Andrea Trotta guida la squadra padovana da cinque stagioni. Racconta gli esordi a Roma e l’importanza di sentirsi parte del gruppo. A 29 anni ha già una lunga carriera sportiva alle spalle e in futuro, forse, ci sarà l’informatica...
A Bagnoli di Sopra, frazione di San Siro, esiste da generazioni il panificio Frizzarin che accoglie ogni giorno i clienti con rosette, tartarughe e focacce. Un lavoro che si tramanda per dar vita ancora oggi a un prodotto artigianale
Calvene Don “Beppe” Gobbo dal 1983 si occupa di accogliere bambini e adolescenti che si trovano in situazioni di disagio nella cooperativa Radicà, prima di una serie di comunità nate anche a Schio, Bassano, Montebelluna. «Tra i tanti ragazzi incontrati negli anni, ricordo un piccolo nomade di 8 anni – oggi ne avrà 35 – aveva gli occhi svegli e si fece il segno della croce prima di iniziare il pasto»
Gino Gerosa Cardiochirurgo di fama mondiale, guida la Cardiochirurgia dell’Azienda ospedale-università di Padova dove è stato realizzato a maggio il primo trapianto italiano da donatore a “cuore fermo”. Un professionista che deve molto alla madre e a quella suora
Ad Abano Terme esiste un luogo dove storia del teatro e costumi si fondono in un intreccio di rappresentazione, stile, volti. È il Museo internazionale della maschera Amleto e Donato Sartori, in onore di padre e figlio, due “scultori di maschere” come li ha definiti Dario Fo
Il coro Voci di speranza è in tourneè in Italia e farà tappa a Padova il 24 ottobre. È formato da bambini e ragazzi della missione “Bairro da juventude” fondata nel 1949 dai padri Rogazionisti a Criciuma, nel sud del Brasile. Alcuni dei ragazzi, che hanno dagli 8 ai 14 anni, portano un cognome veneto. Criciuma, infatti, è stata fondata da famiglie provenienti da Vittorio Veneto
San Pio X. In occasione del 120° anniversario dell’elezione al soglio pontificio, si sta compiendo una peregrinatio corporis nelle “sue” tre Diocesi venete: Treviso, dov’è nato; Padova, dove ha vissuto gli anni del Seminario; Venezia, dove è stato patriarca
«Si giocava e giocavo in parrocchia, anche attaccante, bastava giocare. Poi, avevo otto anni, è venuto lì da me mio zio, da parte di mamma, si chiamava Enrico Alfano, ormai se n’è andato. Lui aveva giocato, anche in Serie B e in Serie C, faceva il preparatore dei portieri, e mi dice che l’indomani mi viene a prendere, che mi mette in porta, vediamo se mi piace. Così è cominciata e quanto tempo ho passato su quel campo, giusto terra e sassolini, mi ricordo ancora la gommapiuma che mi mettevo sui fianchi, per proteggermi, sembravo anch’io quasi rotondo».
La Comunità Bethesda, formata da quattro famiglie che condividono la quotidianità e la fede, vive dal 2018 in un casolare alla periferia nord di Padova. Da allora è divenuta “casa” per molti, vicini o lontani dalla Chiesa, e il carisma dell’accoglienza è sempre più vivo