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Negli ultimi tempi sentiamo parlare spesso di pace. Ma cosa significa davvero? Con questa domanda nel cuore abbiamo acceso per 24 ore – il 7 e l’8 novembre – il “Faro della pace”: una luce costruita con cura, custodita durante la notte, mantenuta viva come segno di speranza .
Dove inizia la pace? Inizia prima di tutto da noi stessi. Inizia da Khalid, un giovane palestinese intervenuto, che definisce “pace giusta” non una tregua e neanche una semplice assenza di conflitto, ma qualcosa che si costruisce una persona alla volta, imparando a riconoscere noi stessi nell’altro.
Questo messaggio, semplice e potentissimo, è arrivato con forza attraverso le parole, lo sguardo e la voce di Christian Agbor, un ragazzo nigeriano venuto in Italia dalla Libia e che ora è membro della Consulta stranieri del Comune di Padova. Parole calme ma decise, perle luminose di chi è diventato artigiano di pace partendo dalla propria storia. Nessuna rabbia per gli 80 centesimi di risarcimento dopo mesi di carcere da innocente. Nessuna rabbia per l’anno trascorso per strada. Solo la luce negli occhi di chi ha scelto il perdono, la fede e la determinazione di non arrendersi.
Ed ecco che anche un semplice «no, non ci sto!» davanti a degli episodi quotidiani di violenza, di ingiustizia, può diventare un gesto di pace. “N.O.” può andare oltre alle barriere, può essere “nuova opportunità”, come la interpreta Christian Agbor: la possibilità di crescere insieme, non per imporre la propria ragione, ma per far emergere una verità nuova.
La pace è anche questo: prendere posizione, come ci ha ricordato Ermira Kola, una donna che spende la propria vita al servizio dei richiedenti protezione internazionale, avendo il coraggio di seguire le proprie idee “anche andando controcorrente”, con affetto e sincerità verso chi abbiamo di fronte.
Il “Faro della pace” del 7 e 8 novembre ha voluto essere proprio questo: una luce per chi non sa da dove iniziare, per chi non sa ancora come “sporcarsi le mani”, dimostrando che basta cominciare, da un piccolo gesto; una bussola di speranza, per far battere di nuovo i nostri cuori fermi, comodi, convinti di non poter far nulla.
Sono state 24 ore per dimostrare come anche un piccolo gesto possa diventare un seme di consapevolezza. Come la condivisione di storie e dolori, possa alleggerire il cuore di qualcuno ed aprire gli occhi ad altri. Come il perdono e la speranza siano promotori di un futuro di pace e di non violenza, che inizia da un semplice gesto, un sorriso. (comunità capi Sarmeola 1, Agesci)
«Il “Faro della pace” è un’iniziativa che nasce dall’energia dei giovani, dalla loro capacità di immaginare un mondo diverso e di mettersi concretamente in cammino per costruirlo – sottolinea Chiara Buson, sindaca di Rubano – Come comunità non possiamo che essere loro grati. Ci sfidano a ricordarci sempre dove è giusto stare».