Fatti
Una palestra fitness con attrezzi quali bilancieri, manubri, panche, tapis roulant, cyclette e altro può c’entrare con chi è uscito dal carcere o chi ha ancora un piede dentro? «C’entra, eccome», asserisce padre David Spencer, che tradisce con il suo accento l’origine nordamericana. Il religioso è direttore dell’Oasi Padova (o Oasi della Mercede), ed è qui che è stata realizzata la nuova palestra voluta da lui stesso, inaugurata il 27 settembre durante la celebrazione della Madonna della Mercede.
L’Oasi è una struttura di accoglienza in zona Chiesanuova gestita dai padri Mercedari di Padova che dal 1965 ospita ex detenuti, persone in permesso ammesse al lavoro esterno e persone che beneficiano di una misura alternativa alla detenzione. Ha la disponibilità di 24 posti letto e alcuni in più per emergenze legate a un breve periodo. Negli ultimi due anni i padri hanno aperto l’accoglienza anche a uomini che vivono in condizioni di marginalità. Per padre David, in Italia da tre anni, la palestra «nasce con l’obiettivo di aiutare gli ospiti ad avere uno spazio per scaricarsi, liberarsi dallo stress, dalla frustrazione, in una maniera sana e costruttiva. Vuole essere uno strumento di aiuto per un sostegno psicofisico e fa parte di un’azione educativa rientrando in un percorso più ampio di recupero della persona».
Il religioso racconta che gli ospiti hanno accolto con entusiasmo la nuova sala, chiedendo di poterla usare ancora prima dell’inaugurazione: «Hanno accesso alla palestra quando vogliono; alcuni la usano la mattina presto, altri nel pomeriggio dopo il lavoro o in serata». Il responsabile puntualizza che lo spazio attrezzato fa parte del progetto “Oltre il limite”, titolo che vuole evidenziare che «ognuno di loro ha un limite che può essere il finire di scontare la pena o il trovarsi in difficoltà nel trovare una casa o altri e che, applicandosi con disciplina, costanza e determinazione, può essere superato. La palestra diventa così immagine della vita; per loro e per ognuno di noi».
La nuova struttura è stata realizzata grazie al sostegno di collaboratori, di benefattori, della Fondazione Cariparo e «soprattutto dei nostri ospiti che hanno messo a disposizione tempo, energie e mani per contribuire alla realizzazione di questo spazio».
Padre Spencer a proposito dell’Oasi aggiunge che «nasce per sostenere e accompagnare le persone che hanno dei passati segnati da vicende traumatiche e fare da ponte dal carcere, dove alcuni sono stati anche 25 anni, a una vita esterna, integrata nel mondo, nella società dove si è liberi. Qui nella casa ci sono delle regole, ma al primo posto c’è la fiducia. Venendo dal contesto americano dove gli istituti di pena sono solo punitivi, conoscendo gli ospiti e le loro storie ho cambiato totalmente il mio modo di considerare il carcere e i carcerati: mi hanno portato a vedere non dei reati e dei detenuti, ma delle persone. Recentemente gli ho detto che non soltanto hanno cambiato la mia prospettiva di uomo e di sacerdote, ma hanno trasformato la mia vita».