Paolo Bustaffa

Paolo Bustaffa

Parole fragili e inutili? La poesia dei giovani nella lotta contro la violenza del virus

La poesia con la sua apparente leggerezza, attraversa le crepe del muro della pandemia ed è particolarmente significativo che siano dei giovani a farlo notare.

“Mi chiudo e socchiudo/ fino a temere le persone,/ senza nessuno che mi si avvicina./ Nello sperare che il tempo passi/ temo la vita mia/ e quelle che vicine mi sono./ Il mio cuore viene riempito di fede,/ ma giace in me il nero/ a questa vita dura io mi ripongo/ la sorte mia accetto”. Hamza Yaafour

Commemorazione dei defunti. Ascoltare il silenzio

L’esperienza di amicizia vissuta nel silenzio e nei sussurri dei vialetti cimiteriali diventa un monito a tenere vive le relazioni affinché la comunità non si frantumi,soprattutto nel tempo della pandemia. Una domanda infine nasce da quei cimiteri recenti che sono formati dalle onde di un mare come il Mediterraneo, oppure dalle zolle di un campo sterminato come Srebrenica nei Balcani. Il grido che viene da questi luoghi riesce a toccare la coscienza dei vivi che di fronte alla violenza, alle sofferenze, alle ingiustizie girano lo sguardo dall’altra parte e rischiano di rendersi complici dei violenti, degli oppressori, degli ingiusti?