È nella lettura della cronaca quotidiana che nasce la domanda di uno sguardo che sappia andare oltre le apparenze, che sappia cogliere nel buio alcuni sprazzi di luce.
C’è una storia narrata di recente da un quotidiano nazionale che consente di cogliere nei percorsi scuola-ospedale la volontà di non interrompere queste relazioni.
Il piccolo libro del domenicano francese, Adrien Candiard edito dalla Libreria Vaticana: “Qualche parola prima dell’Apocalisse. Leggere il Vangelo in tempi di crisi”.
Cento giovani si sono lanciati in una gara che ha sorpreso gli adulti nel prendere atto che in quella gara di pensieri c’era un seme di speranza per una società in cui il pensiero è perlopiù considerato marginale se non superfluo.
Leggere il giornale cartaceo è un esercizio sempre meno diffuso, sono le pagine elettroniche a prendere il sopravvento con i loro linguaggi e i loro ritmi.
C’è il richiamo al “sogno” nel messaggio di Papa Francesco per la 57ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali dal titolo “Parlare col cuore. ‘Secondo verità nella carità’ (Ef 4,15)” che ricorre il 21 maggio. Sognare non è una fuga dalla realtà e dalla responsabilità ma è osare percorsi inediti, profetici, per condividere con l’altro le gioie e le preoccupazioni, le fatiche e le speranze. Per far nascere domande sul senso della vita di fronte allo scorrere quotidiano di immagini, parole, pensieri. Sognare una comunicazione che ascolta e parla con il ritmo del cuore può apparire molto distante dall’accavallarsi e dall’annullarsi di onde mediatiche in spazi antichi e moderni