Chiesa
Dal prossimo 1° febbraio un sacerdote italiano sarà alla guida di due importanti comunità del Limburg, in Belgio. Don Gianluca Loperfido, originario della diocesi di Taranto e residente nel Paese dal 2011, è stato infatti nominato parroco delle parrocchie di Leopoldsburg e Strooiendorp, realtà che insieme contano circa 30mila abitanti. La decisione è stata ufficializzata dal vescovo di Hasselt, mons. Patrick Hoogmartens, che ha affidato al giovane sacerdote un incarico pastorale di grande responsabilità.
Ordinato presbitero in Belgio il 15 agosto 2023, don Loperfido ha maturato negli ultimi anni un’esperienza significativa come viceparroco nelle città di Bree e Bocholt, dove ha potuto conoscere da vicino la vita ecclesiale e sociale del territorio fiammingo. La nuova nomina rappresenta per lui un passo importante nel suo cammino ministeriale: “Sarà una bella sfida che ho accettato con grande gioia”, racconta al Sir, lasciando trasparire entusiasmo e gratitudine.
La storia personale del sacerdote si intreccia con quella della comunità italiana emigrata in Belgio nel secondo dopoguerra. Dopo il diploma, quindici anni fa, don Loperfido aveva lasciato Taranto per trasferirsi proprio in Belgio, un Paese che sentiva già familiare. Un Paese a me conosciuto “proprio perché ogni anno dopo la scuola trascorrevo le vacanze estive dalla nonna a Winterslag”. Winterslag, quartiere periferico di Genk, è uno dei luoghi simbolo dell’emigrazione italiana legata alle miniere di carbone. Qui, oltre sessant’anni fa, si era stabilito anche il nonno Giovanni, partito dall’Italia per lavorare nelle miniere, come migliaia di connazionali.
Le parrocchie che ora don Loperfido guiderà si trovano proprio in una zona segnata da questa memoria collettiva. A Leopoldsburg e Strooiendorp, infatti, l’arrivo dei lavoratori italiani negli anni Cinquanta ha lasciato un’impronta profonda nella storia locale, nella cultura e nel tessuto sociale. Ancora oggi molte famiglie conservano quel legame con l’Italia, e la presenza di un sacerdote italiano viene percepita come un ponte naturale tra passato e presente.
Per questo motivo, la nuova missione pastorale assume per don Loperfido un valore particolare, quasi un ritorno alle radici: “Mi sento a casa – racconta – perché qui vivono molti italiani”. Le sue parole rivelano non solo un senso di appartenenza, ma anche la consapevolezza di inserirsi in una comunità che ha condiviso la storia migratoria della sua stessa famiglia.
Il Limburg, con le sue ex aree minerarie trasformate negli anni in quartieri multiculturali, rappresenta oggi un territorio complesso dove convivono diverse generazioni di immigrati e nuove sfide pastorali. Le parrocchie di Leopoldsburg e Strooiendorp, in particolare, sono comunità numerose e articolate, che richiedono attenzione alle tradizioni locali ma anche capacità di dialogo con una popolazione sempre più diversificata, ci dice don Loperfido.
La storia personale di questo sacerdote, nominato parroco ad appena poco più di due anni dalla sua ordinazione presbiterale, si intreccia con quella dell’emigrazione italiana, e la sua formazione maturata in Belgio rendono questa figura capace di comprendere le dinamiche culturali del territorio e accompagnare le comunità a lui affidate.
Per don Loperfido questa nuova fase della sua vita sacerdotale, inizia conoscendo le due comunità di Leopoldsburg e Strooiendorp portando con sé l’esperienza degli anni trascorsi nelle due precdenti parrocchie di Bree e Bocholt e la memoria di una storia familiare che continua a vivere in questi territorii del Belgio dove la presenza degli italiani è molto presente. Sin dall’epoca d’oro dell’industria mineraria belga.
Gli italiani scelsero queste zone per motivi economici: forte richiesta di manodopera, povertà in Italia e accordi bilaterali che garantivano viaggio e alloggio. Nonostante le difficoltà iniziali, le famiglie italiane si integrarono progressivamente, contribuendo alla vita sociale e culturale delle città. Una eredità ancora visibile: associazioni, tradizioni e il sito minerario riconvertito raccontano una storia di lavoro, sacrificio e resilienza che ha segnato profondamente l’identità di questi territori.