Chiesa
«Alla ricerca delle radici e delle fondamenta del nostro essere insegnanti, quindi del ruolo educativo imprescindibile che abbiamo». È questo che ha spinto i 136 pellegrini – la maggior parte insegnanti di religione cattolica – a partecipare dal 31 ottobre al 2 novembre a Roma, alla tre giorni del Giubileo del mondo educativo. Di questo gruppo 105 erano della Diocesi di Padova, gli altri di Venezia e Treviso. A organizzare la trasferta è stato l’ufficio di Pastorale dell’educazione e della scuola di Padova.
«Il bilancio dell’esperienza è positivo da tanti punti di vista: umano, culturale e spirituale – ha sottolineato don Giorgio Bezze, direttore dell’ufficio diocesano – È stato un momento forte di Chiesa, di ricarica della propria vita interiore e per rafforzare l’identità di insegnati di religione cattolica. Ho potuto constatare alcuni dialoghi fra i docenti presenti che si sono confrontati sul loro fare scuola, sull’organizzare le lezioni, su soluzioni adottate. Uno scambio proficuo di esperienze, metodi e conoscenze. Abbiamo bisogno di queste occasioni per sentirsi sempre più legati a una Chiesa che ci manda ad annunciare il Vangelo attraverso la cultura, dentro il mondo della scuola e dell’educazione».
Giornate quindi scandite da momenti di forte spiritualità – come il passaggio attraverso la Porta Santa delle 4 basiliche papali maggiori – oltre che dall’amicizia, dalla condivisione, dall’apprezzamento delle bellezze culturali e architettoniche della Città eterna (come la suggestiva basilica dei Santi Quattro coronati, collocata sul colle Celio, con annesso un monastero agostiniano). È stata alquanto sentita la visita alla tomba di papa Francesco nella basilica di Santa Maria Maggiore.
Momento centrale del Giubileo del mondo educativo è stat la messa del 1° novembre, nella solennità di Tutti i santi, presieduta da papa Leone XIV, in una piazza San Pietro illuminata da un sole autunnale e gremita da fedeli provenienti da tanti Paesi del mondo, anche con la presenza di una delegazione della Chiesa anglicana. Durante la celebrazione è stato infatti proclamato Dottore della Chiesa san John Henry Newman, canonizzato nel 2019. Il pontefice nell’omelia ha sottolineato come «il Giubileo è un pellegrinaggio nella speranza e voi tutti, nel grande campo dell’educazione, sapete bene quanto la speranza sia una semente indispensabile! Quando penso alle scuole e alle università, le penso come laboratori di profezia, dove la speranza viene vissuta e continuamente raccontata e riproposta». Ha poi messo in chiaro con parole pacate e ferme, come «il Signore Gesù non è uno dei tanti maestri, è il Maestro per eccellenza, di più, è l’Educatore per eccellenza. Noi, suoi discepoli, siamo alla sua scuola, imparando a scoprire nella sua vita, cioè nella via da lui percorsa, un orizzonte di senso capace d’illuminare tutte le forme di conoscenza. Possano le nostre scuole e università essere sempre luoghi di ascolto e di pratica del Vangelo!».
A proposito della figura del cardiale inglese neodottore della Chiesa, il papa ha messo in luce un aspetto: «È compito dell’educazione offrire questa Luce gentile (in riferimento all’inno di San John Henry, “Guidami, luce gentile”, ndg), a coloro che altrimenti potrebbero rimanere imprigionati dalle ombre particolarmente insidiose del pessimismo e della paura». Poi dal pontefice un appello al tema della pace, a lui tanto caro: «Perciò vi incoraggio a fare delle scuole, delle università e di ogni realtà educativa, anche informale e di strada, come le soglie di una civiltà di dialogo e di pace». E infine un richiamo perentorio: «Non dimentichiamolo: al centro dei percorsi educativi devono esserci non individui astratti, ma le persone in carne ed ossa, specialmente coloro che sembrano non rendere, secondo i parametri di un’economia che esclude e uccide. Siamo chiamati a formare persone, perché brillino come stelle nella loro piena dignità».
Don Bezze, sulla figura di Newman ha evidenziato come «può trasmettere agli insegnanti la passione e la ricerca per la verità, che lui ha vissuto prima nella Chiesa anglicana e poi in quella cattolica. Ed è un esempio di dialogo e incontro tra le varie confessioni cristiane».