Venerdì scorso le truppe governative hanno attaccato con elicotteri una scuola nella regione di Sagaing, nel centro del Myanmar, causando decine di vittime e feriti tra studenti e insegnanti. Dopo il golpe del febbraio 2021 la giunta militare sta usando il pugno duro per contrastare la ribellione dei civili, che in quelle zone si sono organizzati con armi artigianali. Le forze dell’esercito hanno incendiato almeno 12.000 tra case e villaggi. Un forte sistema di controllo della dissidenza ha portato al licenziamento di 400.000 dipendenti pubblici considerati oppositori, mentre 12.000 persone sono ancora in carcere, tra cui mamme con figli. L’Onu ha documentato 260 attacchi alle scuole. Parla al Sir Cecilia Brighi, segretaria generale dell’associazione “Italia-Birmania insieme”
A parlare al Sir da Pemba, la città della provincia settentrionale di Cabo Delgado che accoglie il maggior numero di persone in fuga dal conflitto iniziato nel 2017 è Miriam Ruscio, dell'Ong Avsi, che opera in Mozambico dal 2010. Negli ultimi mesi c'è stata una recrudescenza degli attacchi - in uno di questi ha perso la vita la religiosa comboniana suor Maria De Coppi - con un aumento di oltre 200.000 sfollati. Se prima si pensava ai rientri nelle proprie terre ora è diventato impossibile
“La madre di Hudaifa sente che il suo bambino di due anni diventa sempre più freddo. Ad un certo punto si accorge della morte del figlio e tutti prendono consapevolezza del fatto. Questa madre con un cuore di ferro, insomma, lava il corpo del bambino, gli cambia i vestiti sporchi e apre la busta dei vestiti nuovi che avrebbe voluto mettere al figlio una volta arrivati sull’altra sponda del Mediterraneo. Dopo averlo vestito gli mette un profumo addosso e lo affida al mare con le sue mani…”
"Ci sono tante situazioni nel mondo per cui di fronte ad un appello di Papa Francesco ci si aspetterebbe una risposta coerente, non solo dai parte dei leader religiosi ma anche dei leader politici, che come vediamo stanno finanziando sempre di più il riarmo". Così Maurizio Simoncelli, vicepresidente di Archivio Disarmo, commenta al Sir le parole del Papa in Kazakhstan. Al contrario, "le spese militari sono iniziate ad aumentare già dagli anni '90 poi nel 2022 è precipitato tutto. Se aumentano spese militari e produzione di armamenti prima o poi si arriva ad una situazione esplosiva"
Ancora vittime nel Mediterraneo centrale: sei siriani, fra cui due bambini di uno e due anni, un 12enne e tre adulti, tra cui la nonna e la madre di alcuni bambini sopravvissuti.
“Siamo sgomenti e addolorati per questa tragica notizia. Inaccettabile e profondamente sbagliato che l’Europa si ostini a lasciar morire nell’indifferenza sempre più colpevole degli innocenti”.
Un dispositivo di ricerca e soccorso in mare; evitare ritardi eccessivi nell’assegnare i porti; ristrutturare l'hot spot di Lampedusa per adeguarlo ai numeri e prevedere un sistema di trasferimento veloce verso altri porti; incentivare vie legali e sicure come quelle dei corridoi umanitari. Dopo l'ennesima tragedia dei sei siriani morti di fame e sete su una imbarcazione arrivata a Pozzallo (tra cui tre bambini) Oliviero Forti, di Caritas italiana, elenca al Sir alcune soluzioni possibili per evitare altri morti nel Mediterraneo e rendere l'accoglienza dignitosa.
“Approvare entro questa legislatura la legge delega per la riforma dell’assistenza agli anziani non autosufficienti. Ma non c’è bisogno di una legge delega qualunque, bisogna tenere la barra sull’impalcatura che abbiamo condiviso dopo averla meticolosamente articolata”.
In seguito alle forti piogge monsoniche che si sono acuite la scorsa settimana ora è sott'acqua un terzo del Pakistan, con milioni di persone che hanno bisogno di aiuti umanitari. L’appello alla rete internazionale delle Caritas è di 1 milione e mezzo di euro ma aumenterà nei prossimi giorni per far fronte ai tanti bisogni, in continua crescita. Caritas italiana sta ricevendo donazioni e ha fatto richiesta alla Cei di uno stanziamento di circa 300.000 euro da destinare a Caritas Pakistan per aiutare le persone più vulnerabili. Ce ne parla Massimo Pallottino, responsabile dell’ufficio Asia e Oceania di Caritas italiana