Chiesa
Percorsi formativi, con due assunzioni, accompagnamento delle persone in uscita dal carcere o in misura alternativa, accoglienza di ex detenuti, approfondimento di cos’è la giustizia riparativa: sono tra le iniziative portate avanti dalla Caritas diocesana di Modena con i fondi 8×1000. “Noi lavoriamo nell’ambito del carcere con fondi dell’8×1000 che ci arrivano da Caritas italiana, quindi abbiamo alcuni progetti in collaborazione con Caritas italiana, ma anche con i fondi dell’8×1000 ordinari della diocesi”, spiega suor Maria Bottura, direttrice della Caritas diocesana di Modena-Nonantola.
“Innanzitutto – racconta suor Maria –, sosteniamo percorsi formativi e lavorativi all’interno della casa circondariale di Modena: sono progetti che realizziamo in collaborazione anche con realtà del territorio, con delle cooperative sociali, e che hanno l’obiettivo di trasformare per quanto possibile il tempo della detenzione in un tempo utile e quindi in un’occasione per diventare più responsabili, acquisendo competenze concrete che poi siano spendibili anche all’esterno”.
Nel 2025 “i percorsi all’interno del carcere hanno permesso di attivare due assunzioni a tempo pieno e anche alcuni tirocini formativi per i detenuti che all’interno del carcere hanno seguito questi progetti, una volta usciti”.
Accanto a questo “ci sono anche progetti di accompagnamento delle persone in uscita dal carcere o che sono inserite in misure alternative al carcere, attraverso dei percorsi personalizzati e finalizzati al reinserimento sociale”.
Suor Bottura chiarisce:
Abbiamo attivato progetti di accoglienza post detentiva: in particolare, in quattro casi sempre nel 2025 le persone, ospitate presso il Centro di accoglienza Papa Francesco della Caritas diocesana, hanno partecipato a percorsi di inserimento lavorativo. Attualmente seguiamo una decina di persone che accompagniamo nelle misure alternative o in progettualità specifiche, sempre in rete con l’area educativa del carcere, i servizi sociali, la rete territoriale. Dietro a tutto questo impegno c’è un grosso lavoro di rete tra tutte le realtà che si occupano di carcere nel territorio, quindi non solo con la casa circondariale, ma anche con tutte le altre realtà presenti”.
La direttrice della Caritas sottolinea un “altro aspetto importante dei nostri progetti: il supporto materiale alle persone più fragili che sono detenute”:
“Ci rendiamo conto che il carcere raccoglie molto spesso delle fragilità che non sono state intercettate precedentemente, questo sia sul piano della salute mentale, sia sul piano economico
e quindi in collaborazione con l’associazione ‘Carcere – Città’ raccogliamo e distribuiamo kit per l’igiene personale; insieme all’Associazione ‘Porta aperta al carcere’ si acquistano abiti e si mettono a disposizione dei detenuti più in difficoltà scarpe e capi di vestiario nuovi, con l’obiettivo non semplicemente di rispondere ai bisogni immediati, ma di costruire percorsi che hanno al centro la dignità della persona, la responsabilità, il lavoro, la cura, i documenti, le relazioni. Avere una rete esterna che accoglie la persona anche all’uscita dal carcere è un elemento molto importante. La sicurezza, infatti, non si costruisce solo trattenendo le persone in carcere, ma creando le condizioni perché nel momento in cui escono possano essere meno fragili, meno sole e quindi meno esposte alla recidiva”.
Come stanno andando questi progetti?
“Ci pare che i risultati raggiunti siano significativi – risponde suor Maria –, con esperienze formative e lavorative reali, l’attivazione di tirocini e di assunzioni; abbiamo un operatore della Caritas che fa regolarmente colloqui all’interno del carcere e questo diventa anche un punto di partenza per costruire reti di sostegno e di collaborazione con le realtà del territorio”.
Quali sono le difficoltà? “La casa circondariale di Modena registra un sovraffollamento, la carenza di personale, la rotazione frequente delle persone detenute, per cui non sempre si riesce a portare a termine un percorso iniziato; poi fragilità sociali, sanitarie molto gravi, la tossicodipendenza. Una situazione molto complessa che rispecchia anche la situazione di molte altre carceri italiane”.
Le iniziative portate avanti dalla Caritas non si limitano al carcere.
“Con l’importante rete che si è costruita – l’amministrazione della penitenziaria del carcere di Modena, l’Uepe, le associazioni, le cooperative attive sia dentro sia attorno al carcere – lavoriamo anche alla sensibilizzazione del territorio, in momenti pubblici.
Abbiamo realizzato anche un convegno sulla giustizia riparativa in particolare e promuoviamo percorsi formativi, occasioni di confronto sul tema della giustizia, momenti di comunità sulla giustizia riparativa con l’obiettivo di aiutare il territorio a guardare il carcere non solo come problema, ma anche come realtà che ci interpella tutti, che chiede responsabilità, una riflessione comune, perché la soluzione non è solo quella di allargare le carceri, ma è quella di creare un ambiente dove le persone possano anche riuscire a non andarci in carcere, perché assumono responsabilità e una possibilità di vita diversa”, conclude suor Bottura.