sotterranee e i volumi d’acqua annui estratti sono consistenti: nel 2017 in Veneto, per alimentare gli acquedotti, sono stati prelevati 543.573.585 metri cubi d’acqua da pozzi e sorgenti sotterranee, mentre da acque superficiali ne sono stati recuperati 63.405.834. Ma, oltre agli acquedotti, c’è un uso importante della risorsa idrica anche per altri scopi, come i processi industriali: «Il benessere della nostra Regione è legato al fatto che ci sono risorse particolarmente abbondanti – aggiunge il docente Zangheri – E inoltre dobbiamo ricordare che la vita media si è allungata di molto anche perché, verso la fine dell’Ottocento, sono stati realizzati gli acquedotti alimentati con acque sotterranee, il che ha comportato un cambiamento epocale». Tanta acqua buona che purtroppo nel tempo ha subito gli effetti dell’inquinamento. L’ultimo rapporto Arpav sulla qualità delle acque sotterranee del Veneto presenta i risultati del monitoraggio svolto nel 2022 e quello qualitativo ha interessato 292 punti «il 68 per cento dei quali non presenta alcun superamento degli standard e sono stati classificati con qualità buona, il restante 32 per cento mostra almeno una non conformità e sono stati classificati con qualità scadente. Il maggior numero di sforamenti è dovuto alla presenza di inquinanti inorganici (80 superamenti) e di arsenico (27 superamenti), prevalentemente di origine naturale». Insomma, siamo una Regione ricca d’acqua, ma i periodi siccitosi sono sempre più frequenti: «È necessario capire l’importanza di una corretta gestione del bene acqua, più che gridare che restiamo senza risorse. Dobbiamo imparare a immagazzinare la maggior quantità d’acqua possibile, fare manutenzione alle reti acquedottistiche e ammodernare i sistemi irrigui».
Pioggia, tanta pioggia, ma tutta quest’acqua non servirà per contrastare la siccità. A comunicarlo è l’Anbi Veneto: nel mese di febbraio sono stati 170 i millimetri di pioggia registrati in media in Veneto con un incremento del 190 per cento rispetto ai valori attesi, pari a circa 3 miliardi di metri cubi d’acqua, più o meno quel che servirebbe da marzo a ottobre. Molta acqua, però, è già finita in mare perché non si riesce a trattenerla, e i depositi nivali si scioglieranno presto per le alte temperature.