Fin dai tempi biblici, il Medio Oriente è stato un crogiolo di culture, incontri e scontri, guerre e tensioni impossibili da dipanare. La guerra lampo di Trump che avrebbe risolto tutte le questioni non sembra funzionare e la fine non sembra vicina. Analisi, spesso contraddittorie, abbondano. Eppure, tra le pieghe degli avvenimenti, sembra che gli esperti non vogliano affrontare alcuni aspetti fondamentali.
Israele, spina nel fianco di molte nazioni islamiche dell’area, è uno Stato armato, e lo sta dimostrando. Armato sino ad avere la bomba atomica. Lo sanno tutti, eppure questa verità non viene mai enunciata apertamente. È il fattore meno valutato nei ragionamenti che riguardano il Medio Oriente. Questo è un fatto importante alla luce delle dichiarazioni statunitensi di voler distruggere il potenziale atomico dell’Iran, visto come destabilizzante nella regione. Occorre chiedersi chi destabilizza il Medio Oriente. Senz’altro l’Iran è un Paese che ha sostenuto movimenti terroristici come gli Houti in Yemen e gli Hezbollah in Libano, dato armi a vari gruppi rivoluzionari islamici. Ma che dire di Israele? Da anni ormai sostiene gruppi armati nei vicini Stati arabi, e non disdegna di compiere azioni militari e terroristiche pubblicamente riconosciute. Israele si è reso responsabile di azioni militari e assassini politici in Siria, Libano, Qatar, Yemen. Senza dimenticare l’efferata reazione militare nella striscia di Gaza.
Il risultato meno appariscente è la corsa alla protezione atomica ricercata da varie Nazioni della regione. Quando Israele ha aggredito alcuni Paesi della regione, l’Arabia Saudita ha spesso guardato dall’altra parte. Questa volta è stato diverso. Dopo l’attacco di Israele all’élite di Hamas riunita in Qatar (9 settembre 2025), l’Arabia Saudita non ha perso tempo. Il 17 settembre ha firmato un patto di difesa reciproca con il Pakistan (Saudi-Pakistan Strategic mutual defense agreement). Il Pakistan ha la bomba atomica, e il patto non nasconde che l’atomica in questione è un forte deterrente verso chi vuole destabilizzare la regione. Il regno Saudita ha inoltre introdotto un programma nucleare militare in collaborazione con l’esercito americano. Non si parla ancora di sviluppo di una bomba atomica, ma il segnale è chiaro.
Il silenzio occidentale su questi sviluppi la dice lunga. Silenzio che cresce quando ci si rivolge all’altra potenza in ascesa nella regione: la Turchia. Che Ankara aspiri ad avere la bomba non è un segreto. Il presidente Erdogan lo dichiarò apertamente già nel 2019 e recentemente il 71 per cento dei turchi ha sostenuto che l’atomica sarebbe indispensabile per la difesa della nazione. La prospettiva a lungo termine ha subito un’accelerazione negli ultimi mesi. Israele è ora percepito come un nemico temibile. In Israele sta crescendo il nervosismo di vedere la Turchia sempre più vicina ai suoi confini. Ankara è sempre più influente in Siria, a Gaza, e in vari Paesi mediterranei, chiudendo gli spiragli di cooperazione internazionale necessari a Israele. La Turchia sta vincendo la sfida contro Israele. Gli Stati Uniti stanno smarcandosi dalla Siria, lasciando a Erdogan il compito di gestire la transizione. Erdogan sa che si arriverà a uno scontro aperto con Israele, e quindi ha bisogno di un deterrente simile a quello posseduto da Israele. La Russia sta terminando la centrale di Akkuyu. Sud Corea e Stati Uniti dovrebbero costruire una centrale a Sinop, sul Mar Nero. Una terza centrale dovrebbe essere appaltata alla Cina e costruita a Igneada, vicino a Istanbul.
Trump, almeno a parole, vuole combattere il potere nucleare di uno Stato mediorientale, regione che sta scivolando via dal controllo americano. E così facendo non si accorge che la sete di bomba atomica si diffonde, spingendo altre nazioni a cercarne lo sviluppo.