Chiesa
Ad Arquà Petrarca, sui Colli Euganei, si scorge un elegante chiesa dallo stile romanico e dalla pianta rettangolare. Se all’esterno ha conosciuto modifiche nel tempo, all’interno custodisce non solo pregevoli tracce artistiche – dall’altare maggiore dello scultore settecentesco Rizzi agli affreschi pregiotteschi – ma soprattutto un legame di devozione e storia con il proprio borgo che prosegue ormai da un millennio. È infatti datato 1026 l’atto in cui per la prima volta viene nominata la pieve di Santa Maria Assunta in quell’Arquà che solo in seguito avrebbe intrecciato in un connubio inscindibile il suo nome con quello di Francesco Petrarca. Sodalizio di cui proprio la chiesa continua a essere principale testimone, essendo appunto stata indicata dal letterato come luogo per la sua sepoltura, e proteggendo ancora oggi i resti nell’arca marmorea posta sul suo sagrato.
Storia collettiva e avvenimenti personali sono, dunque, confluiti in questo sito divenuto non solo luogo di preghiera ma uno scrigno di ricordi per l’intera comunità locale che ora riapre quei cassetti per trovarvi frammenti di memoria ma specialmente una nuova linfa per affrontare le sfide future. Il 27 febbraio – giorno successivo a quello in cui il documento storico colloca dieci secoli fa l’intitolazione all’Assunta – sarà proprio la messa presieduta dal vescovo Claudio, alle 20.30, a inaugurare il calendario dei festeggiamenti.
Per l’estate, annuncia il parroco don Romeo Bettio, sono in programma due concerti – il 31 maggio per la sentita solennità della Santissima Trinità e il 14 agosto – oltre alla manifestazione canora nel giorno di Ferragosto. A metà settembre verrà invece presentato un volume dal carattere scientifico dedicato alla storia e ai tesori artistici della chiesa, mentre a ottobre saranno inaugurati i restauri del campanile e della sacrestia.
«Con parole e celebrazioni, eventi culturali e interventi strutturali, desideriamo consegnare alla gente il messaggio che l’anniversario è un momento di rilancio contrassegnato dalla vigoria e dalla capacità propulsiva» spiega l’arciprete. Una forza che si auspica possa continuare anche in seguito, andando a coinvolgere non solo la parrocchia ma l’intero borgo che – seppur nel mutato contesto contemporaneo – trova oggi come allora nella chiesa un punto fermo nella vita quotidiana e nei momenti più turbolenti.
«Per il futuro mi auguro che ci sia sempre più una capacità di integrazione in una popolazione che risulta essere composta anche da molte persone trasferitesi in un secondo momento ad Arquà – continua don Bettio – Questo dovrà adattarsi, da un punto di vista ecclesiale, all’apertura indicata dal Sinodo diocesano e resa necessaria dalla scarsità di sacerdoti; si dovrà collaborare ad esempio con l’area del Monselicense nella prospettiva della possibile mancanza di un parroco residente in ogni paese».
Vede la potenziale capacità di questo anniversario nell’unire maggiormente la popolazione anche Imer Paolo Callegaro, fino allo scorso anno all’interno del consiglio pastorale parrocchiale, partendo proprio dalla riscoperta della storia e dell’esperienza diretta dei nativi del borgo con la loro parrocchia. «Ho capito che rispetto al legame, ad esempio con l’ambiente culturale, il paese abbia mantenuto un rapporto più stretto proprio con la chiesa; sento ancora presente questa vitalità, confermata per esempio dalla ripresa delle attività della banda durante le processioni o la partecipazione dei ragazzi ai campiscuola». Per la loro crescita Callegaro conferma il forte ruolo ancora oggi ricoperto dalla parrocchia. «I giovani hanno un rapporto diverso rispetto al passato ma ad Arquà, con don Romeo, sono coinvolti. Si trovano all’interno di un ambiente che dà loro la possibilità di pensare e rappresentare un futuro che abbia quel senso di cui i giovani hanno oggi fame. La proposta religiosa, e in particolare quella cattolica, è fondamentale per dare loro stabilità, forza e futuro».