Tra le comunità agostiniane che hanno stretti legami con Robert Francis Prevost, oggi Papa Leone XIV, ce n'è una molto speciale: è la piccola parrocchia di Sant'Anna dei Palafrenieri in Vaticano, quindi, di fatto, è "la parrocchia del Papa". Papa Francesco celebrò qui la sua prima messa pubblica. Robert Francis Prevost “viene sempre a trovarci. Veniva prima, verrà anche dopo”, dice al Sir il parroco. Commenti e curiosità.
Dopo l'attentato del 22 aprile nella località turistica di Pahalgam, nel Kashmir indiano, durante il quale sono morte 26 persone, in maggioranza indiani, l'esercito indiano ha sferrato nelle scorse ore attacchi aerei mirati – almeno nove – sul territorio del Pakistan, con l'obiettivo di "sradicare il terrorismo". Il Pakistan ha subito risposto. Ad oggi si contano decine di morti e feriti. Entrambi i Paesi sono potenze nucleari. Storia e ragioni dell'annosa questione del Kashmir
Il Sud Sudan, la Repubblica Centrafricana, il Mozambico in Africa. Il Bangladesh e il Pakistan in Asia. Sono alcune delle comunità cattoliche dove vivono missionari e missionarie che stanno seguendo i grandi eventi di questi giorni, piangendo Papa Francesco e pregando per i cardinali riuniti in Conclave e per il futuro successore al soglio di Pietro. Ecco le loro voci.
È un ricordo personale e profondo quello di mons. Carlassare: dopo l’attentato a Rumbek nel 2021, Papa Francesco lo incoraggiò dicendogli: “Sappi che c’è il Signore. È lui che guida la sua Chiesa. Tu solamente testimonia la sua parola”
Padre Gazzera, vescovo di Bangassou, ricorda la storica visita di Papa Francesco a Bangui nel 2015: “Un momento unico che ha rotto lo schema della violenza, lasciando spazio a riconciliazione, ascolto e amore”. Da lì, l’apertura del primo Giubileo fuori Roma
Haiti, Repubblica democratica del Congo, Repubblica Centrafricana, Sud Sudan: quattro Paesi tra quelli che vivono situazioni pesanti di conflitto, instabilità e violenza. Abbiamo chiesto a monsignor Aurelio Gazzera, vescovo di Bangassou (Repubblica Centrafricana), don Edouard Makimba Milambo, segretario esecutivo Caritas R.D. Congo, suor Elena Balatti, missionaria comboniana, direttrice della Caritas di Malakal (Sud Sudan) e Maddalena Boschetti, missionaria laica fidei donum della diocesi di Genova nella diocesi di Port-de-Paix ad Haiti, di raccontarci come vivono questi giorni.
L'Associazione 21 Luglio ha presentato oggi in Senato la nona edizione del Rapporto annuale 2024 sulla condizione delle comunità Rom e Sinte in Italia, intitolato "Bagliori di speranza. La condizione delle comunità Rom e Sinte in Italia". Le più grandi baraccopoli formali sono concentrate a Napoli e a Roma. L’aspettativa di vita di quanti vivono nelle baraccopoli è di almeno dieci anni inferiore a quella della popolazione italiana. Il 55% dei residenti ha meno di 18 anni. Dei rom e sinti presenti negli insediamenti istituzionali si stima che circa il 65% abbia la cittadinanza italiana.
La guerra dimenticata del Sudan, iniziata quasi due anni fa tra esercito e Rapid support forces (Rsf), è una delle peggiori crisi umanitarie al mondo, con livelli di violenza indicibile: decine di migliaia di vittime; 12 milioni di sfollati, oltre 24,6 milioni persone in condizioni di grave insicurezza alimentare, ospedali e strutture sanitarie distrutte, scuole chiuse per 17 milioni di bambini. Parla al Sir il comboniano padre Angelo Giorgetti