Fatti
Cariparo sostiene l’Università in carcere
La Fondazione sostiene la formazione dei detenuti, portata avanti da vent’anni dal Bo, con un finanziamento di 45 mila euro a copertura delle spese per il materiale di studio
FattiLa Fondazione sostiene la formazione dei detenuti, portata avanti da vent’anni dal Bo, con un finanziamento di 45 mila euro a copertura delle spese per il materiale di studio
La cultura rende liberi, ci allontana dall’ignoranza e scaccia il rischio di essere manipolabili. Un pensiero sostenuto dall’Università di Padova che, con il suo Polo universitario in carcere, si impegna da vent’anni nella formazione dei detenuti. Un cammino che negli ultimi anni vede anche la Fondazione Cariparo che, quest’anno ha stanziato 45 mila euro per coprire le spese del materiale di studio e altri supporti necessari. «Portare l’Università in carcere, permettendo ai detenuti di studiare e di laurearsi – afferma Gilberto Muraro, presidente della Cariparo – significa offrire un’occasione preziosa di sviluppo umano, che dà loro l’opportunità di utilizzare in modo proficuo il proprio tempo, ponendo le basi per un percorso di integrazione al termine del periodo di detenzione. Sono queste le principali ragioni che portano la Fondazione a sostenere il Polo universitario in carcere, un intervento che risponde pienamente a una delle linee strategiche che orientano la nostra attività filantropica: l’inclusione sociale». Il progetto ha preso il via nel dicembre 2003, grazie a un protocollo d’intesa tra l’Università di Padova e il dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria del ministero della Giustizia, con l’obiettivo di offrire formazione universitaria ai detenuti delle regioni Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige. E proprio il carcere Due Palazzi di Padova è stato designato come sede principale delle attività accademiche. Nel 2013, l’iniziativa ha raggiunto un ulteriore traguardo con la firma della Dichiarazione d’intenti, che ha riconosciuto all’Università di Padova il ruolo di capofila nella condivisione di esperienze formative simili a livello nazionale; mentre fino 2018, l’associazione Gruppo operatori carcerari volontari ha collaborato al progetto, occupandosi di tutoraggio, acquisto di libri e strumentazioni informatiche. «Grazie al sostegno della Fondazione Cariparo possiamo accompagnare i nostri studenti garantendo loro il materiale necessario per tutto il percorso di studio – sostiene la docente Francesca Vianello, delegata dell’Ateneo al progetto – Sapere che qualcuno all’esterno ti sostiene e crede in te responsabilizza e dà fiducia. Quest’anno sono circa cinquanta gli studenti in regime di detenzione iscritti a un corso di laurea, cui se ne aggiungono altri cinque in esecuzione penale esterna».