Mosaico
Fra le mete del viaggio in Calabria con la Difesa (dal 4 all’11 maggio) c’è anche la visita a Civita e alla comunità Arbëreshe, cioè quei nuclei provenienti dall’Albania che tra il 1470 e il 1540, si insediarono nel territorio calabro-lucano per sfuggire alle milizie turche, appena dopo la scomparsa del condottiero Giorgio Castriota Skanderbeg e fondarono alcune comunità mantenendo viva la loro storia.
«Ci troviamo nel Parco nazionale del Pollino – spiega Imma Camodeca, guida ufficiale del Parco, appartenente lei stessa alla comunità Arbëreshe di Frascineto – che per vastità è il più esteso d’Europa, oltre 192 mila ettari, quasi otto volte l’isola d’Elba. All’interno del Parco ci sono 56 comuni di cui ben otto sono Arbëreshe, sei in Calabria e due in Basilicata. Quando incontro i gruppi in visita, mi piace raccontare come io vivo questa etnia. Mi piace raccontare la storia della mia famiglia e di quelle che sono venute prima della mia. Essere Arbëreshe è vivere una vita combattendo perché la nostra storia, cultura e tradizioni non scompaiano. Siamo un po’ i custodi di questa antica cultura».
La comunità albanese presente nel Pollino è fra le più radicate d’Italia: a Civita e a San Paolo Albanese, due paesi che hanno mantenuto intatte le caratteristiche agro-pastorali, si trovano i musei della civiltà Arbëreshe dove sono conservati numerosi oggetti, attrezzi e costumi tipici. Le parrocchie delle comunità Arbëreshe del Pollino sono di rito greco-bizantino e dipendono dalla Eparchia italo-albanese di Lungro, circoscrizione autonoma istituita nel 1919. La messa, solenne e carica di spiritualità tipicamente orientale, si celebra nella liturgia bizantina di San Giovanni Crisostomo, come tra gli Ortodossi.
Il gruppo dei lettori che prenderà parte al viaggio, visiterà il comune di Civita, il ponte del diavolo, il Raganello. Imma Camodeca parlerà dei riti religiosi, della celebrazione della messa, del matrimonio e del battesimo, della festa della Pasqua: «C’è in questi riti una sorta di collaborazione tra il prete e chi ascolta la messa che è tutta quanta cantata o in arbëreshe o in greco. Sono funzioni ricche di simbologia, radicate in una storia antica. Per esempio, a 40 giorni dalla nascita, la mamma va in chiesa con il bambino. Il prete l’aspetta davanti alla chiesa, la benedice e purifica e poi porta in braccio il bambino o la bambina per tutta la navata centrale fino all’altare. Nel mentre inizia a invocare il Signore che sia luce nella sua vita. Se è un maschio, poi lo porta proprio sopra l’altare perché un domani possa ufficiare la messa anche lui. Se è una bambina invece la pone davanti all’altare, non perché è minore, ma perché le donne non possono diventare prete. Sono funzioni davvero emozionanti, quando le racconto mi commuovo. Così nel matrimonio, uno dei momenti più belli è il “sì” detto davanti alla chiesa e in quel momento i due sposi entrano come re e regina nel tempio del Signore. E infatti si mettono le corone di fiori bianchi sulla testa. E poi c’è il rituale del bicchiere: se si rompe, dopo che hanno bevuto i due sposi, significa che da quel bicchiere poi non berrà nessuno».
Nella cultura arbëreshe ricca è anche la tradizione dei canti, che partono dalle nenie dei bambini fino ad arrivare al canto di morte, per passare per quelli d’amore, le serenate sia di bene, sia verso chi ha fatto del male, ha tradito o fatto qualcosa che non doveva essere fatto come tagliare una vigna.
«La paura adesso – conclude la guida – è che questa ricchezza poco alla volta vada persa. Una ricchezza che è data anche dal luogo, dalla natura. Ad esempio qui vive il pino loricato, presente nella penisola Balcanica e in maniera naturale esclusivamente nell’Appennino Calabro-Lucano del Parco nazionale del Pollino. Condividere questo sapere, questi riti, le tradizioni, i nostri canti, la lingua, i costumi, con chi viene a visitare il Parco, far conoscere le cittadine arbëreshe, può aiutarci a non disperdere la nostra storia».
Dal 21 marzo al 10 maggio a Padova c’è la 28a edizione del festival Prospettiva danza teatro (direzione artistica di Laura Pulin ed Eleonora de Logu) dal titolo “Voilà: tra apparizioni e sortilegi”. Eventi con importanti compagnie nazionali e internazionali che si esibiranno negli spazi dell’Agorà del Centro culturale Altinate-San Gaetano, del teatro Verdi, del museo Eremitani e della Fondazione Alberto Peruzzo. Sabato 21 alle 20.30 al Verdi serata dedicata a Casanova con “Casanova variazioni sul desiderio” di COB Compagnia Opus Ballet. Il 28 alle 18, 19 e 20 alla Fondazione Alberto Peruzzo “Hà-bi-tus” in cui Alessandra Ruggeri di Misanga dance collective indaga attraverso il movimento il dono più intimo che possiamo concedere a noi stessi: abitare il nostro corpo. Info: Prospettiva danza teatro 334-6532487; info@prospettivadanzateatro.it oppure Arteven tel. 041-5074711.
Programma completo: www.prospettivadanzateatro.it