Tv su Internet: Facebook straccia YouTube. E mamma Rai non sa più cosa fare

Già a maggio la Rai, seguendo l’esempio di Mediaset, aveva interrotto i propri rapporti con YouTube e aveva cancellato tutti i "canali" e i video che erano stati caricati sulla piattaforma di Google. Adesso molto probabilmente dovranno cominciare ad occuparsi anche di Facebook. Il tema è spinoso e riguarda proprio il bacino generazionale del pubblico della tv di Stato, non solo i giovanissimi.

Metti i giovani nel motore dell’antimafia

A Roma gli Stati generali dell'antimafia promossi da Libera. Chiara, Mariano, Marco e Roberto: sono loro che animano i presidi sul territorio italiano, tutti intitolati a una vittima delle mafie, perché, come diceva Borsellino, «la mafia non è una sola, ma è come un albero fatto di tanti rami secchi». Da Nord a Sud del paese, un lavoro instancabile per la legalità. Ideali forti e coraggio per interloquire con ambienti spesso sottomessi alle mafie.

Politica e imprenditori d’accordo: cacciamo i corrotti

Il presidente dell’Authority anticorruzione, Raffaele Cantone, dal palco del Forum Ambrosetti di Cernobbio nei giorni scorsi ha chiesto a Confindustria di fare di più nella lotta alla corruzione. D'accordo gli imprenditori veneti: è tempo di cacciare le "mele marce".Sulla Difesa di domenica 14 settembre, l'opinione di Rosi Bindi, presidente della commissione parlamentare antimafia, sull'intreccio affari-criminalità e sui casi di corruzione in Veneto. Mose compreso.

Nessun responsabile per l’informazione distorta sul web?

Wikipedia assolto dall'accusa di diffamazione. La decisione assunta dai giudici romani finirà per influenzare anche il principio di responsabilità di altri colossi del web come Google (e Youtube), Facebook e Twitter. Una gigantesca massa di dati e di informazioni completamente fuori controllo, mentre il giornalismo tradizionale è gravato da molte sentenze a sfavore nelle cause di diffamazione "a mezzo stampa".

Foto on-line: parte dagli Usa il “Baby blackout”

Cresce il numero dei genitori che decidono di non condividere le foto dei propri figli. Sta crescendo una nuova consapevolezza nei confronti dei minori che, una volta cresciuti, un giorno potrebbero non gradire la diffusione di immagini relative alla propria infanzia. Un dibattito pubblico che segna una svolta su un approccio relazionale spesso troppo superficiale.