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Rubriche | Tutto il resto è musica

giovedì 7 Maggio 2026

Aspettando… l’Eurovision. Rappresentati da Sal Da Vinci

Dal rock dei Måneskin alla tradizione melodica: "Per sempre sì" è già virale con il suo balletto
Liana Benvegnù

C’è stato un tempo, neanche troppo lontano, in cui l’Eurovision song contest in Italia veniva sostanzialmente ignorato. Esisteva, certo, ma restava confinato a una nicchia di appassionati e a qualche nottambulo televisivo. Poi, quasi all’improvviso, è diventato un evento imperdibile: meme, reaction, watch party, outfit da replicare nella vita quotidiana. Nel giro di pochi anni siamo passati dal chiederci se esistesse davvero al “non puoi non guardarlo”.
Nato nel 1956 come elegante esperimento televisivo, oggi l’Eurovision è un gigantesco spettacolo pop dove tutto può succedere. E soprattutto, dove tutto può diventare virale. Anzi, spesso è proprio lì che si decide il destino di una canzone: non solo sul palco, ma nei giorni e nei reel che lo precedono. Basti pensare al fenomeno Espresso macchiato dello scorso anno, esploso mesi prima ancora dell’esibizione ufficiale.
In vista della finale del 16 maggio, l’Italia torna protagonista e lo fa, ancora una volta, cambiando completamente registro. Dopo l’energia dirompente dei Måneskin, vincitori del 2021, che hanno riportato il rock al centro della scena europea con un’estetica internazionale e una presenza scenica travolgente, quest’anno si vira altrove. Decisamente altrove.
A rappresentarci è Sal Da Vinci, artista dalla carriera solida e trasversale, oggi al centro, quasi a sorpresa, di una nuova ondata di popolarità. Il merito? Un brano che ha fatto il giro dei social e, soprattutto, un balletto virale che lo accompagna: semplice, riconoscibile, irresistibile, perfetto per essere condiviso su ogni social.
Il fenomeno è interessante perché ribalta una convinzione diffusa: la viralità non nasce sempre da qualcosa costruito a tavolino. Qui è stata la combinazione tra melodia immediata e gesto coreografico replicabile a trasformare una canzone in un rito collettivo digitale.
Ed è proprio qui che emerge il contrasto con il recente passato italiano all’Eurovision.
Se i Måneskin rappresentavano rottura, impatto visivo e una certa dose di caos controllato, Sal Da Vinci porta sul palco un’idea opposta: centralità della voce, narrazione emotiva, una melodia che punta dritta al cuore. E, paradossalmente, a traghettarla nel presente è proprio quel balletto che continua a moltiplicarsi online. “Per sempre sì” è già tra le canzoni italiane più condivise e reinterpretate all’estero del 2026.
È una scelta controcorrente? Forse. Ma è anche perfettamente coerente con l’identità italiana nella competizione: capace di oscillare tra estremi senza perdere riconoscibilità. Dalla rivoluzione rock alla tradizione melodica, passando per TikTok.
Resta un punto fondamentale: oggi l’Eurovision non si gioca più solo durante la serata finale. Si gioca prima, online, tra trend e condivisioni. E sotto questo aspetto, Sal Da Vinci parte con un vantaggio concreto: il pubblico lo ha già intercettato, reinterpretato, fatto proprio.
Il 16 maggio, quindi, non sarà solo una finale. Sarà un banco di prova: capire se, nell’era della viralità, può ancora vincere chi non la insegue, ma la attraversa. Ma soprattutto se una canzone può arrivare lontano senza cambiare natura, semplicemente trovando il modo giusto per farsi riconoscere.

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