Chiesa
Partirei anzitutto dando particolare rilievo al fatto che la Lumen Gentium – e in particolare il 2° capitolo della costituzione dogmatica da cui è tratto il brano che è al centro di questa riflessione– per la prima volta pone al centro del panorama generale e dell’idea stessa di Chiesa un nuovo concetto: la Chiesa come “popolo di Dio”. Questo tema, pur essendo già presente prima della Lumen Gentium, s’impone fortemente proprio durante il Concilio Vaticano II fino a essere “naturalmente” inserito in questo documento conciliare prima e, da allora, nei ragionamenti relativi alla dimensione ecclesiologica.
Ritengo importante evidenziare questo aspetto in quanto, come sottolinea Dario Vitali nel Commentario ai documenti del Vaticano II (EDB 2015), da questo momento si inizia a «trattare ciò che tocca la totalità dei battezzati prima dei ruoli, delle funzioni, degli stati di vita in cui si articola il corpo ecclesiale».
Questa premessa pone l’accento sulle basi e sulle fondamenta profonde della visione post-conciliare
di una Chiesa basata su un sacramento, quello del battesimo, che, attenzione, non ha la pretesa di mettere tutti sullo stesso piano (non intende svuotare di senso il ruolo e la vocazione del presbitero), ma chiama ogni cristiano a diventare “pietra viva” che edifica la Chiesa stessa con la propria vita. Per mezzo del battesimo ogni cristiano è, dunque, chiamato a riscoprire il proprio ruolo di “re, sacerdote e profeta” e a dare il giusto valore alla propria chiamata alla santità. Prima di dedicarci al brano tratto dalla costituzione dogmatica, è necessario soffermarsi un attimo sulla struttura generale del paragrafo 11
di Lumen Gentium. Le primissime righe introducono il tema del “sacerdozio comune nei sacramenti” e nel prosieguo vengono presentati i sette sacramenti e ognuno di essi viene illustrato in poche righe. L’Eucaristia è presentata, con le righe citate nella colonna a sinistra, dopo il battesimo e la confermazione. Seguono poi la riconciliazione, l’unzione degli infermi, l’ordine sacro; il tutto si conclude con il matrimonio. Ma veniamo, finalmente, al brano. Mi soffermerò su alcuni passaggi che, da laico, ritengo significativi nel definire il ruolo centrale dell’Eucaristia nel cammino della Chiesa come Popolo di Dio.
Il brano inizia con un termine tanto forte quanto evocativo: “partecipando”. Non si parla semplicemente
di “assistere” o di “guardare/vedere”, ma si fa chiaro riferimento alla “partecipazione” all’Eucaristia, cioè al
“prendere parte” o “essere parte” di quel sacrificio. Nell’Eucaristia Gesù ci insegna l’importanza, ancor più
profonda, del “farsi parte” per tutti; il suo gesto è dono nel quale Lui per primo ci insegna l’importanza del nostro sacrificio quotidiano. In quel “partecipare” si dà sacralità sull’altare a un atteggiamento che il cristiano è chiamato a vivere in ogni ambito della propria vita da protagonista e non da semplice spettatore. È proprio in questa “partecipazione”, infatti, che ogni cristiano è chiamato a “offrire se stesso”, offrire cioè a Dio la propria vita e il proprio impegno quotidiano.
L’Eucaristia è poi descritta come “fonte e culmine” della vita cristiana. È curioso provare a immaginarsi un fiume la cui origine (fonte) è anche la sua foce (culmine); sembra quasi di descrivere un fiume il cui percorso è, in realtà, un anello che riporta al punto di origine. E non è forse questo il significato profondo
dell’Eucaristia per ogni cristiano? Il luogo da cui tutto inizia e in cui tutto ritorna; il luogo della sintesi della
fede. E in questo disegno è bello soffermarsi sul significato etimologico della parola: Eucaristia, cioè rendimento di grazie. Stimola pensare che tutto nasce dal rendere grazie e tutto torna alla gratitudine. È grazia! E veniamo, quindi, alla seconda frase del brano di Lumen Gentium nella quale si inserisce il tema della coralità, del non essere soli, della comunità. Se prima si fa riferimento ai “fedeli” indistintamente, ora
si parla di “santa assemblea”. Nello stare assieme, anzi nel “partecipare” assieme al sacrificio eucaristico si manifesta appieno quella Chiesa come popolo di Dio. È questo il messaggio che ci viene anche dal Vangelo. Pensiamo, in particolare, ai seguenti passaggi del Nuovo Testamento: «Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: Prendete, questo è il mio corpo» (Mc 14,22); «Erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere» (At 2,42). L’Eucaristia è, dunque, momento da vivere, con Gesù e dopo di Lui, in
comunione con i fratelli; in tale comunione il sacrificio si realizza nella sua pienezza, generando nuovamente unità tra quanti sono riuniti. E concludo andando alle parole che la Lumen Gentium, poche righe sotto, propone nell’illustrare il sacramento del matrimonio: «I coniugi cristiani, in virtù del sacramento del matrimonio, col quale significano e partecipano il mistero di unità e di fecondo amore che intercorre tra Cristo e la Chiesa (cfr. Ef 5,32)… Da questa missione procede la famiglia, nella quale nascono i nuovi cittadini della società umana, i quali per la grazia dello Spirito Santo diventano col battesimo figli di Dio e perpetuano attraverso i secoli il suo popolo». Poche righe nelle quali
troviamo ribaltati nella dimensione familiare – nella stessa Lumen Gentium definita “Chiesa domestica” – tutti gli elementi dell’Eucaristia: partecipazione, fonte e culmine, comunità.
Intenzione di preghiera del papa
Preghiamo perché le persone tentate dal suicidio trovino nella loro comunità il sostegno, l’assistenza
e l’amore di cui hanno bisogno e si aprano alla bellezza della vita.
Intenzione dei vescovi
Ti preghiamo, Signore, per i giovani: possano trovare persone autorevoli capaci di ascoltarli, guidarli e
incoraggiarli perché vivano da testimoni del Vangelo nell’oggi della storia.
Intenzione per il clero
Cuore di Gesù, i tuoi ministri siano attenti e capaci di discernere i segni dei tempi e il tuo passaggio nella semplicità e ordinarietà della loro vita.