La politica è richiamata con forza a un sussulto di responsabilità rispetto a quell’“alfabeto del futuro” che economia e tecnologia hanno iniziato a scrivere.
La denuncia rivela la maturità di giovani nel tempo dell’incertezza e della paura. Si rivolgono agli adulti e in particolare a quanti tra essi hanno responsabilità di governo.
Come minimizzare la portata di un gesto offensivo o di una intimidazione ritenendo l’uno e l’altra una ragazzata, una bravata, qualcosa che si spegnerà presto?
Nulla viene tolto al percorso della giustizia umana, tutto viene ricondotto al mistero dell’uomo, al suo cammino interiore, all’incontro con la verità.
Forse don Roberto non si accorgeva del grande dono che aveva di parlare al cuore di chiunque incontrasse. Era per lui del tutto naturale, comunicava così la bellezza dell’essere prete, dell’essere in colloquio permanente con Dio, dell’essere lieto di incontrare i poveri sulle strade del centro, nelle periferie esistenziali, nei luoghi della sofferenza, della reclusione, dello sfruttamento, dello scarto. Una comunicazione totalmente altra rispetto a quella che si è mossa attorno alla sua uccisione e che spesso ha rivelato l’incapacità di comprendere e raccontare l’essenziale di una vita e di una morte. Nel cielo sopra la città lo sguardo di questo prete è sempre più una domanda e sempre più una risposta