Idee
Fatti di cronaca sempre più frequenti e talvolta drammatici – come quello accaduto in una scuola media di un paese in provincia di Bergamo, dove un tredicenne ha accoltellato una professoressa filmando e divulgando l’azione in diretta internet – riempiono le pagine dei giornali.
Le scuole di ogni ordine organizzano incontri di formazione per genitori e ragazzi, diverse parrocchie e alcune società sportive sensibilizzano adulti e adolescenti. Alle difficoltà che i giovani e giovanissimi manifestano in età sempre più precoce e in numero crescente si cerca di rispondere con strategie sempre nuove e mirate. Due nuove proposte nel territorio padovano – il servizio educativo AltaMarea e la guida Oltre lo schermo – ampliano i tentativi di prevenire problematiche legate all’uso non corretto degli smartphone e recuperare ragazzi che il disagio lo hanno già manifestato.
«Di fronte al disagio crescente di ragazze e ragazzi ci si sta muovendo ma non è ancora sufficiente quello che si fa – sostiene Elena Nobile, pedagogista e responsabile dell’area educativa di Train de Vie, cooperativa attiva a Padova dal 2013 in diversi ambiti del benessere di comunità – La difficoltà generale è palese e c’è anche il rischio dell’eccessiva medicalizzazione degli interventi. Bisogna essere bravi a distinguere il livello di gravità delle difficoltà attraversate dai giovani. Ci sono momenti di crisi, che chiamano in causa una società troppo richiestiva e altre situazioni che invece afferiscono alla neuropsichiatria».
Secondo lo studio “Non esco più” pubblicato su Epidemiologia&Prevenzione, che ha interessato tra il 2021 e il 2023, su un campione di 36.968 studenti con un’età media di 17 anni, il 2 per cento ha riferito di essersi isolato volontariamente per almeno sei mesi nel corso della vita, con una prevalenza leggermente maggiore tra le ragazze. Una scelta, quella del ritiro, in netta crescita rispetto agli anni precedenti e spesso associato a uso di psicofarmaci, fumo di sigaretta e all’aver subito cyberbullismo, sensazione di esclusione, insoddisfazione nei rapporti amicali, comportamenti a rischio relativi a uso di internet e videogiochi.
Proprio per intercettare precocemente certi segnali ed evitare che difficoltà portino al ritiro sociale, la cooperativa Train de Vie propone AltaMarea, un nuovo spazio educativo. Il servizio è pensato per ragazze e ragazze dagli 11 ai 14 anni che manifestano ansia scolastica che impatta sulla regolarità della frequenza e che arriva al rifiuto o progressivo isolamento dai coetanei. «AltaMarea nasce come una casa, uno spazio rivolto a ragazze e ragazzi delle scuole medie dove insieme ai ragazzi cerchiamo di evitare che certi comportamenti divengano sintomi – spiega Elena Nobile – A Train de vie da anni proponiamo lo spazio “Le vele” per ragazzi delle superiori, dai 15 ai 21 anni, ma sentivamo il bisogno di anticipare gli interventi a ragazzi più piccoli. AltaMarea potrà accogliere fino a dieci ragazzi seguiti da un’equipe multidisciplinare».
Dopo alcuni incontri conoscitivi, viene definito un progetto educativo personalizzato, condiviso con famiglia, scuola ed eventuali professionisti coinvolti per intervenire prima che l’isolamento diventi stabile e accorciare la distanza dalla scuola e dalle relazioni.
Arriva, invece, dal Dipartimento di psicologia generale dell’Università di Padova una guida per genitori e insegnanti chiamati ad accompagnare bambini e ragazzi nel percorso di educazione digitale. Oltre lo schermo, questo il nome della guida scaricabile gratuitamente (https://unipd.link/OltreLoSchermo) per aiutare all’uso sano e consapevole di smartphone e tablet. «La guida nasce da un’esperienza di ricerca sull’impatto sul neurosviluppo di alcune abitudini nell’uso dei dispositivi. In particolare lo scrolling ha effetti molto negativi sulle funzioni cerebrali, altera la capacità di mantenere la concentrazione, non solo nelle attività scolastiche come leggere un testo, ma anche nella vita di tutti i giorni. Il passare da un video all’altro in continuazione, come accade su piattaforme come Tik Tok o Instagram, fa provare al nostro cervello l’effetto delle palline del flipper e produce dopamina, la sostanza che è coinvolta in tutte le situazioni di dipendenza favorendo comportamenti disregolati – chiarisce il prof. Giovanni Mento che, assieme alla dott.ssa Lisa Toffoli, coordina il gruppo di ricerca NeuroDev che propone il vademecum in collaborazione con il centro La Nostra Famiglia di Padova – Senza demonizzare gli strumenti, la guida Oltre lo schermo fornisce suggerimenti come un elenco di app da utilizzare insieme, adulti e minori, per sfatare l’idea che l’unica soluzione sia togliere gli strumenti. «Negli anni è aumentata tra gli adulti la consapevolezza dei rischi legati all’uso dei cellulari, i genitori sanno che troppo fa male – sottolinea Mento – ma troppo spesso ci si concentra sul “cosa” i ragazzi vedono. Noi invece sottolineiamo che anche video apparentemente innocui come quelli dei balletti su Tik tok fanno danni ai circuiti dell’attenzione. Speriamo di informare i genitori senza far loro paura, ma facendo crescere la consapevolezza. In attesa che anche da noi si arrivi a scelte già fatte da altri Paesi, come la Francia, che hanno vietato l’uso dei social media ai minori di 15 anni».
«L’esposizione eccessiva ai dispositivi digitali ha conseguenze negative soprattutto sullo sviluppo cognitivo, comunicativo e relazionale dei bambini a sviluppo atipico, come per esempio disabilità intellettiva o disturbi comunicativi o del neurosviluppo in generale: l’accessibilità agli strumenti digitali – sostiene Ketty Giacchetto, referente del progetto per il centro clinico La Nostra Famiglia di Padova – può rappresentare una risorsa importante ma va gestita con attenzione e richiede un accompagnamento attento da parte degli adulti così da creare un equilibrio tra tecnologia, gioco e relazioni. Informare le famiglie è prendersene cura».
Se il Governo nazionale, per voce del ministro dell’istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, chiede al Parlamento di licenziare rapidamente le «misure per combattere la criminalità giovanile» approvate dal Governo e invita a una riflessione «sull’uso dei social che sono sempre più devastanti» per l’impatto che hanno sulla vita dei ragazzi, il presidente del Veneto, Alberto Stefani, porta all’attenzione del Consiglio regionale una proposta di legge per istituire il servizio di psicologia territoriale perché «in un tempo segnato da cambiamenti profondi, prendersi cura della salute mentale diventa una priorità non più rinviabile per il sistema sanitario e per le istituzioni».
Lo psicologo territoriale sarà una figura nuova, chiamata a lavorare in stretto contatto con i medici di medicina generale e integrata nelle Case di comunità. Un modo per rispondere a esigenze relativamente recenti ma crescenti in tutte le fasce di popolazione, non solo per contrastare il disagio giovanile, spiega il presidente Alberto Stefani, ma per intercettare precocemente il disagio psicologico a tutte le età, fornendo interventi di primo livello appropriati, sostenendo chi ha bisogno, supportando persone affette da patologie croniche e chi le assiste, orientando in caso di necessità verso i servizi specialistici. «Negli ultimi anni, l’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle patologie croniche, le difficoltà economiche e le nuove fragilità sociali hanno determinato una crescita significativa del bisogno di supporto psicologico – ha spiegato il presidente della Regione presentando la proposta di legge –Vogliamo costruire una sanità di prossimità capace di ascoltare, prevenire e intervenire tempestivamente. Lo psicologo territoriale rappresenta il primo punto di incontro fra bisogno e richiesta. Questa figura sarà un nuovo presidio del sistema sanitario, in grado anzitutto di intercettare situazioni di disagio ed evitare che evolvano in condizioni più gravi».
Di fronte al riconoscimento della necessità di un nuovo sistema di prevenzione del disagio psicologico, che Stefani evidenzia facendo riferimento ai dati che mostrano come «circa un quarto dei pazienti che si rivolgono al medico di medicina generale presenta un disturbo psicologico significativo, ma solo una minima parte accede ai servizi specialistici», lasciando sommersa una parte significativa del disagio e aggravando l’utilizzo improprio di altre risorse sanitarie, come il pronto soccorso, il progetto di legge prevede stanziamenti di un milione di euro per ciascuna delle prossime tre annualità di spesa (2026-2027-2028).
Stefani sottolinea come la psicologia territoriale possa ridurre la spesa sanitaria grazie alla diminuzione degli accessi impropri al pronto soccorso, alla riduzione dell’uso di farmaci e alla prevenzione dell’aggravamento dei disturbi. Lo stesso progetto di legge prevede l’istituzione di un osservatorio sulla salute mentale per monitorare anno per anno la situazione.
Secondo il Reuters Institute, i giovani tra 18 e 24 anni si informano sempre più tramite social come Instagram, YouTube e TikTok, abbandonando tv, stampa e siti tradizionali. Oggi il 39 per cento usa i social per le notizie (era il 21 per cento nel 2015), spesso in modo casuale tramite scrolling.
Danno più fiducia ai creator che ai media tradizionali e solo una minoranza accede direttamente ai siti di informazione. Cresce anche l’uso dell’intelligenza artificiale per riassumere o spiegare le notizie.

Le linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità raccomandano di evitare completamente l’esposizione agli schermi nei bambini sotto i 2 anni, salvo videochiamate. Tra i 2 e i 5 anni, l’uso può essere introdotto con moderazione: massimo un’ora al giorno, con contenuti educativi di qualità e sempre insieme ai genitori. Dopo i 6 anni è importante stabilire limiti chiari, evitando interferenze con sonno, studio, gioco e attività fisica. L’esposizione precoce e prolungata può ostacolare lo sviluppo cognitivo e motorio, causare problemi di vista, sonno e attenzione, e ridurre le interazioni sociali. I genitori dovrebbero essere informati, essere un modello positivo, riducendo il proprio tempo di esposizione agli schermi, promuovere attività all’aperto e scegliere contenuti adeguati, evitando schermi durante i pasti e prima di dormire.
Alla luce dei documentati effetti negativi dell’esposizione precoce agli schermi, molti Paesi europei ed extraeuropei stanno adottando misure per limitarne l’uso tra i minori. Per esempio, le autorità sanitarie di Nazioni come Svezia, Paesi Bassi, Germania e Canada raccomandano di evitare gli schermi nella prima infanzia, soprattutto sotto i 2-3 anni, e di posticipare l’uso dei social media almeno fino ai 13-15 anni. Parallelamente, sono state introdotte normative specifiche: in Francia è richiesto il consenso dei genitori per l’iscrizione ai social sotto i 15 anni e gli schermi sono vietati nei servizi per l’infanzia sotto i 3 anni. In Australia l’accesso su app come Facebook, Instagram, Tik Tok è vietato ai minori di 16 anni. In Italia è necessario il consenso genitoriale sotto i 14 anni, mentre in Cina esistono limiti legali su tempi di utilizzo e contenuti digitali per i minori.