Fatti
Se n’è andato in silenzio, la sera del 1° maggio, circondato dall’affetto dei suoi cari. Alessandro “Alex” Zanardi è morto a 60 anni, dopo sei anni di lotta seguiti al drammatico incidente in handbike del 19 giugno 2020 a Pienza. Lo ha annunciato la famiglia con un comunicato sobrio, chiedendo «il rispetto del proprio dolore e della privacy». I funerali si terranno martedì 5 maggio, alle 11, nella Basilica di Santa Giustina.
Bolognese, classe 1966, Zanardi aveva attraversato più vite. Quella del pilota di Formula 1, con 44 Gran Premi disputati tra Jordan, Minardi, Lotus e Williams. Quella del campione americano, due volte vincitore della CART tra il 1997 e il 1998. E poi la frattura: il 15 settembre 2001, sul circuito tedesco del Lausitzring, l’incidente che gli costò entrambe le gambe. Da lì, la rinascita: la vita a Padova, l’handbike, le quattro medaglie d’oro paralimpiche tra Londra 2012 e Rio 2016, i mondiali, la conduzione televisiva di “Sfide”, i libri.
Ma la pagina forse più bella della sua seconda vita non porta una medaglia al collo. Si chiama Obiettivo3, la società sportiva fondata nel maggio 2017 con un’ambizione precisa: reclutare, avviare e sostenere persone con disabilità nello sport, individuandone almeno tre da portare alle Paralimpiadi di Tokyo 2020. Quel «3» nel nome era una promessa numerica, ma anche un orizzonte di senso. Nei suoi primi quattro anni il progetto ha reclutato oltre cento atleti, mettendo a loro disposizione attrezzature in comodato d’uso gratuito, allenatori, campus formativi. Storie come quella di Katia Aere, salita per la prima volta su un’handbike a un evento O3 nel 2018 e bronzo paralimpico a Tokyo tre anni dopo, raccontano cosa significhi davvero “dare un’opportunità”.
Era questo, per Zanardi, il punto: condividere la rinascita. «È dalla voglia di poter far provare anche ad altri le sue stesse emozioni che è nato il desiderio di regalare un’opportunità», si legge tra le righe dello statuto morale del progetto.
Non a caso, nei giorni più drammatici dopo l’incidente di Pienza, mentre Zanardi lottava in terapia intensiva al policlinico Le Scotte di Siena, papa Francesco volle fargli arrivare una lettera personale, pubblicata dalla “Gazzetta dello Sport”. Parole semplici e dirette, che restano oggi come un piccolo testamento spirituale condiviso:
«Carissimo Alessandro, la sua storia è un esempio di come riuscire a ripartire dopo uno stop improvviso. Attraverso lo sport ha insegnato a vivere la vita da protagonisti, facendo della disabilità una lezione di umanità. Grazie per aver dato forza a chi l’aveva perduta. In questo momento tanto doloroso le sono vicino, prego per lei e la sua famiglia. Che il Signore la benedica e la Madonna la custodisca».
Proprio in quel giugno 2020 Alex era protagonista anche dell’asta “We Run Together” voluta dal Pontefice per sostenere gli ospedali di Bergamo e Brescia in piena emergenza Covid: aveva donato il body con cui aveva conquistato l’oro a Rio 2016.