Fatti
A Campese di Bassano del Grappa, tra le mura e gli uliveti del monastero di Santa Croce, l’associazione Il sicomoro ha rinnovato una delle sue tradizioni comunitarie più amate: la raccolta delle olive. Sabato 24 ottobre, dalle 8.30, una quarantina tra volontari, amici e parrocchiani si sono ritrovati per raccogliere i frutti degli 80 ulivi del monastero, mentre alcuni bambini del catechismo hanno vissuto una lezione di catechesi incarnata, concreta e immersa nella natura. Non si è trattato solo di lavoro agricolo, ma di un’occasione preziosa per fare rete tra le comunità di Vicenza, Padova e Treviso.
I gesti semplici della raccolta sono diventati un momento di condivisione, canto e dialogo intergenerazionale, incarnando lo spirito benedettino dell’ora et labora nella letizia della pace. A fine mattinata, la fatica condivisa si è trasformata in festa con un pranzo conviviale tra gli ulivi.
L’olio che verrà poi ricavato dalle olive raccolte sarà devoluto alla parrocchia e offerto prima della messa di Natale, a testimonianza di un impegno che unisce fede, vita e cura della terra. è stata una vera esperienza di chiesa e un’occasione per riscoprire il valore del “so-stare” insieme e della fraternità laicale.
Il calendario delle attività in monastero si arricchisce continuamente di nuove proposte aperte al territorio. «L’associazione Il Sicomoro – raccontano Marta Brunello e Angelo Chemin, volontari dell’associazione – è nata ormai quattro anni fa da un’idea di un gruppo di amici che desideravano tenere aperto, far rivivere il monastero, offrendosi e offrendo un’occasione per vivere la propria spiritualità e incontrare la Parola, per cercare di darsi delle risposte a domande che nascono in tutti noi e collegare il quotidiano allo “straordinario” della fede».
Dal 26 ottobre ha preso il via un nuovo approfondimento biblico dedicato al Vangelo di Matteo, un percorso nello studio delle Scritture guidato dal teologo Giuseppe Casarin che fa seguito al cammino avviato già lo scorso anno. Parallelamente, si stanno completando le serate del ciclo “Il monastero vive e si racconta”, un itinerario storico-culturale sui monasteri benedettini con un focus speciale proprio sulla storia e sull’arte nascosta del monastero di Campese.
In collaborazione con un gruppo di permacultura (agricoltura permanente), è in fase di progettazione la costruzione di un forno comunitario dove i parrocchiani impasteranno il pane una volta alla settimana che verrà poi donato ai fedeli alla fine delle messe domenicali. Inoltre alcune parrocchiane sono impegnate nella raccolta delle essenze officinali dell’orto dei semplici, destinate all’essiccazione per la produzione di dadi vegetali e sali aromatizzati. Non mancano gli spazi dedicati al silenzio e alla spiritualità interiore, come il ciclo di meditazione “Semi di speranza” pensato per nutrire il cuore e accompagnare la preghiera. Queste iniziative si affiancano alla preghiera comunitaria, all’ospitalità programmata e occasionale nella stanza del silenzio e al costante impegno nella cura della rete sociale.