Storie
Un sostegno concreto che parte innanzitutto dall’ascolto dei bisogni reali delle persone: è questo l’obiettivo che si pone, dal 1994, Nuova Famiglia, associazione con sede a Caselle di Selvazzano Dentro, con all’attivo progetti di supporto alle popolazioni locali in Brasile, Etiopia e Guinea-Bissau. Ed è proprio con l’intento di vivere qualche giorno insieme alle persone, per ascoltare le loro storie e comprendere le loro necessità, che un gruppo di otto giovani ha vissuto, dal 3 al 17 agosto, due settimane di campo di conoscenza, nel villaggio di Gubrye, nella zona di Gurage, nel Sud dell’Etiopia. «Siamo stati accolti dalle suore salesiane che gestiscono una missione nel Paese – spiega Anna Casula, una delle volontarie che ha partecipato al viaggio – A noi hanno chiesto di organizzare, per i bambini e i ragazzi, un centro estivo pomeridiano, affiancati, nel nostro servizio educativo, da alcuni giovani del posto». Le attività proposte sono state le più semplici, con l’intento di trascorrere, insieme ai ragazzi e ai giovani etiopi, alcune ore di gioco e amicizia. «Nella mia vita di tutti i giorni, in Italia – racconta Casula – studio Scienze dell’educazione e lavoro in un asilo nido, perciò sono abituata a stare con i bambini. Ma quanto ho vissuto lì a Gubrye è stato qualcosa di completamente diverso da ciò che sperimento nella mia quotidianità. Il nostro obiettivo, infatti, non è mai stato solo educativo: ciò che cercavamo di instaurare era una relazione autentica con loro, nella gioia dell’incontro e nella bellezza del donarsi gratuitamente agli altri. E non è sempre scontato poter vivere lo stesso anche qui da noi».
All’iniziativa del centro estivo erano poi affiancate, durante gli altri momenti della giornata, attività di distribuzione di vestiti, beni di prima necessità e materiale sanitario, occasioni preziose anche per incontrare personalmente le famiglie dei ragazzi. «È proprio parlando e vivendo con le persone – sottolinea a questo proposito Davide Tosato, uno dei giovani – che noi volontari di Nuova Famiglia capiamo quali siano i loro reali bisogni e necessità, e insieme a loro costruiamo i nostri progetti e diamo forma alle nostre iniziative. Non agiamo mai con l’intento di stravolgere la vita delle persone, ma con quello di aiutarle a vivere la loro vita di ogni giorno nel modo più dignitoso, felice e arricchente possibile». E a propria volta i volontari hanno avuto l’opportunità di sperimentare la bellezza dell’incontro con un popolo dalla cultura e dalla socialità radicalmente diverse dalle nostre. «Ciò che mi ha colpito di più – spiega Tosato – è stato percepire i modi diversi di affrontare le giornate e di concepire il tempo. Mentre noi siamo abituati a ritmi serrati e scanditi, lì, in Etiopia, le ore sembrano scorrere più lentamente e questo permette davvero alle persone di dedicare una cura e un’attenzione alle relazioni che noi trascuriamo forse troppo spesso. Quando nel villaggio i compaesani si incontravano, lungo le vie, i loro sguardi e i loro abbracci raccontavano la gioia dello stare insieme: si parlavano e si sorridevano senza la fretta di andar via, godendosi il valore autentico di quell’incontro».
Un senso di comunità contagioso, che ha coinvolto anche i giovani dell’associazione in viaggio, come ricorda Fabio Padovan: «Un episodio che mi è rimasto particolarmente impresso è stato il momento in cui abbiamo consegnato a una famiglia bisognosa alcuni nuovi materassi, cuscini e coperte. La riconoscenza della madre, infinitamente grande per il nostro dono, mi è rimasta nel cuore, insieme ai suoi abbracci e alla sua commozione, oltre alla grande gioia dei bambini, che mi hanno fatto sentire molto più che accolto nella loro casa». Sono, d’altra parte, soprattutto momenti come questi ad arricchire i campi di conoscenza della Nuova Famiglia, e a permettere a chi li vive di provare sulla propria pelle il contatto con l’altro, che a poco a poco, da diverso diventa familiare.
«È un bello shock – racconta a questo riguardo Beatrice Carraro – uscire dalla nostra quotidianità, fatta di ritmi veloci, individualismo e comodità che diamo per scontate, per immergersi in un ambiente in cui tutto questo cade in secondo piano. Passare le giornate lì mi ha portato a rallentare e a osservare le cose da altri punti di vista, ridimensionando anche le mie preoccupazioni: ho imparato che spesso, per vivere la bellezza della relazione con l’altro, non servono grandi mezzi, è sufficiente la disponibilità a esserci». È lo spirito con cui vivono la propria vocazione anche le suore che i giovani hanno conosciuto a Gubrye, nella spontaneità e nella semplicità dell’aiuto missionario, ma con la consapevolezza che «nessuno ha bisogno di aspettare un solo attimo prima di iniziare a migliorare il mondo», come hanno deciso di scrivere sulle maglie dei volontari e degli educatori del centro estivo del villaggio.
Ed è questa stessa convinzione che muove anche l’associazione, nell’organizzazione dei campi di conoscenza, ma soprattutto nel sostegno ai progetti di costruzione e ristrutturazione di scuole, cliniche, opere dedicate ai bisogni della popolazione e nella proposta delle adozioni a distanza, sempre con l’appoggio delle realtà ecclesiastiche e missionarie già presenti sul luogo, in Etiopia, Guinea-Bissau e Brasile. «Il nostro impegno – afferma Lorenzo Tosato, presidente di Nuova Famiglia – è devolvere alle popolazioni che sosteniamo tutto il ricavato delle donazioni, in un rapporto davvero di sostegno fraterno. Grazie alle offerte, l’anno scorso siamo riusciti, ad esempio, ad attivare un progetto di microcredito rivolto alle donne, che prevede il prestito di una quota annuale finalizzata a intraprendere un’attività produttiva. L’obiettivo è che chi riceve il prestito possa a poco a poco diventare indipendente, emanciparsi, e restituire la somma».
Ma i progetti all’attivo sono vari: dal sostegno a un istituto scolastico per non vedenti in Etiopia, all’allestimento di un impianto fotovoltaico in una clinica e alla costruzione di una scuola in Guinea-Bissau. «Ci teniamo soprattutto – conclude Tosato – che siano progetti nati dalle richieste e dalle segnalazioni degli abitanti del posto e dagli enti missionari lì radicati, affinché si possa agire davvero in sintonia. E gli stessi campi di conoscenza, ripresi recentemente dopo alcuni anni di interruzione, sono una bellissima testimonianza di questo nostro rapporto di vicinanza alle realtà e alle persone che aiutiamo: è un dare e un ricevere reciproco, che nasce dalla relazione autentica e fraterna e che dà i frutti migliori proprio perché valorizza la ricchezza dell’incontro anche spontaneo».
Nel ricordare le due settimane trascorse nel villaggio di Gubrye, in Etiopia, Francesca Carraro, una deile volontarie di Nuova Famiglia, pone l’accento sulla semplicità che caratterizza la vita in Africa: «Lo si nota soprattutto nei bambini – riflette – che hanno bisogno davvero di poco per divertirsi e non si annoiano mai. Noi in Europa abbiamo tutto, ma nel nostro tutto ci sembra spesso di non avere nulla. Al contrario, loro apparentemente non hanno nulla, ma in questo riescono a trovare il proprio tutto».
Tra le iniziative dei giovani di Nuova Famiglia c’è anche il crowdfunding, grazie al quale l’associazione è riuscita a finanziare il progetto di microcredito per le donne in Etiopia e la costruzione di una scuola a Mato Farroba, in Guinea-Bissau.