Chiesa
«Il primo obiettivo è far partecipare le persone». Lo sottolinea suor Francesca Fiorese, responsabile dell’ufficio di Pastorale sociale e del lavoro, in merito al referendum costituzionale in materia di giustizia per il quale i cittadini sono chiamati a esprimersi il 22 e 23 marzo. «La materia è molto tecnica e si fa fatica a capire quali ripercussioni può avere nella propria vita. Quindi, se so qual è l’oggetto della questione, vado a votare più volentieri e consapevolmente».
Ecco che per presentare l’oggetto della questione, l’ufficio diocesano promuove – con Azione cattolica, Csi, Fisp, Ucid e Masci – tre appuntamenti: a Cittadella, martedì 3 marzo (ore 20.45 nel Patronato Pio X), con Vartan Giacomelli (magistrato) e Niccolò Zampaolo (avvocato) moderati da Luca Bortoli, direttore de La Difesa del popolo; a Monselice, mercoledì 4 marzo (ore 20.45 nel patronato della parrocchia del Carmine) con Gaetano Campo (magistrato) e Federica Borrelli (avvocato) moderati da Nicola Cesaro, giornalista del Mattino di Padova; a Padova, venerdì 6 marzo (ore 20.45 nel centro parrocchiale della Mandria) con Carlo Citterio (magistrato) e Tito Burla (avvocato) moderati da Antonella Manna, giornalista di Telenuovo.
Nei tre incontri, prima di presentare le ragioni del “sì” e del “no”, i relatori – che sono del mestiere – aiuteranno i partecipanti a entrare nei temi del referendum. «Vogliamo evitare di parlare di tutto ciò che fa da contorno al referendum, lasciando fuori dal dialogo la sostanza. Ecco perché interverranno dei tecnici, a cui – comunque – abbiamo chiesto di essere popolari. Un’altra questione riguarda la “forma” di questo referendum rispetto all’ultimo per cui abbiamo votato – quello abrogativo del 2022, su vari temi – che esigeva un quorum (non raggiunto) per avere validità. Quello del 22 e 23 marzo è un referendum costituzionale, che non prevede per la validità il raggiungimento del quorum, cioè della maggioranza degli aventi diritto di voto. L’invito a partecipare si rafforza proprio a partire da questo motivo. Ecco perché, ai tre appuntamenti, daremo tutte le informazioni per votare consapevolmente».
Ai tre appuntamenti diocesani se ne aggiungono altri “nati” nel territorio o nel contesto di realtà ecclesiali (Centro universitario, collegio Gregorianum…). «C’è stata una bella vivacità: parrocchie e collaborazioni pastorali si sono mosse per offrire occasioni per arrivare al referendum con maggiore consapevolezza. L’interesse registrato nel territorio fa ben sperare rispetto all’affluenza ai seggi il 22 e 23 marzo. Ai parroci, in vista dell’appuntamento referendario, la Chiesa di Padova ha inviato una lettera per invitare all’imparzialità. Allo stesso tempo si è sottolineata la necessità di aiutare le persone a capire le questioni in ballo, piuttosto che considerare il referendum solo come contrapposizione tra schieramenti politici. Sullo sfondo ci sono i criteri della Dottrina sociale della Chiesa in tema di giustizia, che è un diritto da preservare».