Idee
Gli ultimi giorni dell’anno e i primi di quello nuovo sono un tempo particolare: di riposo per chi gode di alcuni giorni di ferie ma per tutti di riflessione fra bilanci e progetti.
È bello immaginare che la famiglia possa non solo idealmente ma anche concretamente riunirsi per raccontarsi l’anno appena trascorso e riviverne gli eventi salienti con uno sguardo condiviso. Ognuno è chiamato a mettere in comune quanto vissuto e a ripresentarlo agli altri come un dono. In particolare di tutti i motivi di gioia si possono rendere partecipi gli altri membri della famiglia affinché nasca spontaneo un sentimento di gratitudine. La gioia non è mai solo individuale, ma collettiva e contagiosa. Essa viene costruita con il contributo di tutti e da tutti viene goduta. In questo senso è importante fare memoria e sapersi reciprocamente ringraziare per la gioia ricevuta. Nel corso di un anno, però, possono esserci stati dei momenti anche molto difficili. Un lutto, una malattia, un problema grave sul lavoro di uno dei coniugi. Anche questi momenti di dolore e di fatica non sono stati vissuti individualmente, ma insieme ed allora è ancora la gratitudine che può farsi viva. Gli uni gli altri ci si può ringraziare per il sostegno e la partecipazione ricevuta. Queste difficoltà sono state oggetto di preghiera condivisa, allora sarà edificante dirsi per cosa maggiormente si è pregato nell’anno trascorso, anche per riconoscere i frutti della preghiera stessa. La preghiera – della quale il Signore ci chiede di non stancarci mai – è stata presente in ogni evento importante dell’anno, rievocarla passandone in rassegna i momenti più intensi è come se connotasse l’anno di diverse intensità di luce e tonalità di colori. Anche un lutto, in quest’ottica, potrebbe non risultare solo un momento buio, ma piuttosto una fonte di luminosità particolare.
L’anno che abbiamo alle spalle può anche restituire i benefici di un atto di carità che la famiglia ha progettato nel suo insieme. In quest’occasione si potrà fare un bilancio del bene offerto e di quello ricevuto attraverso quello spendersi per gli altri che ha visto i membri della famiglia uniti fra loro. Sarebbe bello potersi incontrare con le persone che hanno beneficiato del nostro servizio, ma anche se fosse una carità nel nascondimento questo non esclude di poter fare memoria e nel ricordare i gesti compiuti fare proponimenti sul futuro vedendo cosa può essere cambiato e migliorato.
Il 2025 è, poi, stato l’anno del giubileo che Papa Francesco ha indetto nel segno della speranza. Abbiamo vissuto questa virtù? Ne abbiamo ricevuti dei segni vivi? Possiamo interrogarci: quanto siamo stati pellegrini di speranza? Quanto siamo riusciti a trasmettere speranza nella trama delle relazioni intessute durante l’anno?
Un anno vissuto insieme bisogna sempre cercare di leggerlo nel segno dell’amore. Perciò diventa importante che ciascuno racconti quanto amore ha ricevuto e si è impegnato ad offrire. Non si tratta di qualcosa di immediato ma di un allenamento che si va compiendo. Talvolta i figli – specialmente dall’adolescenza – tendono ad avere molto pudore nel dire l’amore offerto e ricevuto, è però altrettanto vero che di fronte all’esempio di due genitori che sanno dirsi l’amore anche i ragazzi possono apprendere una strada di trasparenza e franchezza.
Questo amore è il tesoro più prezioso che ogni famiglia può custodire ed alimentare ed è lo stesso che spinge ciascuno a prendersi per mano, guardarsi negli occhi e dirsi quanto ci si vuol bene, quanto si è preziosi gli uni per gli altri e quanto bene si può ancora continuare a fare insieme.