Storie
La strada sale, spiana per un momento e torna a impennarsi. Armando Castello conosce già la dorsale di San Gottardo, ma non per questo gli concede qualcosa: tiene il suo passo, supera una curva dopo l’altra e punta verso il santuario della Madonna di Monte Berico. Ha 89 anni e nelle gambe una vita trascorsa in bicicletta. Domenica 13 settembre è partito con la maglia numero 15 da Solesino insieme al genero Luca Galante, 62 anni, e al gruppo Bici Verde di Monselice. Al ritorno il contachilometri segnerà 130 chilometri. «Sulla bici da corsa – precisa subito Armando – senza motore elettrico: finché ci sono le gambe, si usano quelle».
La mattina comincia verso le 8.30. Da Solesino i due attraversano Monselice, Este e Lozzo Atestino, poi pedalano verso Barbarano Vicentino. Qui un raduno di alpini rallenta il passaggio. Armando racconta la sosta come una piccola parentesi prima del tratto che aspetta davvero: la salita verso San Gottardo. «Per arrivare alla Scudelletta c’è una bella tirata, con punti che arrivano al 18, anche al 20 per cento. Poi continui a salire, scendi un po’ e trovi un’altra salita ancora più ripida. È tutto un su e giù». Sono 21 chilometri di ascesa che chiedono fiato e pazienza. A lui, però, piace proprio questo: sentire la pendenza sotto le ruote e trovare, pedalata dopo pedalata, il modo di superarla. «Non bisogna guardare indietro. Vai avanti al tuo ritmo, senza fare strappi, che bisogna ascoltare l’età del cuore».
Arrivano a Monte Berico intorno alle 11.30. Davanti al santuario ci sono molti pellegrini e con le scarpe da ciclismo non è semplice muoversi sugli scalini e non si può entrare in chiesa. Armando però fa tappa nella sua bottega preferita, compra un rosario e dedica qualche istante alla preghiera. L’immagine della Madonna infatti è affissa su tutte le sue biciclette. La meta, per lui, in questo caso tiene insieme la soddisfazione della salita e la devozione. Poi arriva il momento di riprendere fiato con un cappuccino e una brioche. Dopo una quarantina di minuti lui, Luca e gli altri del gruppo risalgono in sella. Scendono verso Vicenza, percorrono la ciclabile fino a Noventa Vicentina, ritrovano i Colli Euganei e infine la strada di casa.
«Ero affaticato, ma mi sentivo benissimo. Mi piace arrivare in cima e pensare: guarda dove sono arrivato con le mie gambe, la mia testa e a questa età», dice Armando. Non è la prima volta che a quasi novant’anni si mette alla prova. Lo scorso anno ha attraversato Enego, Foza, Gallio, Asiago e Canove nella stessa giornata. Ricorda soprattutto la strada che continua a prendere quota verso Foza: «Era tutta salita, tutta salita». C’è anche il Monte Grappa tra le ascese affrontate negli anni: ci è salito dodici volte e la sua storia è entrata anche nel libro
delle salite del Grappa. Da due anni non ha più potuto tornarci, ma non ha perso il gusto di misurarsi con la montagna. La differenza, racconta, è che oggi ascolta di più il proprio corpo e regola lo sforzo.
La prima bicicletta la costruì il padre quando era bambino, per andare in giro sulle strade del paese. Più tardi, con il lavoro, Armando poté comprarne una da corsa. «Era d’acciaio, mica leggera e di carbonio come quelle di oggi. La fatica la sentivi bene sulle gambe». Entrò nei circoli ciclistici, prese parte a raduni e gare, vinse anche qualche coppa. Ma la bici non è mai stata soltanto una passione da coltivare nei giorni liberi. «Quando finivo di lavorare di notte alle quattro, invece di andare subito a dormire qualche volta uscivo e pedalavo fino alle otto. Altre volte tornavo dopo una giornata di lavoro e facevo un’ora in bici: mi toglieva di dosso la stanchezza».
Con la pensione, nel 2001, è arrivato più tempo per i percorsi lunghi, da condividere con gli amici o da affrontare da solo: i laghi di Caldonazzo e Levico, il Cansiglio e il lago di Santa Croce. E, ogni volta che si può, una strada che sale. Armando esce quasi ogni giorno con la sua affezionata bicicletta. Fa colazione con fette biscottate e miele, qualche pezzetto di grana, poi controlla il meteo e sceglie dove pedalare. Alle 6.30 è già in sella mentre d’estate anticipa alle 5.30 per rientrare prima che il caldo si faccia sentire. Cerca strade poco trafficate e torna volentieri sui Colli Euganei: Lovertino, il Monte della Madonna, Teolo, Castelnuovo, le curve di Torreglia. «Se esco tutti i giorni faccio 55 o 60 chilometri. Se mi fermo un giorno, posso arrivare a 80 o 90».
Ad accompagnarlo in questa passione c’è Ivana, sua moglie da una vita. «Lei non va in bici, ma conosce questo mondo, gli sportivi e le gare meglio di me. Il suo sostegno è stato fondamentale, anche grazie a lei da gennaio a oggi ho percorso circa 8.150 chilometri». Armando torna dai suoi giri, si fa una doccia, si siede a tavola e già pensa alla prossima uscita. «A 89 anni le salite mi chiedono forse più misura di un tempo, ma la voglia di affrontarle, invece, è rimasta intatta».

«Tengo acceso il fanale posteriore anche di giorno», racconta Armando Castello. Indossa sempre il casco e, quando pedala con altri, insiste perché si proceda in fila indiana: «Non bisogna fare gruppo in strada. Così le auto hanno lo spazio per superarci in sicurezza». Sono abitudini maturate in tanti anni di pedalate. «In bici servono mille attenzioni, per noi e per gli altri».
«Non si smette di pedalare perché si è diventati vecchi, si diventa vecchi perché si smette di pedalare». Armando Castello sembra aver preso alla lettera questo motto dei ciclisti. La bici lo porta all’aria aperta, tra paesaggi che cambiano con le stagioni, e lo aiuta a mantenere attivi il corpo e la mente. La passione, però, va di pari passo con l’attenzione alla salute. «Ogni anno mi sottopongo a un controllo medico accurato e seguo le indicazioni del mio medico – racconta – A volte mi chiedono come abbia fatto ad arrivare a quasi 90 anni così in forma. Il mio segreto è la bici e l’amore della mia famiglia».