“Sono inorridito dalle notizie di un altro attacco che ha devastato la vita dei bambini, questa volta ferendo almeno 17 bambini e danneggiando una scuola ieri pomeriggio a Sumy, nel nord-est dell’Ucraina. Questo arriva a seguito di sette giorni di morte, durante i quali, secondo le notizie, due bambini sono stati uccisi e almeno altri sedici feriti”.
“Oggi più che mai servirebbe uno spazio per la Santa Sede. Proprio perché tutti si armano per sedersi al tavolo dei negoziati, diventa tanto più importante il ruolo di un protagonista come quello della Santa Sede. Una diplomazia disarmata, indipendente perché non legata in alcun modo a patti politici paralleli e disinteressata a interessi economici. La Santa Sede è estranea a tutti questi equilibri. È un vero e autentico ricercatore di pace esterno e quindi, in teoria potrebbe giocare un ruolo di mediazione, di ragionevolezza”.
Alberto Capannini, responsabile di Operazione Colomba, Corpo nonviolento di pace della Comunità Papa Giovanni XXIII, racconta l’effetto che fanno da Kherson, a pochi chilometri dal fronte, le notizie che arrivano dalle diplomazie internazionali. Dalle trattative sulle terre rare alle telefonate tra i “grandi” leader della terra. “L’idea che passa - dice - è che le persone non contano niente. Contano solamente i potenti. Tanto meno sei potente, tanto meno conti”. “La risposta che vogliamo dare noi a questa violenza – aggiunge - è una gestione comunitaria della vita vissuta sotto il peso della guerra, rimanendo il più possibile a fianco delle persone”.
L’arcivescovo di Mosca: “Sono rimasto molto amareggiato dalle parole volte al riarmo che ho sentito. Capisco le preoccupazioni che i leader europei possono avere, però mi sembra che non abbiamo imparato nulla dalla storia. E la storia ci indica che deve restare il rispetto della dignità della persona e dei popoli in primo piano. Ora, andare verso un riarmamento – comprendendo tutte le necessità di una difesa – non è la strada da percorrere. La pace in Europa oggi non può purtroppo andare in questa direzione”
Nel marzo 2022, furono quattro donne a salvare dagli effetti devastanti di un bombardamento il Museo d’arte di Kharkiv e a mettere in sicurezza le sue opere d’arte. “C’è chi in questa guerra combatte in trincea. Noi abbiamo lottato tra queste mura. E’ una storia d'amore perché è l’amore a spingerci a farlo”.
L'incontro con un soldato che ha appena lasciato le trincee per andare a trovare la famiglia. Un congedo che arriva dopo un anno vissuto ininterrottamente sul fronte. "Qualsiasi guerra è sporca ed è sporca da entrambi le parti. Cosa faccio? Lancio artiglierie. Magari contro un padre di famiglia, una brava persona". Non c'è odio né nella sua voce né nei suoi occhi.
Sergii Chernov, politico ucraino di Kharkiv, analizza i tentativi in atto tra Unione Europea e gli Stati Uniti di Trump di porre fine alla guerra. "Mi provoca un grande dispiacere vedere che si sta organizzando il destino dell'Ucraina senza gli ucraini. Se funzionasse il diritto internazionale questo non succederebbe. Bisogna trovare meccanismi internazionali che siano realmente capaci di difendere i diritti dell'uomo e la legittimità dei confini".
A fianco della cattedrale cattolica latina di Kharkiv, si trova la sede di Caritas Spes. Ogni giorno, dal lunedì al venerdì, vengono distribuiti aiuti umanitari e pasti caldi. Ma a soffrire di più sono i bimbi dai 3 ai 5 anni. Anche per loro, Caritas Spes ha realizzato un centro con attività ricreative e didattiche. A sostenere questa complessa macchina della solidarietà ci sono 56 volontari coordinati dal direttore padre Wojciech Stasewicz.
C’è una parte dell’Ucraina che non ha smesso di credere nel futuro e opera, nel silenzio, per renderlo già da oggi possibile. Nonostante i droni, gli allarmi e i missili. Siamo andati a conoscere questo popolo di uomini, donne, giovani che lavora a più livelli. Dallo sport all’università, nelle accademie di arte e design, negli istituti per il turismo e l’alberghiero. Lo fanno anche se le loro sedi sono state colpite dai missili e sono ancora in parte demoliti. “Kharkiv è come una fenice”, dice Anatoliy Huba, vice rettore dell'Accademia dello sport. “Saprà risorgere dalle ceneri”.