Fatti
L’ultima presidenza Usa, ma anche gli interventi pubblici di diversi leader politici internazionali, sembrano aver aperto una partita nella quale Stati Uniti e Nato vengono talvolta rappresentati come realtà contrapposte. Ma qual è la situazione concreta? E soprattutto: che differenza c’è tra una “base Nato” e una “base Usa”, dove si trovano e quali funzioni svolgono? La distinzione è importante.
La Nato non possiede una propria rete mondiale di basi paragonabile a quella degli Stati Uniti:
l’Alleanza utilizza infrastrutture messe a disposizione dagli Stati membri e si basa sulle forze militari nazionali che i Paesi alleati assegnano alle operazioni e ai comandi comuni. Gli Stati Uniti, invece, dispongono di una propria rete di basi e installazioni all’estero, alcune delle quali ospitano anche strutture, comandi o attività Nato. La sovrapposizione è quindi frequente, soprattutto in Europa.
Ramstein, in Germania, è una grande installazione dell’US Air Force, ma ospita anche il quartier generale dell’Allied Air Command della Nato.
A Sigonella, in Sicilia, accanto alle infrastrutture statunitensi opera la principale base operativa della Nato per il sistema di sorveglianza Alliance Ground Surveillance, con cinque velivoli senza pilota RQ-4D Phoenix. A Geilenkirchen, sempre in Germania, la Nato gestisce invece la flotta degli aerei E-3A Sentry Awacs. La rete nasce in gran parte con la Guerra fredda. La Nato viene fondata il 4 aprile 1949; dopo la guerra di Corea, nel 1950-1951, prende forma una struttura militare integrata, con il comando supremo affidato tradizionalmente a un generale statunitense. Il Supreme headquarters allied powers Europe (Shape), cioè il quartier generale supremo delle potenze alleate in Europa, viene attivato nel 1951 e oggi ha sede a Casteau, vicino a Mons, in Belgio. Nel 1952 nasce inoltre il comando alleato dell’Atlantico a Norfolk, negli Stati Uniti. In Italia la presenza alleata si consolida già nei primi anni Cinquanta. Nel 1951 viene istituito il comando delle forze alleate del Sud Europa, inizialmente a Napoli, mentre prendono forma i comandi terrestri e aerei di Verona, Firenze e Vicenza. Nel tempo la struttura si trasforma, ma il Mediterraneo resta uno dei nodi strategici della postura euro-atlantica. Secondo il Congressional research service,A Sigonella, in Sicilia, accanto alle infrastrutture statunitensi opera la principale base operativa della Nato per il sistema di sorveglianza Alliance Ground Surveillance, con cinque velivoli senza pilota RQ-4D Phoenix. A Geilenkirchen, sempre in Germania, la Nato gestisce invece la flotta degli aerei E-3A Sentry Awacs. La rete nasce in gran parte con la Guerra fredda. La Nato viene fondata il 4 aprile 1949; dopo la guerra di Corea, nel 1950-1951, prende forma una struttura militare integrata, con il comando supremo affidato tradizionalmente a un generale statunitense. Il Supreme headquarters allied powers Europe (Shape), cioè il quartier generale supremo delle potenze alleate in Europa, viene attivato nel 1951 e oggi ha sede a Casteau, vicino a Mons, in Belgio. Nel 1952 nasce inoltre il comando alleato dell’Atlantico a Norfolk, negli Stati Uniti. In Italia la presenza alleata si consolida già nei primi anni Cinquanta. Nel 1951 viene istituito il comando delle forze alleate del Sud Europa, inizialmente a Napoli, mentre prendono forma i comandi terrestri e aerei di Verona, Firenze e Vicenza. Nel tempo la struttura si trasforma, ma il Mediterraneo resta uno dei nodi strategici della postura euro-atlantica. Secondo il Congressional research service,
nell’area di responsabilità del Comando europeo degli Stati Uniti (Eucom) esistono 30 basi utilizzate stabilmente da almeno 15 anni e altri 19 siti militari.
Nell’aprile 2025 erano quasi 80mila i militari statunitensi assegnati nell’area di Eucom. Un precedente censimento del marzo 2024 indicava 67.200 militari permanentemente assegnati alle basi in Europa: 35.068 in Germania, 12.375 in Italia e 10.058 nel Regno Unito. La Germania è il principale hub: Ramstein per l’aviazione e il trasporto strategico; Stuttgart per Eucom; Wiesbaden per il comando dell’esercito Usa in Europa e Africa; Grafenwöhr e Vilseck per l’addestramento e le forze terrestri. Nel Regno Unito spiccano Lakenheath, Mildenhall e Croughton; in Spagna Rota e Morón; in Portogallo Lajes. In Italia la rete comprende Aviano, Sigonella, Napoli, Vicenza, Camp Darby, Gaeta e Ghedi, con funzioni che vanno dall’aviazione al supporto logistico, dalle comunicazioni alle attività navali e alla proiezione delle forze.
Dopo l’invasione russa dell’Ucraina del 2022, il Pentagono ha inoltre dispiegato o prolungato in Europa oltre 20mila militari aggiuntivi,
rafforzando comandi, difesa aerea, aviazione e capacità logistiche. La presenza Nato è invece costruita soprattutto attraverso le forze messe a disposizione dagli Stati membri.
Dal 2014 e soprattutto dal 2022 l’Alleanza ha rafforzato il fianco orientale: nel giugno 2026 erano 9 i gruppi multinazionali di combattimento dislocati sul fianco orientale,
mentre iniziative come Baltic sentry ed Eastern sentry hanno aumentato sorveglianza e difesa dello spazio aereo e marittimo. Anche qui le categorie si sovrappongono: basi nazionali, infrastrutture Nato e contingenti multinazionali convivono nello stesso sistema. La Nato, infatti, non dispone di un esercito permanente proprio: le forze restano nazionali, anche quando vengono messe a disposizione dell’Alleanza. La rete non è fatta soltanto di caserme. Comprende caccia, bombardieri, aerei da trasporto e rifornimento, elicotteri, navi, sistemi radar, difesa aerea e piattaforme di intelligence e sorveglianza. La Nato dispone a Geilenkirchen di 14 E-3A Sentry Awacs, mentre il sistema di sorveglianza Alliance ground surveillance opera da Sigonella con cinque RQ-4D Phoenix. Un capitolo particolarmente sensibile è quello nucleare. Secondo stime pubbliche del Nuclear threat initiative, circa 35 bombe nucleari statunitensi B61 sarebbero presenti nelle basi italiane di Aviano e Ghedi, nell’ambito del dispositivo di nuclear sharing della Nato. Gli ordigni B61-12 hanno sostituito le precedenti versioni e gli F-35A stanno progressivamente sostituendo i Tornado italiani come piattaforma di impiego. La rete americana è però globale. In Giappone gli Stati Uniti dispongono di circa 55mila militari e 85 strutture, mentre nella penisola coreana sono presenti circa 28.500 militari statunitensi. Yokosuka, Yokota, Kadena e Iwakuni sono alcuni dei principali nodi giapponesi; in Corea del Sud Camp Humphreys, Osan e Kunsan costituiscono importanti infrastrutture della presenza americana. Nel Medio Oriente il dispositivo è più frammentato: il Congressional research service (Crs), cioè il Servizio di ricerca del Congresso degli Stati Uniti, individua 8 basi permanenti e altri 11 siti militari nell’area di responsabilità dello United States Central Command (Centcom). Il quartier generale è a Tampa, mentre un comando avanzato si trova ad Al Udeid, in Qatar. Bahrain ospita la Quinta Flotta della Marina Usa. La regione ha inoltre mostrato quanto siano esposte queste infrastrutture: negli ultimi anni diverse basi in Iraq, Siria e Giordania sono state interessate da attacchi con droni e missili. Il punto, quindi, è che
Usa e Nato non costituiscono 2 reti militari contrapposte.
Esistono una rete americana, fatta di basi e installazioni sotto responsabilità degli Stati Uniti, e una struttura Nato costruita attraverso comandi, infrastrutture comuni e forze nazionali messe a disposizione dell’Alleanza. Le 2 reti si intersecano continuamente. È anche questo che rende complesso leggere la geografia militare contemporanea:
Ramstein può essere contemporaneamente una grande installazione americana e sede di un comando Nato; Sigonella può ospitare strutture Usa e una base operativa Nato; le forze di un Paese possono essere nazionali ma operare sotto un comando dell’Alleanza.
Dietro questa architettura ci sono settant’anni di storia, accordi bilaterali, investimenti comuni e nazionali, esigenze logistiche e strategiche. Ma anche questioni controverse: costi per i Paesi ospitanti, impatto ambientale, presenza di armamenti nucleari, proteste locali, sovranità e responsabilità politica delle installazioni. La trasformazione della sicurezza europea dopo il 2022 ha ulteriormente ampliato il dibattito sul ruolo americano e sul futuro della difesa europea. La domanda, dunque, non è soltanto quante siano le basi Usa o Nato. È capire chi le controlla, chi le finanzia, quali forze vi sono presenti, quale comando le utilizza e per quale missione. Solo distinguendo questi elementi è possibile leggere correttamente la mappa militare dell’Occidente.