Fatti
Dentro il nostro corpo esiste già una squadra di sentinelle capaci di riconoscere ed eliminare le cellule pericolose. Si chiamano cellule Natural Killer, o NK, e sono tra le prime difese dell’organismo. A differenza di altri globuli bianchi, agiscono in fretta: colpiscono le cellule infettate dai virus e quelle tumorali fin dal primo incontro, senza bisogno di un lungo “addestramento”. Sono i cecchini di pronto intervento del sistema immunitario.
Il problema è che i tumori hanno imparato a difendersi. Molte malattie riescono a spegnere questa risposta sfruttando l’ambiente che si crea tutto intorno alla massa malata: un insieme di cellule e sostanze che protegge il tumore, lo aiuta a crescere, a diffondersi e a resistere alle cure. È come se il tumore si costruisse attorno uno scudo, mettendo a tacere proprio i suoi cacciatori naturali nel momento in cui dovrebbero attaccarlo.
Ora un gruppo di ricerca internazionale, coordinato dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, ha creato in laboratorio una nuova generazione di cellule NK “riprogrammate” (modificate geneticamente) per superare proprio queste barriere. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica “Signal Transduction and Targeted Therapy” (gruppo Nature).
L’idea vincente è stata dare a un’unica cellula tre diverse capacità, così da colpire il tumore su più fronti contemporaneamente. Come spiega Paola Vacca, a capo dell’Unità di Cellule Linfoidi dell’Immunità Innata del Bambino Gesù, uno degli ostacoli principali è proprio che i tumori usano più trucchi difensivi nello stesso momento: rispondere con una sola contromossa non basta.
Il primo superpotere permette alle cellule NK di stanare e colpire i tumori che si nascondono dietro una particolare proteina-scudo, con cui normalmente riescono a “diventare invisibili” agli occhi del sistema immunitario. Il secondo disinnesca uno dei principali interruttori che i tumori azionano per spegnere le NK e bloccarle sul nascere, un po’ come tagliare i fili a un allarme. Il terzo, infine, serve a tenere le cellule attive e in forze più a lungo, così da non “scaricarsi” subito dopo essere entrate in azione.
In pratica, queste cellule sono state pensate per essere allo stesso tempo più efficaci, più difficili da bloccare e più durature. Il vero elemento nuovo, sottolinea Vacca, è aver riunito in una sola cellula tutte e tre queste doti: trovare il bersaglio, aggirare le difese del tumore e continuare a funzionare nel tempo.
Le nuove cellule sono state provate in laboratorio, ricreando diversi tipi di tumore sia dei bambini sia degli adulti: tra questi alcuni tumori del cervello e del sistema nervoso, leucemie e un aggressivo tumore del pancreas. In queste prove le NK potenziate hanno colpito duro la malattia e sono rimaste efficaci più a lungo, anche contro i tumori più “corazzati”, quelli che di solito riescono a mettere fuori uso le difese dell’organismo.
Si tratta di una prima prova solida, che apre la strada a terapie potenzialmente producibili in grandi quantità e quindi disponibili per molti pazienti. Riuscire a superare più difese del tumore in un colpo solo potrebbe offrire nuove possibilità proprio a chi affronta le forme più aggressive o quelle che non rispondono alle cure tradizionali.
Come precisa la stessa Vacca, serviranno altri studi prima di passare dai test di laboratorio ai malati veri. Ma i risultati mostrano il potenziale di una nuova generazione di cellule pensate per battere il tumore sul suo stesso terreno. Alla ricerca, sostenuta da Fondazione AIRC, hanno collaborato l’Ospedale San Martino di Genova, l’Università di Würzburg (Germania) e l’Università di Roma Tor Vergata.