Fatti
«Un ponte vitale tra ospedale e vita». Sono le parole con cui Livio Trentin, direttore dell’Unità operativa complessa di Ematologia dell’Azienda Ospedaliera-Università di Padova, ha inaugurato la nuova Casa di accoglienza Ca’ Romanin, riaperta il 31 marzo nella città del Santo per ospitare pazienti sottoposti a trapianto di midollo e le loro famiglie. Un supporto fondamentale in una fase estremamente delicata, in cui il sistema immunitario è compromesso e il rischio di infezioni o complicanze è elevato: la vicinanza all’ospedale diventa quindi determinante per la sopravvivenza.
La struttura, infatti, è situata vicino al reparto di Ematologia e consente controlli frequenti e interventi tempestivi, evitando spostamenti rischiosi per pazienti fragili. Ca’ Romanin, parte del complesso Corte Lando (più noto come Ca’ Lando) e concessa dal Comune alla sezione padovana dell’Ail, l’Associazione italiana contro le leucemie-linfomi e mieloma, è stata ristrutturata grazie a fondi e donazioni (tra cui un importante contributo alla memoria dei signori Francesca Franceschi Dusi e Michelangelo Romanin Jacur, come testimonia la targa posta all’ingresso della casa) e in passato ha già accolto bambini e famiglie in cura. Oggi torna con una funzione rinnovata, dedicata agli adulti in fase post-trapianto.
Il presidente di Ail Padova don Marco Eugenio Brusutti spiega l’iniziativa: «L’obiettivo è migliorare la qualità della vita di ogni paziente e della sua famiglia. Una casa rappresenta, nella maggioranza dei casi, il luogo scelto ideale di assistenza e di cura. Ail Padova affronta ogni giorno il pluralismo etico, culturale, religioso e si ritrova a ripensare e a rivedere la cura in ogni sua fase. Si tratta di “saper-stare” (so-stare, vegliare con chi soffre, consolare, essere in una sollecitudine operativa che abbatte la solitudine, che è co-presenza che apre alla speranza)».
«La riapertura di Ca’ Romanin è una carezza al cuore – ha dichiarato l’assessore al Patrimonio del Comune di Padova, Margherita Cera – Sarà un rifugio di speranza e di solidarietà: chi combatte contro la malattia si sentirà meno solo».
Ail Padova si occupa di malattie oncoematologiche come le leucemie, i linfomi, il mieloma, ma si occupa anche di neuroblastoma e tumori cerebrali pediatrici. Ha investito in questo campo oltre 700 mila euro nel progetto “Stai bene” realizzato con il contributo del Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Adesso per la cura sta riqualificando tutte le case di accoglienza che in 50 anni hanno caratterizzato la forma più importante di assistenza dell’associazione, incominciata con Casa Divina Volontà con otto nuclei abitativi per bambini ammalati e i genitori, per passare poi a Casa Ca’ Romanin completamente dedicata agli adulti in attesa e post trapianto cellulare, avendo prima aperto una nuova casa in collaborazione con la parrocchia del Carmine di Monselice e con l’associazione Un Sasso per Leonardo per i bambini che effettuano cicli di radioterapia all’Ospedale di Schiavonia.