Storie
«Casa» è la parola che torna più spesso nella chiacchierata con don Luigi Beggiao, don Giancarlo Ceccato e suor Tiziana Zanesco. Certo, con loro abbiamo parlato della Casa del clero della Diocesi di Padova – intitolata a san Gregorio Barbarigo – a vent’anni dalla riapertura dopo i lavori di restauro. Ma non è questo che fa tornare e ritornare la parola «casa». È ciò che don Luigi, don Giancarlo e suor Tiziana vivono in via San Girolamo 25. Luogo di cui il vescovo Filippo Franceschi diceva nel 1987, chiedendo a mons. Guerrino Piran di prendersene cura: «Ha dei pregi: è grande, ha un bel giardino, è in centro città e vicino all’episcopio».
«L’attuale Casa del clero accoglie sacerdoti di diverse età – racconta don Beggiao, che la dirige dal 2018 – c’è chi ha concluso il servizio pastorale, ma è ancora attivo per attività occasionali o mandati temporanei (penitenzieri, supplenze nelle parrocchie…); ci sono presbiteri che provengono da altre Diocesi e studiano a Padova; trovano casa missionari di ritorno dal loro servizio e giovani preti che si occupano delle comunità etniche cattoliche. La casa è aperta anche a chi, tra i presbiteri, ha bisogno di un’accoglienza temporanea».
Al momento vivono in Casa del clero 30 presbiteri, di cui 27 residenti. «L’età va dai 60 anni ai 96 di don Alberto Gonzato, attuale decano. Fino a non molto tempo fa lo era don Antonio Pedron, classe 1925; pur in forma, aveva problemi di vista e questo rendeva difficile la sua permanenza di Casa del clero, dove è richiesta autonomia personale».
Don Beggiao ci tiene a sottolineare che è una casa dove si respira un clima di libertà e autonomia, «nel rispetto reciproco, nella condivisione e nella disponibilità gli uni verso gli altri». Si prega e si pranza/cena insieme, «ma senza che suoni la campanella per ricordare questo o quel momento, come se si fosse tornati ai tempi del Seminario». Ci sono poi occasioni per preparare insieme l’omelia domenicale, una volta a settimana, e per aggiornarsi periodicamente su temi teologici o di attualità pastorale. «Il clima è positivo e propositivo: ci teniamo molto, perché solo così ci si può sentire a casa».
Don Giancarlo Ceccato, classe 1939, ha una lunga esperienza di Casa del clero. L’ha vissuta prima della ristrutturazione e ci è tornato nel 2006. «È la mia casa. Non l’ho mai considerata una casa di riposo per presbiteri anziani. Per me è un dono della Provvidenza: rappresenta le braccia aperte della Diocesi per i presbiteri. Certo, vivere insieme comporta della fatiche, ma è così in tutte le famiglie. Ognuno ha il suo carattere, le sue abitudini, le sue manie… Ci si scontra e poi – questa è la cosa bella – ci si perdona. La vita comunitaria si impara. Ringrazio il Signore di questa casa, che ho scelto e dove vivo in libertà. Ci tengo a dirlo: qui non mi sento un ricoverato».
In via San Girolamo 25 le porte sono aperte… per tutti: «Familiari, parenti, amici di chi vi risiede sono sempre ben accolti, così come i compagni di ordinazione presbiterale – racconta don Beggiao – Ma non solo loro: alcune equipe degli uffici diocesani si incontrano qui per momenti di confronto e formazione e pranzano insieme ai sacerdoti; si ritrova qui, poi, il Movimento apostolico ciechi, di cui è assistente don Giancarlo. L’invito è a venire in Casa del clero: per conoscerla e per incontrare i sacerdoti residenti».
Una presenza preziosa è quella delle religiose: prima le Dimesse e ora le Elisabettine. «Siamo in tre e ci occupiamo di piccole cose
che riguardano la vita quotidiana della casa e dei sacerdoti, oltre che offrire un servizio infermieristico di base – racconta suor Tiziana Zanesco, che per trent’anni è stata infermiera in cardiochirurgia a Padova, e ora vive in Casa del clero con suor Annamaria Ceccato e suor Leonaldina Andreazza – Tutte e tre, poi, ogni settimana facciamo servizio al Pane dei poveri».
Accolte, rispettate e ben volute: così si sentono le tre Elisabettine. «Viviamo una bella esperienza di fraternità allargata con i presbiteri» racconta suor Tiziana.
«La Casa del clero – sottolinea don Silvano Berto, presidente del cda della Fondazione Casa del clero – non è solo dei presbiteri che vi risiedono, ma di tutta la famiglia diocesana, che esprime nella premura di “trovare casa” per i suoi presbiteri, quel nodo vitale di relazioni che unisce vescovo, presbiterio e comunità cristiane. Ci auguriamo che venga guardata con amore da tutta la Diocesi».
C’è chi si fa servizio in Cattedrale come penitenziere; chi si reca nella chiesa del Corpus Domini per l’adorazione; chi celebra l’eucaristia lì dove c’è bisogno… I presbiteri residenti in Casa del clero continuano il loro prezioso servizio alla Chiesa di Padova.
1672 – prima “Casa dei sacerdoti” voluta dal vescovo Barbarigo; sorgeva di fronte al Seminario Maggiore. Era adibita ad accogliere gli “oblati” (sacerdoti con voto di obbedienza alle disposizioni del vescovo) o i sacerdoti dedicati all’insegnamento in Seminario; fu chiusa con la morte del Barbarigo.
1894 – il vescovo Callegari affida a tre nuovi oblati la cura della chiesa di San Tomaso, la cui canonica diventa la nuova “Casa del clero”.
1903 – accanto a San Tomaso viene fondata la prima “vera” Casa del clero.
1927 – il vescovo Dalla Costa desidera che si trovi una nuova sede per la Casa del clero. Viene individuata in via San Girolamo 12 (poi 25).
1966 – il decreto presidenziale del 2 dicembre riconosce il fine della formazione (e l’assistenza) spirituale, culturale e materiale dei sacerdoti attivi a Padova e/o anche di chi vi giungesse per studio.
1999 – cominciano i lavori di ristrutturazione; i sacerdoti residenti si spostano a Casa Maria Immacolata in via Daniele Manin.
2006 – la Casa del clero riapre il 1° giugno; il nuovo direttore è don Gianfranco Zenatto. Viene benedetta dal vescovo Mattiazzo il 19 giugno, in occasione della festa di San Gregorio Barbarigo.