Fu vera pace? È l’interrogativo che risuona in questi giorni nel Paese, a 5 anni dalla firma dell’accordo tra Governo e Farc, avvenuta il 24 novembre 2016, a Bogotá. Ne parla, in un'intervista rilasciata al Sir, il presidente dell’episcopato e primate della Colombia, mons. Luis José Rueda Aparicio, arcivescovo di Bogotá
Padre Francisco De Roux, gesuita, è una delle persone più in vista oggi in Colombia. A lui è stato dato, tre anni fa, l’incarico di guidare la Commissione per il chiarimento della Verità, con il compito di scrivere la storia di oltre mezzo secolo di conflitto partendo dalle vittime. A cinque anni dalla storica firma tra Governo e guerriglia delle Farc, nel teatro Colón di Bogotá, padre De Roux racconta al Sir, in esclusiva per l’Europa, il difficile cammino di questi anni e le prospettive per il futuro, auspicando una “più grande pace” che coinvolga tutte le parti implicate, a partire dall’altra guerriglia, quella dell’Eln
Il nuovo presidente del Cile sarà deciso al ballottaggio, il 19 dicembre. Ma il fatto che i due contendenti siano l’ex leader studentesco trentacinquenne Gabriel Boric, il candidato più a sinistra, sostenuto dal Frente amplio e dal Partito comunista, e il leader dell’estrema destra José Antonio Kast (Partito repubblicano cileno), confermano che la polarizzazione politica è ai suoi massimi livelli
In questo momento, la maggiore tra le tante emergenze migratorie che affronta il Guatemala è la lunga catena di respingimenti e deportazioni, sia da parte degli Usa, che del Messico, che, ultimamente, dello stesso Guatemala, riporta i migranti nel cuore dell’America Centrale.
“Sarà l’Assemblea della ‘piramide invertita’, tutto comincia e finisce con il popolo di Dio”. Usa questa immagine, il presidente del Consiglio episcopale latinoamericano, mons. Miguel Cabrejos, arcivescovo di Trujillo (Perù) per descrivere la logica partecipativa e sinodale che muove l’Assemblea ecclesiale dell’America Latina e Caraibi, che si terrà dal 21 al 28 novembre, a Città del Messico
“Vogliamo esprimervi il nostro sconcerto e, a volte, senso di impotenza, nel contemplare e sperimentare il caso che vive il nostro pianeta, a causa del cambio climatico e i suoi impatti catastrofici per l’umanità e la casa comune, come la chiama Papa Francesco. Come uomini e donne di buona volontà, abbiamo ascoltato il grido dei poveri e il grido della terra che geme i dolori del parto (Rom 8,22) e, perciò, con grande preoccupazione ci rivolgiamo a voi nelle attuali condizioni che vive il nostro pianeta minacciato e ferito”.
Il Paese cerca di uscire dalla pandemia, ma si trova in condizioni economiche e sociali drammatiche. Secondo i dati dell’Osservatorio del divario sociale dell’Università cattolica argentina, la crisi economico-sanitaria ha generato perdite di posti di lavoro, una diminuzione del livello di attività lavorativa e una maggiore disoccupazione, che ha raggiunto il 14% della popolazione economicamente attiva
Di quel 22 luglio di 10 anni fa Candela Giarda, all’epoca undicenne, non ha particolari ricordi. Ma questo non le impedisce di essere, come racconta al Sir, “felicissima” per l’annuncio della prossima beatificazione di papa Giovanni Paolo I, coinciso con il riconoscimento della guarigione miracolosa di cui proprio lei fu protagonista. Di quel giorno, invece, ricordano ancora ogni attimo la mamma di Candela, Roxana Sosa, e padre Juan José Dabusti, il sacerdote dell’arcidiocesi di Buenos Aires che, di fronte alla disperazione di Roxana, dopo che i medici le avevano detto che Candela non avrebbe passato la notte, propose di pregare insieme, affidando la ragazza all’intercessione di Giovanni Paolo I, il “Papa del sorriso”. Oggi, la ventunenne Candela vive nella sua città natale, Paraná, 500 chilometri circa a nord della capitale dell’Argentina
Nonostante nel 2012 il Governo brasiliano lo abbia proclamato “patrono dell’educazione”, e le sue opere continuino a essere tradotte e lette in tutto il mondo (“Pedagogia degli oppressi” risulta essere, secondo un’indagine del 2016, il terzo libro più citato al mondo in studi riguardanti le scienze sociali), neppure una riga è uscita dal ministero dell’Educazione di Brasilia per celebrare, lo scorso 19 settembre, il centenario della nascita di Paulo Freire. Figura iconica, emblema dell’alfabetizzazione ed educazione che diviene presa di coscienza politica, Freire - nato a Recife nel 1921, e morto nel 1997 a San Paolo del Brasile, è del resto quanto di più lontano di possa immaginare dall’orientamento di Jair Bolsonaro. Quest’ultimo, del resto, più volte ha espresso tesi nostalgiche rispetto alla dittatura militare, la stessa che negli anni sessanta mise in carcere Freire e lo costrinse all’esilio, prima in Bolivia e poi in Cile