Fatti
La questione delle antenne di telefonia mobile continua a interrogare amministrazioni, comunità e famiglie, ponendo al centro un tema che non è solo tecnico o giuridico, ma etico: quello della prevenzione e della tutela dei luoghi sensibili, soprattutto quando in gioco ci sono bambini e situazioni fragili.
In un contesto in cui le certezze scientifiche sugli effetti a lungo termine dei campi elettromagnetici non sono ancora definitive, alcune scelte amministrative assumono il valore di un orientamento culturale prima ancora che normativo. In questa direzione si colloca la recente sentenza del Consiglio di Stato che ha accolto il ricorso del Comune di Este contro l’installazione di un’antenna di telefonia mobile accanto all’asilo nido comunale. Una vicenda durata anni e che ha riguardato il progetto di Iliad di collocare un sistema di ripetizione a meno di 100 metri dalla scuola materna comunale Arcobalena, nel quartiere di Meggiaro, area interessata anche da importanti investimenti pubblici: oltre 1 milione di euro per una nuova sala polivalente e per lavori in corso finalizzati ad accogliere altri 30 neonati.
Dopo il primo stop incassato dal Comune davanti al Tar, il Consiglio di Stato ha ribaltato la decisione, accogliendo le argomentazioni presentate dagli avvocati e censurando l’interpretazione del Tribunale amministrativo, che aveva ritenuto illegittimo il diniego comunale sulla base di una marginale migliore qualità del segnale garantita dal sito proposto dal gestore. I giudici hanno invece richiamato il Regolamento comunale, che consente deroghe nei siti sensibili solo in caso di impossibilità tecnica di garantire la copertura del territorio. Un’impossibilità che, come emerso anche dall’accertamento tecnico richiesto dallo stesso Tar, non sussisteva, dal momento che il sito alternativo indicato dal Comune assicurava una copertura solo leggermente inferiore. Una scelta che l’amministrazione ha rivendicato come atto di responsabilità verso la collettività e rafforzata dall’approvazione, lo scorso settembre, del “Piano antenne”, strumento di pianificazione che disciplina le localizzazioni e prevede il coinvolgimento preventivo di Arpav e del Comune per ogni nuova installazione o modifica.
Uno scenario diverso, ma con interrogativi analoghi, si è verificato a pochi chilometri di distanza. In via Valli a Monselice è stata, invece, installata la scorsa primavera un’antenna di telefonia mobile alta circa 30 metri, dotata di otto antenne, tre parabole e impianti a terra, a ridosso di scuole, abitazioni e spazi comunitari. Le proteste dei residenti non hanno trovato ascolto, nonostante il malcontento espresso dal Comitato antenne regolamentate e monitorate, dal Comitato genitori, dal Consiglio pastorale e da numerosi cittadini della zona. La vicinanza al plesso scolastico Diego Valeri aveva spinto alcuni genitori a organizzarsi e a inviare una lettera all’amministrazione comunale per manifestare la propria contrarietà e chiedere che non vi siano ulteriori espansioni della stazione radio. Anche il Consiglio pastorale della parrocchia del Carmine aveva preso posizione, richiamando la necessità di tutelare il quartiere alla luce della presenza, negli spazi parrocchiali, dell’Ail, associazione impegnata nel sostegno ai malati di leucemia.
Due vicende diverse, due esiti opposti, che riportano al centro una domanda condivisa: in assenza di certezze sugli effetti dei campi elettromagnetici e in attesa di studi più chiari, la pianificazione del territorio e il principio di prevenzione restano strumenti fondamentali per orientare le scelte pubbliche.