Idee
Belgio. Laddove l’eutanasia non ha freni
L’esempio del Belgio, a 20 anni dalla legge
Léopold Vanbellingen, direttore dell’Institut Européen de Bioéthique di Bruxelles, ha partecipato in video conferenza, presenta la situazione in Belgio dopo 22 anni dall’approvazione della legge sull’eutanasia: «Voglio ricordare che l’obiettivo della legge in Belgio a inizio anni Duemila era quello di rispondere a situazione di sofferenza eccezionali e diminuire le eutanasie clandestine. L’obiettivo era quindi la depenalizzazione dell’eutanasia, ma a condizioni strette, e sotto un controllo ferreo di una commissione. Abbiamo assistito a una crescita dai 235 casi nel 2003 a più di 3.400 nel 2023, quindi l’eutanasia non è più una soluzione d’eccezione. La legge, inoltre, non ha fatto diminuire il numero di eutanasie clandestine che rappresentano tra il 25 e 35 per cento delle eutanasie in Belgio». Ai primi due dati, Léopold Vanbellingen ne aggiunge un terzo, legato all’accessibilità: «La lista delle patologie che consentirebbero a paziente di richiedere l’atto eutanasico sono state allargate e includono anche la depressione, la mancanza della vista, l’abbassamento dell’udito, diverse impossibilità articolari, fino ad arrivare all’incontinenza». Ma come si è arrivati a questa discrepanza tra quello che 22 anni fa si prevedeva e prometteva con la realtà attuale? «Per comprendere questa differenza bisogna guardare alla logica della depenalizzazione e due sono i punti focali, la soggettività e la non discriminazione. Sulla soggettività il passaggio è: la sofferenza può esser misurata solo dal paziente, dunque il medico che cosa potrebbe dire? Non può giudicare la sofferenza altrui». La non discriminazione, invece, ha consentito progressivamente di allargare la legge di caso in caso in nome dell’eguaglianza, fino ad arrivare a casi “estremi”: «Dal 13 febbraio 2014 è legale anche l’eutanasia sui minori, senza restrizioni di età anche se deve essere espressa anche la volontà del bambino prima di procedere; l’altro caso riguarda persone malate di Alzheimer con numerosi politici che vogliono estendere il diritto anche a loro. Ecco che, dunque, in questo contesto il legislatore è velocemente travolto dalla paura di mancare di compassione verso il prossimo».